Fabrizio Gavelli

L’avevano chiamata civiltà dei consumi, ma è rapidamente diventata la (in)civiltà dello spreco: consumando e sprecando, siamo andati avanti per decenni, superando senza batter ciglio pesanti crisi energetiche, finanziarie, politiche, sociali, internazionali, umanitarie. E se oggi stiamo assistendo a una graduale ma decisa inversione di rotta, ci sono aziende che non hanno mai abdicato ai valori della sostenibilità. Anzi. «Quello di Danone è un impegno che viene da lontano e nasce con l’azienda stessa», spiega a Economy Fabrizio Gavelli, presidente e amministratore delegato di Danone Company Italia e Grecia: «è stato “messo a sistema” già 50 anni fa, con la definizione di un nuovo indirizzo che puntava a rendere interconnessi obiettivi economici, sociali ed ambientali».

Pionieri della sostenibilità, insomma.

Nel 1972 Antoine Riboud, uno dei fondatori di Danone, disse una cosa che avrebbe influenzato per sempre la nostra politica aziendale: «La responsabilità aziendale non finisce al cancello della fabbrica o alla porta dell’ufficio […] Che un’azienda tenga conto di tutti i suoi stakeholder non è un atto di fede, ma un atto di ragione: nessuna azienda può prosperare in un deserto». Nasce così il “duplice progetto, economico e sociale” di Danone e che ha poi preso forma nella visione “One Planet. One Health” che guida il nostro operato. Per noi la salute è una, sia quando si parla di persone che quando si parla della Terra che ci ospita. E poiché sempre più persone oggi se ne rendono conto, assistiamo a un cambiamento di abitudini alimentari per dare sempre più spazio a scelte sane e sostenibili. Per decenni, generazioni di consumatori hanno riposto la loro fiducia nei grandi marchi e nella loro capacità di offrire prodotti sicuri, buoni e convenienti. Ora una nuova generazione chiede un nuovo approccio e sfida il sistema alimentare tradizionale. Il nostro impegno verso la sostenibilità, pertanto, è un cammino che mette in connessione ambiente, salute e comunità, nella consapevolezza che, in quanto leader mondiale della nutrizione, possiamo perseguire progetti economici che facciano del bene al Pianeta e alle persone.

Fra questi progetti c’è anche Zero3: come è nato e quali sono i suoi capisaldi?

Ridurre drasticamente le emissioni di gas nocivi, gli sprechi alimentari e l’immissione di plastica in natura. Sono questi i tre pilastri di Zero3, un progetto che rappresenta la sintesi di un impegno concreto ad agire nell’immediato per contribuire a tutelare il benessere delle persone e la salute del pianeta ed è l’espressione olistica di una rivoluzione alimentare che promuove pratiche di consumo più sane e sostenibili. Il progetto ha le sue radici in un terreno fertile: nel 2020 abbiamo adottato lo statuto di Società Benefit e ci siamo certificati B Corp, entrando così a far parte di un movimento di aziende che operano coniugando la realizzazione del valore economico con il raggiungimento del bene collettivo. L’impegno nella lotta contro lo spreco alimentare è uno degli aspetti più caratterizzanti del progetto: ogni anno in Italia si sprecano alimenti per un valore di 10 miliardi di euro. La filosofia di Zero3 si basa sul principio secondo cui il cibo ha un valore da rispettare e proprio per questo è importante collaborare a tutti i livelli per ridurre gli sprechi lungo la filiera, dal campo alla tavola in un’ottica di contributo corale.

A che punto siamo?

I risultati di questo approccio innovativo sono stati molto soddisfacenti già nel suo primo anno di attuazione, vale a dire il 2021. Per citare alcuni dati sui risultati raggiunti rispetto al 2019: per ogni tonnellata di prodotto venduto abbiamo ridotto del 17% le emissioni di gas a effetto serra della logistica; le emissioni del nostro parco auto sono state ridotte del 20%, rinnovandolo e orientandolo sempre più verso l’ibrido e l’elettrico; entro maggio 2022 introdurremo sulle confezioni dei nostri prodotti informazioni utili per la gestione dell’imballaggio a fine vita e suggerimenti sulle possibilità di consumo in sicurezza oltre la data di scadenza, al fine di ridurre gli sprechi alimentari; con lo stesso intento, siamo intervenuti sul miglioramento dei nostri processi interni, riducendo del 22% la quantità di prodotto non adatto alla vendita – in rapporto alla quantità venduta –  e raggiungendo l’obiettivo di 0 prodotti avviati allo smaltimento; infine, ci stiamo concretamente impegnando per trovare nuovi modi di gestire gli alimenti prossimi alla scadenza in un’ottica di economia circolare.

Poi c’è il “best before”.

Siamo i primi in Italia ad applicare sui vasetti dei nostri yogurt e latti fermentati la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” con cui invitiamo il consumatore ad essere parte attiva della lotta allo spreco alimentare.

In cosa consiste il vostro innovativo approccio alla data di scadenza?

L’intero progetto Zero3 nasce dall’analisi degli ultimi dati sulla salute del nostro Pianeta e sui principali fattori di impatto negativo. Alcuni dati relativi allo spreco alimentare: il 30% della produzione mondiale di cibo viene sprecata ogni anno lungo la filiera; sono 3 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno in Italia non arrivano al consumatore; lo spreco alimentare annuale nel nostro Paese vale quasi 10 miliardi di euro. La filosofia del progetto si basa sul presupposto che il cibo ha un valore da rispettare e che per questo occorre collaborare a tutti i livelli della filiera per ridurne lo spreco, a partire dal consumatore. “Da consumarsi preferibilmente entro”: si introduce in etichetta un semplice avverbio (preferibilmente) che può fare la differenza, invitando i consumatori ad utilizzare i propri sensi (vista, olfatto, gusto) prima di gettare un prodotto anche dopo la data indicata e svolgere così un ruolo importante nella lotta allo spreco. Il termine minimo di conservazione “da consumarsi preferibilmente entro il” indica che l’alimento potrebbe iniziare da quel periodo di tempo a perdere alcune sue proprietà organolettiche (gusto, profumo, fragranza) ma, se conservato nella maniera corretta, è ancora perfettamente possibile consumarlo successivamente senza alcun rischio. È un nuovo modo di dialogare con il consumatore che, in completa sicurezza, potrà testare direttamente il prodotto, valutando in autonomia se consumarlo o meno affidandosi ai propri sensi.

Ritenete che i consumatori siano in grado di percepirne il valore adeguando i loro comportamenti?

Questo progetto si inserisce in un terreno già fertile in quanto da diverso tempo i consumatori hanno sviluppato una sensibilità spiccata verso abitudini alimentari sane e sostenibili. Se vogliamo, è il loro attivismo a rappresentare per le aziende uno stimolo constante nel perseguire sempre più politiche di business e offerte di prodotto compatibili con le nuove consapevolezze. Noi di Danone vogliamo promuovere un’esperienza alimentare di qualità superiore e di valore, che lega sicurezza, salute e tutela del Pianeta e l’iniziativa “da consumarsi preferibilmente entro”, parte del più grande progetto Zero3,  va proprio in questa direzione: vogliamo non solo far percepire ai nostri consumatori che sono essi stessi parte del cambiamento ma anche favorire una maggiore responsabilità da parte di produttori e distributori nell’orientare le abitudini di consumo, contrastando così lo spreco alimentare.

Come si possono sensibilizzare i consumatori affinché sempre più siano educati? Può una sola azienda essere efficace?

Lo spirito di questo progetto è la costruzione di sinergie: fare rete contro lo spreco e la povertà alimentare, nella consapevolezza che solo lavorando lungo tutta la filiera e con il contributo di tutti gli attori, si possa produrre un cambiamento fattivo. Vogliamo sensibilizzare il consumatore rispetto al ruolo centrale che riveste in questo processo di cambiamento, anche grazie a campagne di comunicazione più ingaggianti e attraverso l’attivismo delle nostre marche. A farsi ambassador del progetto “Da consumarsi preferibilmente entro” è Activia, il nostro hero brand che sostiene il cambiamento: vogliamo spingere sempre più persone ad acquisire consapevolezza dell’importanza delle scelte che compiono e su quanto queste influenzino il mondo in cui viviamo. Per questo abbiamo deciso di ideare una speciale campagna che sintetizza bene il messaggio di questo progetto “La lotta allo spreco è già sulla bocca di tutti”: vogliamo non solo raccontare le esperienze di consumo del prodotto dopo la data di scadenza che ne confermano il gusto e la bontà ma anche stimolare il confronto e il dialogo su un tema, quello dello spreco alimentare, tanto rilevante quanto urgente.