Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook
Mark Zuckerberg, presidente e ad di Meta

Mark Zuckerberg voleva spingere Meta molto più avanti nella trasformazione del lavoro attraverso l’intelligenza artificiale. All’inizio del 2026 il gruppo ha studiato una profonda riorganizzazione interna, battezzata Project OT, che prevedeva team più piccoli, maggiore ricorso agli agenti AI e, negli scenari più radicali, riduzioni fino al 60% dell’organico di alcuni gruppi. Il progetto, racconta Reuters sulla base di documenti interni e oltre 20 fonti, è stato però ridimensionato tra la forte opposizione dei dipendenti e risultati sull’aumento della produttività inferiori alle attese.

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Il progetto per rendere “Meta AI” native

L’obiettivo era trasformare Meta in un’organizzazione “AI native”, nella quale una parte crescente delle attività quotidiane fosse affidata a sistemi autonomi e il lavoro umano si concentrasse in nuclei più piccoli di personale altamente qualificato. Nei documenti esaminati da Reuters venivano ipotizzati tagli fino al 60% per alcuni team attraverso licenziamenti, ricollocazioni, chiusura delle posizioni vacanti e uscite dei dipendenti considerati meno performanti. Meta ha precisato che quella percentuale non riguardava l’intera forza lavoro.

Due ondate di riorganizzazione, poi la frenata

La trasformazione avrebbe dovuto procedere attraverso due fasi, con una prima tornata di interventi a maggio e una seconda prevista per novembre. Alla vigilia della prima ondata Zuckerberg ha però cambiato rotta: Meta ha comunque ridotto il personale del 10%, mentre la pianificazione della seconda fase è stata interrotta. Reuters precisa di non aver potuto stabilire quale singolo elemento abbia determinato la decisione del fondatore, mentre Meta sostiene che gli scenari più drastici erano esercizi di pianificazione e non decisioni già definitive.

La rivolta interna e i dubbi sull’efficienza dell’AI

A pesare sul progetto è stato anche il crescente malcontento dei dipendenti, preoccupati che gli strumenti utilizzati e addestrati all’interno dell’azienda potessero finire per sostituire parte del loro lavoro. Secondo Reuters, l’indice interno sul sentiment del personale sarebbe sceso dal 74% al 55%. Contemporaneamente, i dati aziendali iniziavano a sollevare dubbi sull’effettivo incremento di produttività: l’AI permetteva di generare molto più codice, senza produrre un aumento altrettanto marcato delle nuove funzionalità effettivamente distribuite agli utenti.

Zuckerberg cambia tono, ma la scommessa sull’AI continua

Il ridimensionamento del progetto non significa un passo indietro di Meta sull’intelligenza artificiale. Zuckerberg ha progressivamente spostato il messaggio pubblico dalla sostituzione delle attività umane verso l’idea di una tecnologia capace di potenziare le persone. La pressione finanziaria resta però elevata: Reuters riferisce che Meta prevede almeno 130 miliardi di dollari di investimenti quest’anno in chip e altre infrastrutture per l’AI, mentre gli investitori continuano a interrogarsi sui ritorni economici di una delle più grandi scommesse tecnologiche della società.