A pochi giorni dalla fine dell’estate 2026, la fintech Revolut apre un nuovo fronte nel rapporto tra moneta tradizionale e criptovalute con EURR, una stablecoin ancorata all’euro e progettata per mantenere un valore di un euro. Il lancio è partito il 26 agosto con una distribuzione graduale a un gruppo selezionato di clienti in Danimarca, Polonia e Portogallo. EURR viene emessa da Bridge, società del gruppo Stripe, e sarà integrata direttamente nell’app retail di Revolut, con l’obiettivo di permettere agli utenti di muoversi tra euro tradizionali, criptovalute, wallet esterni e blockchain.
La dimensione della platea potenziale rende l’operazione tutt’altro che marginale. La società fondata da Nik Storonsky e Vlad Yatsenko dichiara oggi oltre 80 milioni di clienti retail nel mondo, mentre il gruppo aveva superato i 70 milioni già all’inizio di maggio 2026. Nel bilancio 2025 risultavano 68,3 milioni di clienti retail, in crescita del 30% rispetto ai 52,5 milioni del 2024, con ricavi saliti a 4,5 miliardi di sterline e un utile ante imposte di 1,7 miliardi di sterline. In Italia la fintech ha ormai superato i 4,5 milioni di clienti, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili sul mercato italiano.
Un euro sulla blockchain
Il principio tecnico di EURR è relativamente semplice. La stablecoin è costruita per mantenere un rapporto di 1 a 1 con l’euro e viene emessa su Ethereum. A differenza di Bitcoin, il cui prezzo è determinato dalle dinamiche del mercato e può oscillare sensibilmente, una stablecoin mira a mantenere stabile il proprio valore rispetto a un’attività di riferimento, in questo caso la moneta unica. L’obiettivo è dunque utilizzare la tecnologia blockchain senza trasferire nei pagamenti la volatilità tipica delle criptovalute.
La differenza è sostanziale. Una stablecoin non nasce principalmente per essere un investimento speculativo, ma per funzionare come una rappresentazione digitale di una valuta e consentire trasferimenti su infrastrutture blockchain. Nel caso di EURR, Revolut la presenta come un ponte tra fiat e crypto, cioè tra il denaro tradizionale e gli asset digitali. Un utente potrà, nelle modalità previste dal servizio, passare dagli euro presenti nell’ecosistema Revolut a una versione tokenizzata della stessa valuta e utilizzarla nell’ambiente on-chain.
È questa la scommessa industriale dietro l’operazione. La blockchain non viene più proposta soltanto come infrastruttura per comprare e vendere criptovalute, ma come possibile sistema per trasferire valore in modo continuo, automatizzato e programmabile. Una stablecoin può essere utilizzata, per esempio, per regolare una transazione senza dover attendere i normali cicli bancari, oppure per costruire pagamenti condizionati dall’esecuzione automatica di determinate istruzioni digitali. È una prospettiva che interessa soprattutto i pagamenti internazionali, la gestione della tesoreria, il regolamento di operazioni finanziarie e, potenzialmente, i pagamenti tra imprese.
Il punto decisivo sono le riserve
Per capire quanto una stablecoin sia realmente «stabile», però, il punto non è soltanto la tecnologia. È soprattutto la qualità dell’attività che la sostiene. EURR, secondo Revolut, è supportata da riserve detenute e gestite dall’emittente Bridge in conformità al quadro normativo europeo MiCA. La regolamentazione europea impone agli emittenti di asset-referenced token di costituire e mantenere una riserva di attività adeguata a coprire i rischi legati agli asset di riferimento e quelli di liquidità connessi al diritto di rimborso dei possessori. Le riserve devono inoltre essere segregate dal patrimonio dell’emittente.
È un aspetto fondamentale perché la promessa di una stablecoin è esattamente questa: se un token rappresenta un euro, il possessore deve poter confidare nel fatto che dietro quel token esista un’attività sufficiente a consentirne il rimborso secondo le regole applicabili. Non tutte le stablecoin, però, sono uguali. Cambiano l’emittente, la struttura delle riserve, il regime autorizzativo, le modalità di custodia, la liquidità disponibile e le possibilità di utilizzo. Per questo il semplice fatto che due monete digitali siano entrambe «ancorate all’euro» non significa che presentino lo stesso profilo di rischio.
La regolamentazione MiCA ha proprio cercato di rendere più strutturato questo mercato europeo, imponendo requisiti agli emittenti e distinguendo le diverse categorie di cripto-attività. La stabilità dichiarata dal token, quindi, deve essere accompagnata da una struttura finanziaria e normativa coerente con la promessa fatta agli utilizzatori.
La concorrenza è già partita
Revolut non entra in un mercato vuoto. La principale stablecoin europea denominata in euro è EURC, emessa da Circle, che a metà agosto 2026 ha superato la soglia dei 400 milioni di euro in circolazione. Al 24 agosto il dato riportato da Circle era pari a 394,5 milioni di EURC, mentre pochi giorni prima la società aveva comunicato il superamento temporaneo della soglia dei 400 milioni. Circle sostiene che nell’ultimo anno la quantità di EURC in circolazione sia cresciuta di oltre il 100%.
Accanto a EURC esistono altri progetti legati all’euro, tra cui EURI, emessa da Banking Circle, EURCV, sviluppata da Société Générale-Forge con una vocazione più istituzionale, ed EUROe, lanciata dalla finlandese Membrane Finance. La presenza di più operatori mostra che la partita non è soltanto tecnologica: si sta formando un vero mercato europeo delle valute tokenizzate, nel quale la fiducia nell’emittente, la liquidità e la capacità di integrarsi con banche, piattaforme e sistemi di pagamento saranno probabilmente determinanti.
Ed è qui che la dimensione di Revolut può diventare un vantaggio competitivo. Una stablecoin distribuita attraverso un’app che conta decine di milioni di utenti parte da una base di potenziali utilizzatori molto diversa rispetto a un token accessibile prevalentemente attraverso exchange o infrastrutture specialistiche. La società, inoltre, non sta semplicemente aggiungendo una nuova criptovaluta al proprio catalogo: sta cercando di inserirla dentro il proprio ecosistema di pagamenti, cambio, conti e servizi finanziari.
Perché le stablecoin interessano alle imprese
La vera partita, infatti, potrebbe giocarsi meno nel portafoglio del consumatore e più nei bilanci delle aziende. Per una multinazionale che deve effettuare pagamenti in diversi Paesi, ricevere incassi internazionali o gestire liquidità su più mercati, una moneta digitale stabile e programmabile potrebbe ridurre tempi e complessità operative. Non significa automaticamente che una stablecoin sia sempre più economica di un bonifico tradizionale: costi, blockchain utilizzata, conversioni, compliance e servizi intermediari continuano a incidere. Ma l’architettura tecnica consente di immaginare regolamenti quasi in tempo reale, operativi 24 ore su 24 e non necessariamente vincolati agli orari dei sistemi bancari tradizionali. È anche la ragione per cui il mercato delle stablecoin sta attirando l’attenzione della finanza istituzionale. La loro utilità potenziale non si limita alla sostituzione di una banconota con un token: riguarda la possibilità di costruire denaro programmabile e integrarlo in software, piattaforme finanziarie e processi aziendali. Circle, per esempio, sottolinea proprio gli impieghi in pagamenti, cambi, regolamenti e gestione della tesoreria.
Per Revolut, questo rappresenta anche un’estensione naturale della propria strategia. La fintech ha già costruito una piattaforma nella quale pagamenti, cambio e criptovalute convivono nella stessa applicazione. EURR può diventare il livello che collega questi mondi, facendo dell’euro una valuta utilizzabile anche nativamente nell’infrastruttura blockchain.
E il digital euro? Qui la domanda diventa politica
A questo punto arriva inevitabilmente la domanda: se esiste un bisogno di euro digitale, perché deve essere una società privata a costruire una stablecoin anziché la Banca centrale europea a emettere direttamente un euro digitale?
La risposta sta innanzitutto nella natura completamente diversa dei due strumenti. EURR è una stablecoin privata, emessa da un soggetto autorizzato e sostenuta da riserve. Il digital euro sarebbe invece denaro digitale della banca centrale, cioè una forma elettronica di moneta pubblica equivalente, per finalità di pagamento, al contante. La stessa BCE chiarisce che il digital euro sarebbe una forma digitale del contante, emessa dall’Eurosistema e disponibile per i cittadini dell’area euro. Non sarebbe una criptovaluta né un investimento.
Il motivo per cui il digital euro non è già disponibile è soprattutto istituzionale e legislativo, oltre che tecnologico. Il progetto richiede un quadro normativo europeo e un’infrastruttura comune capace di funzionare in tutta l’area euro. Nel luglio 2026 la BCE ha annunciato la selezione di 36 prestatori di servizi di pagamento per partecipare al pilot del digital euro. Il test dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare 12 mesi. Se la legislazione europea verrà adottata nel 2026, l’Eurosistema punta a essere pronto per una possibile prima emissione nel 2029.
Il calendario racconta bene la differenza tra pubblico e privato. Una fintech può progettare un prodotto, ottenere le autorizzazioni necessarie, integrarlo nella propria app e distribuirlo progressivamente ai clienti. Una banca centrale deve invece costruire un’infrastruttura che abbia rilevanza sistemica, garantire interoperabilità, sicurezza, tutela della privacy e stabilità finanziaria e, soprattutto, muoversi all’interno di un processo legislativo europeo. Il risultato è che mentre EURR arriva sul mercato, il digital euro è ancora nella fase di preparazione e sperimentazione.
La sfida per l’Europa è non arrivare seconda
La questione, tuttavia, va oltre la concorrenza tra Revolut e Bce. Il vero tema è chi controllerà le infrastrutture attraverso le quali circolerà il denaro europeo nell’economia digitale. La stessa BCE ha sottolineato che, se il denaro della banca centrale non si adatta all’evoluzione tecnologica, il vuoto potrebbe essere occupato da soluzioni non europee. Nel campo della finanza digitale wholesale, l’Eurosistema sta infatti lavorando anche a strumenti come Pontes, per il regolamento di transazioni basate su DLT in moneta di banca centrale, e Appia, per costruire un mercato europeo integrato degli asset digitali.
















