Donald Trump prova a raffreddare il caro-carne intervenendo direttamente sulle importazioni. Il presidente americano ha firmato una misura che consente per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti di fino a 300 mila tonnellate di carne bovina destinata alla macinazione senza i dazi applicati oltre quota. L’obiettivo dichiarato è aumentare rapidamente l’offerta e spingere verso il basso i prezzi al consumo, ma la scelta ha già aperto uno scontro con gli allevatori americani.
Tre mesi senza dazi per aumentare l’offerta
La Casa Bianca punta su un intervento temporaneo: fino a 300 mila tonnellate di carne potranno entrare negli Usa per 90 giorni senza il sovrapprezzo tariffario normalmente previsto oltre le quote di importazione. Trump sostiene di aver ottenuto l’impegno a vendere il prodotto a prezzi inferiori del 25% rispetto al mercato, anche se resta da capire quanto dello sconto possa effettivamente arrivare fino agli scaffali della grande distribuzione.
Prezzi record e mandrie ai minimi da 75 anni
Alla base della decisione c’è soprattutto un problema di offerta. Negli Stati Uniti il patrimonio bovino è sceso ai livelli più bassi degli ultimi 75 anni, dopo anni segnati da siccità, aumento dei costi e riduzione delle mandrie. Come specificato da Associated Press, il prezzo medio della carne macinata ha raggiunto livelli record e risulta in forte aumento rispetto a cinque anni fa, trasformando il costo della carne in una delle voci più visibili dell’inflazione alimentare americana.
Il paradosso della politica commerciale
La misura introduce però una significativa eccezione alla strategia tariffaria dell’amministrazione. Per ridurre i prezzi interni Washington sceglie infatti di abbassare temporaneamente le barriere commerciali e aumentare la concorrenza della carne estera. Il meccanismo è semplice: più prodotto disponibile dovrebbe attenuare la pressione sui prezzi, ma l’effetto potrebbe essere limitato perché ricostruire l’offerta domestica richiede anni e le importazioni rappresentano soltanto una parte del mercato statunitense.
Gli allevatori temono l’effetto sui prezzi
La reazione del settore è stata immediata. La National Cattlemen’s Beef Association e altre organizzazioni agricole contestano una soluzione che, a loro giudizio, rischia di deprimere il valore del bestiame americano proprio mentre gli operatori stanno tentando di ricostruire le mandrie. Il problema economico è quindi doppio: alleggerire rapidamente il conto delle famiglie senza ridurre gli incentivi agli investimenti degli allevatori e aggravare, nel medio periodo, la carenza di produzione interna.
















