di Giovanni Talente
Gli impegni di acquisto di Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta, Oracle e Nvidia hanno superato i 1.500 miliardi di dollari a fine secondo trimestre 2026, contro circa mille tre mesi prima: è il calcolo del Financial Times sulle note ai bilanci societari, con Alphabet passata da 332,4 a 811 miliardi e Meta a 349,3. Goldman Sachs stima separatamente circa 1.500 miliardi di contratti di locazione firmati dai grandi operatori cloud, di cui circa mille non ancora entrati in vigore e quindi assenti dalle passività di bilancio. Moody’s Ratings colloca la spesa in conto capitale dei sei maggiori hyperscaler a circa 785 miliardi nel 2026 e vicina ai mille miliardi nel 2027. Reuters indica in oltre 730 miliardi la spesa complessiva annunciata dai grandi gruppi tecnologici per l’anno in corso. È in questo quadro che il 10 agosto 2026 Nvidia ha firmato sei memorandum d’intesa con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per costruire piattaforme di finanziamento indipendenti, con l’obiettivo dichiarato di mobilitare nel tempo oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi.
La cifra non corrisponde a capitale impegnato. I memorandum restano subordinati alla firma dei contratti definitivi, non indicano importi per singolo partner, né tassi, scadenze o progetti già finanziati. Jensen Huang ha scritto su X che Nvidia dispone dell’opzione di garantire fino a 125 miliardi, pari al 25% delle operazioni potenziali, e ha spiegato alla CNBC di aver contattato soltanto quelle sei società, senza ricevere rifiuti. Nel comunicato il fondatore del gruppo ha riassunto il ragionamento con una formula netta: «nell’AI il calcolo è ricavo». Bloomberg ha ricostruito che Goldman, Blackstone e Apollo lavoravano da mesi a operazioni di debito per i clienti Nvidia e che il numero tondo comprende sia trattative già avviate sia previsioni di domanda futura, senza un orizzonte temporale definito.
Lo schema industriale è già in funzione da tempo e la Banca dei regolamenti internazionali lo ha descritto nella Quarterly Review del 16 marzo 2026. Un veicolo dedicato, spesso una joint venture o una società veicolo, acquista o sviluppa il data center, si capitalizza con l’equity di uno o più sponsor e raccoglie debito tramite collocamenti privati. L’operatore cloud resta socio di minoranza, sottoscrive impegni pluriennali di locazione o di acquisto di capacità e talvolta rilascia garanzie. L’effetto economico è la sostituzione di investimenti immediati con costi operativi diluiti negli anni, mantenendo gran parte del debito fuori dal proprio bilancio. Alan Synnott di Mercer ha osservato che «l’annuncio riflette il fabbisogno di finanziamento» dell’infrastruttura digitale dei prossimi anni.
I numeri della raccolta danno la misura del cambio di fase. Morgan Stanley stima che il private credit destinerà altri 800 miliardi di dollari ai data center nel prossimo biennio e che l’emissione globale di debito legato all’AI raggiungerà i 570 miliardi nel 2026, oltre il doppio del 2025. JP Morgan prevede cartolarizzazioni sui data center per 30-40 miliardi l’anno tra 2026 e 2027. Goldman Sachs calcola che il finanziamento legato all’AI valga ormai quasi un quarto dell’emissione lorda investment grade statunitense. Il gruppo di soggetti che origina quel debito è ristretto e ricorrente: Blackstone, Blue Owl, Apollo, Pimco, BlackRock.
Il punto tecnico più discusso riguarda la durata. Gli acceleratori vengono ammortizzati su cinque o sei anni mentre il debito che li finanzia ha scadenze più lunghe, e i cicli di prodotto sono annuali. Nvidia obietta che la vita utile è superiore a quanto si creda, citando l’A100 lanciato nel 2020 e ancora impiegato commercialmente sei anni dopo, e i canoni di noleggio in salita: la locazione annuale dell’H100 è passata da circa 1,70 dollari per GPU-ora nell’ottobre 2025 a circa 2,35 nel marzo 2026, mentre le quotazioni cloud del B200 oscillano tra 5,30 e 7,05 dollari. Sul fronte opposto Amazon ha accorciato la vita utile stimata di parte della propria flotta e Meta l’ha allungata, con conclusioni contabili opposte sulla stessa tecnologia. Jeffrey Gundlach ha liquidato le obbligazioni a lunga scadenza garantite da GPU parlando di «una cartolarizzazione trentennale garantita da banane», mentre Jim Chanos ha paragonato l’impianto dell’operazione all’ingegneria finanziaria che ha preceduto la crisi del 2008.
Qualcosa il mercato lo ha già prezzato. Circa l’80% dei titoli legati ai data center emessi da inizio 2025 tratta oggi a rendimenti superiori a quelli del collocamento. La domanda sulle obbligazioni degli hyperscaler, che a febbraio 2026 copriva quasi cinque volte l’offerta, a luglio era scesa sotto le due volte. I credit default swap di Oracle sono passati da circa 40 punti base a metà 2025 a un picco vicino ai 190 nell’aprile 2026, contro una forbice di 30-80 punti per gli altri operatori del comparto. Nello stesso periodo Alphabet ha registrato il primo trimestre con flusso di cassa libero negativo da quando è quotata e Meta ha visto lo stesso indicatore scendere del 91%.
Per l’Italia la questione non è teorica. Secondo l’Osservatorio Data Center della School of Management del Politecnico di Milano, nel triennio 2026-2028 sono stati annunciati 83 nuovi progetti da 30 aziende per un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro, con 19 nuovi entranti e il 72% degli investimenti riconducibile a operatori internazionali non ancora attivi nel Paese. Milano concentra il 68% della potenza installata nazionale con 414 MW. «L’Italia è al centro di un’opportunità strategica», ha dichiarato Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, legando però la messa a terra dei progetti alla standardizzazione dell’iter autorizzativo. Alessandro Talotta, executive managing director Italy di Digital Realty, ha ricordato al Private Capital Day del 19 maggio 2026 che «nel settore sono stati assenti per anni gli operatori internazionali nel nostro paese». Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha dichiarato strategici due programmi per circa 6,8 miliardi complessivi, il campus hyperscale di K2 Strategic Infrastructure Italy nell’area metropolitana di Milano e il progetto Digital Vault Sulcis di Energy Vault.
Due elementi ridimensionano la portata immediata del fenomeno. Impegni di acquisto e locazioni non ancora avviate non sono debito finanziato: diventano passività quando lo spazio viene consegnato e costo o investimento quando la merce arriva, con un trattamento contabile conforme alle regole vigenti. E la distanza tra annuncio ed esecuzione resta ampia proprio nel mercato italiano, dove tra 2023 e 2025 sono stati effettivamente spesi 7,1 miliardi di euro a fronte di 10,5 miliardi annunciati, pari al 68%, con gli iter autorizzativi e le connessioni alla rete elettrica indicati come principale collo di bottiglia. Il primo riscontro sulle piattaforme Nvidia arriverà con la firma dei contratti definitivi, attesa secondo Bloomberg entro alcuni mesi. Nvidia diffonderà i conti del secondo trimestre dell’esercizio 2027, chiuso il 26 luglio, mercoledì 26 agosto.













