Lo Stato modifica le regole economiche di un investimento dopo aver chiesto alle imprese di sostenerlo! È questo il nodo che il Comitato Imprenditori Fotovoltaici pone al Governo e al Parlamento sul caso dell’articolo 15-bis del Decreto Sostegni-ter: una norma che continua a produrre effetti economici sui produttori di energia solare mentre il contenzioso giudiziario resta ancora aperto.
Secondo il Comitato, la vicenda non riguarda soltanto alcune migliaia di impianti fotovoltaici, ma un principio più ampio: la certezza del diritto e l’affidabilità delle istituzioni nei confronti di imprese e investitori che hanno sostenuto con capitali privati una parte rilevante della transizione energetica italiana. Circa 260.000 impianti industriali furono infatti realizzati nel biennio 2010-2011 nell’ambito delle politiche nazionali di sviluppo delle rinnovabili e di questi circa 50.000 sono colpiti dalla norma del 2022.
“La questione non riguarda soltanto il fotovoltaico. Riguarda il rapporto di fiducia tra Stato e impresa. Non si può chiedere agli operatori di investire miliardi sulla base di un quadro normativo e poi intervenire retroattivamente modificando gli equilibri economici su cui quegli investimenti sono stati costruiti”, afferma il Comitato. “Un prelievo presentato come misura sugli extraprofitti, concentrato su specifiche categorie di produttori rinnovabili e destinato per legge ad alimentare il bilancio dello Stato fino a circa 4,5 miliardi di euro, “Un meccanismo che incide direttamente sui ricavi senza verificare se l’impresa abbia realmente conseguito un extraprofitto e senza valutarne costi, indebitamento e sostenibilità finanziaria, fino a compromettere la stessa continuità aziendale”.
Sul piano giudiziario, il Comitato ricorda che la sentenza SECAB della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 22 gennaio 2026 ha demandato al giudice nazionale la verifica concreta della proporzionalità e degli effetti economici della misura. il Consiglio di Stato a maggio scorso ha tuttavia confermato la permanenza di questioni ancora irrisolte e ha nuovamente rinviato alla Corte Europea; ed ha inoltre accolto a luglio 2026 un’istanza cautelare con rinvio al TAR per l’esame rapido nel merito. Nonostante il contenzioso sia quindi tuttora aperto e manchi una decisione definitiva sulla legittimità dell’applicazione concreta della misura, il GSE continua le attività di recupero, incidendo direttamente sugli accrediti e sulla liquidità delle imprese interessate.
“La transizione energetica richiede investimenti sempre maggiori e capitali privati. Per questo chiediamo che il caso dell’articolo 15-bis venga affrontato come una questione di politica industriale e di credibilità del Paese. L’Italia deve scegliere se essere un luogo che attrae investimenti o un Paese in cui le regole possono cambiare dopo che gli investimenti sono stati effettuati. Norme che stritolano il tessuto delle piccole e medie imprese energetiche, incidendo direttamente sui ricavi anziché sugli utili o sugli extraprofitti effettivamente conseguiti, non possono essere considerate una normale espressione della potestà dello Stato: pongono un problema di certezza del diritto e seri interrogativi rispetto ai principi costituzionali di uguaglianza, ragionevolezza e libertà d’impresa”.
“Non è accettabile applicare alle PMI fotovoltaiche un modello così penalizzante mentre, in altri comparti – dal settore bancario a quello petrolifero – si registrano utili rilevanti, anche con interventi pubblici di sostegno o di mitigazione dei costi che incentivano sempre più le aziende petrolifere a continuare sul caro benzina. Recenti analisi della stampa internazionale hanno inoltre evidenziato l’elevata redditività di alcuni grandi operatori petroliferi ed energetici proprio durante le fasi di tensione sui prezzi dei carburanti. In questo caso, invece, non si sta colpendo un utile straordinario effettivamente accertato: si interviene direttamente sui ricavi di piccole e medie imprese che producono energia rinnovabile e che, proprio nei momenti di crisi internazionale e di maggiore tensione sui mercati energetici, rappresentano una risorsa strategica per il Paese e per la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili”.
Il Comitato annuncia nuove iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte ai decisori pubblici e agli stakeholder economici con l’obiettivo di porre rimedio alle attuazioni vigenti per una piena tutela degli investimenti effettuati, ma soprattutto per quelli futuri nel settore delle fotovoltaico, investimenti non solo per rendere indipendente lo Stato dalle fonti fossili ma per affrancare progressivamente il sistema energetico nazionale dalla forte concentrazione economica e strategica esercitata dai grandi operatori internazionali dell’oil & gas.













