Pernod Ricard chiude l’esercizio 2025-2026 con i conti sotto pressione e una visibilità ancora limitata sulla ripresa dei suoi due mercati più delicati. Il gruppo francese di Absolut, Jameson, Chivas Regal e Martell ha registrato ricavi per 9,404 miliardi di euro, contro i 10,959 miliardi dell’esercizio precedente: la flessione è del 14,2% su base reported, mentre a livello organico il calo si riduce al 3,9%. La distanza tra i due dati racconta una parte importante dell’anno di Pernod Ricard: non soltanto consumi più deboli, ma anche cambi sfavorevoli e un perimetro aziendale più ristretto dopo le cessioni.
Cambi e cessioni amplificano la frenata
Sul dato riportato hanno inciso negativamente soprattutto l’andamento di dollaro, rupia indiana e lira turca, oltre alla riduzione del perimetro legata alla vendita di alcuni asset. Tra le operazioni più significative c’è Imperial Blue: Pernod Ricard India ha completato il 30 novembre 2025 la cessione del business a Tilaknagar Industries, nell’ambito della strategia di concentrazione sui marchi premium e internazionali. Il gruppo considera la dismissione positiva per marginie tasso di crescita, mentre la crescita organica viene calcolata proprio escludendo gli effetti di cambi, acquisizioni e cessioni.
Usa e Cina, il cuore della debolezza
Nelle Americhe le vendite organiche sono diminuite del 10%, con gli Stati Uniti in calo del 14%: la società indica tra le cause il rallentamento del mercato degli spirits, la moderazione economica, la debole fiducia dei consumatori e alcuni aggiustamenti delle scorte. In Cina la contrazione ha raggiunto il 19%, in un contesto di consumi deboli e maggiore pressione sulle categorie prestige, in particolare sul cognac Martell. In controtendenza l’India, cresciuta del 7%, o del 9% escludendo Imperial Blue; senza Stati Uniti e Cina, le vendite organiche complessive del gruppo sarebbero invece aumentate dello 0,5%.
Utili e margini scendono, Pernod accelera sui costi
La debolezza dei ricavi si trasferisce sulla redditività operativa. Il profitto da operazioni ricorrenti è sceso a 2,423 miliardi di euro, con una flessione organica del 5,2% e reported del 17,9%; il margine operativo si è attestato al 25,8%, in diminuzione di 35 punti base su base organica. L’utile netto di competenza del gruppo è sceso invece del 26% a 1,203 miliardi, anche a causa di maggiori costi non ricorrenti, principalmente legati alla ristrutturazione. Pernod Ricard ha così accelerato il programma da 1 miliardo di euro di efficienze: metà dell’obiettivo è stata raggiunta nel FY26 e il completamento è ora previsto entro il 2028, mentre i costi di struttura sono diminuiti dell’8%.
La cassa migliora, ma resta il nodo del debito
Sul fronte finanziario arriva uno dei segnali più favorevoli. Il free cash flow è salito del 6% a 1,197 miliardi di euro, mentre il cash conversion rate è migliorato di 17 punti percentuali, raggiungendo il 91%. L’indebitamento netto è sceso di 65 milioni rispetto a giugno 2025, ma rimane elevato a 10,662 miliardi di euro; il rapporto tra debito netto ed Ebitda è salito a 3,7 volte, soprattutto per effetto della contrazione del risultato operativo. Il gruppo propone comunque un dividendo di 4,70 euro per azione, invariato rispetto all’anno precedente, con una tranche finale da 2,35 euro soggetta all’approvazione dell’assemblea del 20 novembre 2026.
Le prospettive restano prudenti e la Borsa reagisce
Per il 2026-2027 il management si aspetta vendite organiche sostanzialmente stabili, prevedendo ancora flessioni negli Stati Uniti e in Cina e una dinamica più positiva nel resto del mondo, con particolare forza dell’India. Sul periodo 2027-2029 Pernod Ricard punta a una crescita media vicina alla parte bassa della forchetta del 3-6%, mantenendo investimenti pubblicitari e promozionali intorno al 16% dei ricavi e puntando a riportare il rapporto debito netto/Ebitda sotto 3 volte entro il 2029. È soprattutto questa prudenza sul futuro ad aver colpito il mercato: dopo la pubblicazione dei risultati il titolo ha perso oltre il 6% a Parigi, con gli investitori concentrati sulla durata della debolezza di Stati Uniti e Cina.
















