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Si chiama MarTe, e il nome non ha nulla a che vedere con il pianeta rosso: è la crasi di Marco e Teodora, i figli dell’ingegnere che la inventò. Pietro Stocchi brevettò a metà del Novecento una lampada capace di funzionare sott’acqua, e con quel gesto — insieme tecnico e privatissimo — cambiò per sempre il modo in cui l’Italia guarda i propri monumenti di notte. Fino ad allora le fontane storiche si illuminavano da fuori, con proiettori piazzati a distanza che ne appiattivano i volumi. Con MarTe la luce entrò dentro le vasche, sotto il pelo dell’acqua, e il getto smise di essere una superficie per tornare a essere una scultura in movimento. È una di quelle invenzioni che nessuno nota perché sono diventate il paesaggio: chi passa di sera davanti alle fontane monumentali della Capitale vede il risultato di quel brevetto senza saperlo.
La lampada è oggi uno dei pezzi del Museo Heritage Acea, ed è il pezzo che il gruppo ha scelto di portare alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, in corso alla Fiera di Rimini con il titolo dantesco “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Una scelta meno decorativa di quanto sembri, perché racconta in un oggetto solo le due gambe industriali dell’azienda romana: l’acqua e la luce. E perché rimette al centro una questione che il dibattito sull’innovazione tende a rimuovere, cioè che il patrimonio tecnologico di un’utility è fatto anche di brevetti vecchi di settant’anni che continuano a funzionare.
Lo stand, costruito attorno a una struttura architettonica che riprende la forma di una goccia, propone un percorso multimediale sulle attività del gruppo: dal servizio idrico all’illuminazione pubblica e artistica, fino all’economia circolare. Trova spazio anche Acea Scuola – Educazione Idrica, il programma sul ciclo idrico integrato rivolto a studenti e docenti, che quest’anno per la prima volta si estende alle scuole secondarie di tutta Italia e non più alle sole primarie. Ai visitatori vengono distribuiti i brick di “Ah2O! l’Acqua di Roma”, il marchio nato da un gioco di parole fra l’esclamazione romanesca e la formula chimica dell’acqua.
Il programma degli incontri porta il gruppo su un terreno più politico. Il 24 agosto alle 15 Raffaele De Marco, amministratore delegato di Areti, la società di distribuzione elettrica del gruppo, partecipa al dibattito “Il ruolo del Mediterraneo nel contesto energetico globale”, cui interviene anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: sul tavolo la geopolitica dell’energia, le infrastrutture strategiche e la collocazione dell’Italia nel nuovo scenario internazionale. Alle 19 dello stesso giorno Giulia Giacometti, responsabile Operations di Acea Acqua, interviene nel panel “Il legame tra energia e intelligenza artificiale“, dedicato a un tema che sta rapidamente uscendo dalla nicchia degli addetti ai lavori: il consumo idrico dei data center, cioè quanta acqua serve per raffreddare le macchine su cui gira l’intelligenza artificiale.
È il punto in cui il cerchio si chiude, e non è un cerchio consolatorio. Settant’anni fa il problema era portare la corrente elettrica sott’acqua senza fulminare nessuno, per far vedere meglio una fontana barocca. Oggi il problema è capire quanta acqua siamo disposti a spendere per far funzionare i modelli linguistici. In mezzo c’è la stessa azienda e, verrebbe da dire, la stessa domanda: che cosa siamo disposti a pagare, in risorse, per qualcosa che consideriamo bellezza o progresso.

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