Il raro intervento coordinato tra Stati Uniti e Giappone, volto a rafforzare lo yen, che ha toccato i minimi degli ultimi 40 anni a fine giugno, ha colto di sorpresa i mercati e aumenta la pressione della Banca giapponese su un innalzamento dei tassi. A dirlo è l’analisi di Neuberger.
Il Ministero delle Finanze giapponese e il Tesoro statunitense hanno confermato un’operazione congiunta di acquisto di yen il primo agosto, il primo intervento coordinato dal 1998: il Giappone ha impiegato una cifra stimata tra 36 e 59 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti hanno venduto euro, non dollari. Il rapporto di cambio tra dollaro e yen è sceso bruscamente da quota 160 fino alla metà dei 150, per poi risalire verso 159 nel giro di pochi giorni, restando quindi solo moderatamente al di sotto dei livelli estremi precedenti l’intervento.
Per Neuberger il sostegno strutturale alla valuta giapponese dipenderà soprattutto dalla politica monetaria della Bank of Japan. “L’intervento giapponese è stato ingegnoso, ma non può sostituire uno spostamento del differenziale di tasso sottostante. A nostro avviso, se i tassi e la crescita statunitensi restano più solidi mentre il Giappone non innalza ulteriormente i tassi, lo yen resterà sotto pressione, indipendentemente dal capitale impiegato negli interventi” fa sapere Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer—Equities.
L’operazione ha aumentato ulteriormente l’attenzione sulla Bank of Japan, che rimane un’eccezione tra le principali banche centrali dei mercati sviluppati per il suo graduale percorso di normalizzazione monetaria. I mercati guardano in particolare alla possibilità di un nuovo rialzo dei tassi già a settembre. Tuttavia, gli ostacoli interni a un inasprimento aggressivo restano importanti. Dopo decenni caratterizzati da tassi molto bassi, un aumento rapido del costo del denaro potrebbe pesare sui mutuatari e sulle piccole e medie imprese. A questo si aggiunge l’elevato debito pubblico giapponese. Un rialzo deciso dei tassi aumenterebbe progressivamente il costo del servizio del debito, proprio mentre il governo punta a una politica fiscale espansiva. La previsione di Neuberger è quindi per un percorso graduale: un prossimo rialzo nel quarto trimestre, seguito da un ulteriore aumento nel 2027. Nel 2028 potrebbero invece arrivare tagli, con i tassi destinati a convergere verso un livello neutrale compreso tra l’1% e l’1,25%
Andando oltre  le dinamiche valutarie, Neuberger mantiene una visione costruttiva sul mercato azionario giapponese. Questo scenario strutturale si riflette nei numeri degli utili del secondo trimestre: la maggioranza delle società quotate nel segmento Prime Market della Borsa di Tokyo, riservato alle società di maggiori dimensioni, ha registrato finora un’elevata percentuale di risultati superiori alle attese e una robusta crescita anno su anno. “Le valutazioni valutarie sono driver importanti del commercio globale e risultano particolarmente rilevanti per un’economia orientata all’export come quella giapponese. I tassi di crescita economica di lungo periodo, tuttavia, saranno alla fine il vero motore del valore della valuta. Il miglioramento delle condizioni economiche in Giappone dovrebbe consentire alle autorità di innalzare i tassi senza compromettere questa crescita” conclude Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer—Equities di Neuberger.

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