Fonte: Simest, progetto di bilancio 2021

Si fa presto a dire internazionalizzazione. Ma senza una guida operativa – e finanziaria – è dura muoversi sui mercati esteri. Chiedetelo al Gruppo Guala di Alessandria, leader nel settore del packaging, che grazie all’aumento di capitale nella controllata brasiliana ha acquisito un produttore locale di imballaggi flessibili. O a Granarolo, che grazie ad un aumento nella controllata statunitense, ha potuto proseguire nel suo piano di sviluppo internazionale, acquisendo società di produzione e commercializzazione statunitensi. E a Baglioni, che sta realizzando un nuovo stabilimento per potenziare l’operatività in Cina; alla campana Tecnocap, che grazie all’aumento di capitale nella controllata indiana realizzerà un nuovo impianto per la produzione di chiusure metalliche destinate a tutta l’area asiatica; al lombardo Gruppo Bomi che si sta imponendo nella logistica biomedicale in America Latina, a Goglio, che  in Asia; al Gruppo Gpi che  sta crescendo in Usa… Tutte operazioni che hanno un punto in comune: il supporto di Simest, nata trent’anni fa – nel 1990, per essere precisi – come  Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero e da allora partner delle nostre imprese nella sfida dell’internazionalizzazione, rispettando i valori dell’impegno e della trasparenza.

Dalla prima valutazione di apertura ad un nuovo mercato fino all’espansione attraverso investimenti diretti, Simest, società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, sostiene finanziariamente la crescita internazionale delle  imprese italiane, soprattutto di piccola e media dimensione. Le supporta nell’approccio di nuovi mercati con i finanziamenti agevolati, certo, ma le affianca anche come partner, acquisendo partecipazioni nel capitale di quegli investimenti all’estero finalizzati a consolidare e potenziare la propria posizione. E poi ne sostiene le esportazioni di beni strumentali attraverso contributi all’export. Tutti strumenti che le rendono più competitive.

Gli strumenti a disposizione

Nel menu, se così possiamo chiamarlo, figurano innanzitutto i Finanziamenti agevolati (lo scriviamo in maiuscolo, perché si chiamano proprio così) e i Contributi all’export, che attingono totalmente ai fondi pubblici che Simest gestisce in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci).

Simest gestisce per conto del Maeci il Fondo Rotativo 394, attraverso il quale eroga, appunto, finanziamenti a tasso agevolato a cui le imprese italiane possono accedere per sostenere tutte le principali spese affrontate nel percorso di internazionalizzazione. Un supporto che è diventato ancora più vantaggioso grazie alle risorse straordinarie stanziate dal Patto per l’Export, che hanno permesso di ampliare le 7 linee di finanziamento negli importi, estenderne l’accesso anche ai Paesi intra UE e riconoscere alle imprese richiedenti la possibilità di essere esentate dalla presentazione di garanzie e di ottenere una quota parte a fondo perduto. Quanto al successo di questa azione, i dati parlano da soli: tra il 2020 e il 2021 oltre 10 mila imprese hanno avuto accesso ai finanziamenti agevolati per complessivi 4,5 miliardi di euro, assorbendo tutte le risorse disponibili. Uno strumento, questo, la cui valenza strategica è stata riconosciuta dal Governo, che ha dunque deciso di renderlo strutturale prevedendo un’assegnazione di risorse annua di 1,5 miliardi di euro per il 2022 e per i prossimi 4 anni.

Recentemente, poi, in relazione alla drammatica situazione congiunturale legata al conflitto tra Russia e Ucraina, sempre il Fondo 394 è stato scelto come strumento attuatore di un intervento a favore delle imprese maggiormente penalizzate. Due sono le misure attualmente in fase di implementazione: un finanziamento di patrimonializzazione (con una quota a fondo perduto fino al 40%) per le imprese che hanno realizzato, negli ultimi tre anni, almeno il 20% del fatturato grazie ad esportazioni verso Russia, Ucraina e Bielorussia e la possibilità di concedere una moratoria di 12 mesi per i finanziamenti agevolati già concessi alle imprese con filiali operative o partecipazioni dirette nei Paesi interessati. Si tratta della prima risposta messa a punto dall’unità di crisi coordinata dal Maeci che vede la partecipazione di Ministero dello Sviluppo economico, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, oltre che di Simest e Ice.

Inoltre, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato sul Fondo 394 gestito da Simest altri 1,2 miliardi di euro per l’erogazione di finanziamenti per le Pmi italiane a sostegno delle transizioni gemelle – digitale e green – in linea con le priorità del Next Generation EU su tre le linee di finanziamento (le richieste sono presentabili fino al 10 maggio): per lo sviluppo di piattaforme e-commerce, per la partecipazione a fiere e mostre, per investimenti in transizione digitale ed ecologica, con finanziamenti a tasso agevolato (attualmente lo 0,051% annuo) e cofinanziamento a fondo perduto fino al 25% (fino al 40% per le imprese con una sede operativa al Sud, per aiutarle a colmare il gap di sviluppo tuttora presente).

Simest gestisce anche, per conto del Maeci, il Fondo 295, attraverso il quale eroga “Contributi Export” che permettono di offrire agli acquirenti esteri beni di investimento a condizioni vantaggiose, supportandone la competitività rispetto ai concorrenti internazionali. Si tratta di uno strumento dedicato ad aziende esportatrici di beni di strumentali e servizi e si può ottenere tramite operazioni di credito fornitore, credito acquirente, conferme L/C (lettera di credito) export e leasing all’esportazione. Su questo fronte il portafoglio di operazioni a fine 2021 si è attestato a oltre 40 miliardi di euro di sottostante.

Un socio “di peso”

C’è uno strumento ancora più interessante attraverso cui Simest affianca le imprese italiane negli investimenti diretti esteri, consentendo di “aggirare” le crescenti barriere al commercio internazionale che colpiscono l’export e di mantenere e rafforzare ulteriormente quote di mercato a livello internazionale, anche con operazioni di M&A: si chiama “Partecipazione al Capitale” e prevede l’intervento con partecipazioni di minoranza di medio/lungo periodo (fino a un massimo di 8 anni), sia con risorse proprie che ricorrendo a quelle con condizioni promozionali del Fondo di Venture Capital gestito in convenzione con il Maeci. Al Fondo di Venture Capital, peraltro, è stato assegnato dalla legge di bilancio un nuovo ambito di operatività: la possibilità di investire in start-up e Pmi innovative, supportandone il processo di internazionalizzazione, sempre con l’obiettivo di favorire l’innovazione del Made in Italy. Simest ha in portafoglio più di 240 progetti in tutto il mondo, per circa 770 milioni di euro. E in tutti i progetti è un partner finanziario, che fornisce il capitale paziente necessario ad investire nello sviluppo, istituzionale, che semplifica le interazioni con gli attori pubblici locali, e silente, che non interviene nella gestione aziendale.