Alessandro Grandinetti

C’è un megatrend che si chiama”longevity”; e c’è una grande organizzazione di servizi professionali alle imprese come PwC – 360 mila  risorse in tutto il mondo, 10 mila in Italia – che lo considera un trend fondamentale per indirizzare investimenti e consumi nei prossimi anni in tutti i Paesi sviluppati.. Con quattro “pillar” – come sottolinea in questa intervista con Economy Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia, Clients and Markets Leader. E i pillar, i pilastri, sono la prevenzione; le tecnologie abilitanti; la pianificazione assicurativa; il real estate.

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Partiamo dai numeri: perché la longevity, in Italia, è già un business e non solo un tema demografico?

Perché siamo un Paese di vecchi, se la vogliamo dire ruvidamente; e allora mettiamoli a reddito, questi signori di una certa età! In Italia ci sono 14 milioni di over 65, il 24,7% della popolazione: entro il 2050 saranno oltre il 35%. Sono loro ad avere i soldi: si calcola che gli over 65 abbiano a disposizione più di 400 miliardi di euro di reddito spendibile, il 50% della ricchezza nazionale, e generino oltre il 35% dei consumi. Sono una specie da conservare e coltivare, come i panda: se attivata bene, può diventare un moltiplicatore per tutta l’economia italiana.

Come si “coltiva” questa specie, allora?

Passando dal concetto di life span a quello di health span: da attesa di vita ad attesa di salute. Non farli vivere più a lungo e basta, ma farli vivere più a lungo in salute. Qui entrano prevenzione, controllo e diagnostica, e il mercato va sviluppato molto prima dei 65 anni: da quando si comincia a lavorare dovrebbe già partire uno screening che aiuta a capire i propri fattori di rischio, in un’ottica quasi predittiva.

Dove vede oggi i vuoti di mercato, cioè dove sta l’opportunità?

La copertura attuale di tecnologie e servizi è ancora molto sottoperformante: la telemedicina è usata in meno del 10% dei casi, l’assistenza domiciliare intorno al 10%, la long term care privata è al 2%, l’adozione digitale è sotto il 50% e circa l’80% delle abitazioni non è ancora age friendly, cioè non ha gli accorgimenti che servono a far stare bene chi è più avanti con l’età. Attivare questo ecosistema è l’opportunità per svegliare quei 400 miliardi e convogliarli su investitori, servizi finanziari, sanità, real estate.

Quali sono i quattro pilastri su cui PwC sta costruendo questo ragionamento?

Il primo è la prevenzione, con una grande spinta sulla consapevolezza. Il secondo è la tecnologia abilitante: telemedicina, intelligenza artificiale per screening e diagnostica, dispositivi wearable, monitoraggio da remoto. Il terzo è la protezione economica, quindi una nuova pianificazione assicurativa. Il quarto è il real estate, ridisegnato attorno ai bisogni di questa fascia di popolazione.

Lei non mette l’intelligenza artificiale e la robotica al primo posto: perché?

Perché avrà certamente un grande impatto, che oggi però è ancora difficile da valutare, i tempi non sono ancora maturi. La cosa più semplice da immaginare oggi è l’uso di robot umanoidi su linee produttive, con un impatto su blue collar e manifattura. Sui white collar è tutto più nebuloso. L’unico effetto chiaro è che mancheranno le persone per fare gli operai, perché siamo il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone e non nascono abbastanza giovani da sostituirli: se ci metti i robot, a livello di ecosistema macro non mi pare una cosa da strapparsi i capelli.

Il terzo pilastro, la protezione economica: cosa deve cambiare nelle assicurazioni?

Non potrà più esistere un’assicurazione che ti dice “sei troppo vecchio, non ti copro”, proprio mentre gli anziani sono quelli solventi, con i soldi. È una contraddizione in termini. Serve una nuova pianificazione assicurativa e finanziaria su questa fascia d’età: un tema su cui i principali operatori dell’insurance dovranno confrontarsi e competere.

E il real estate, il quarto pilastro?

Va ridisegnato: in strutture dedicate, permanenti o temporanee, bisognerà offrire servizi come screening, diete personalizzate, controlli, che mantengono una buona copertura di salute e allungano la vita utile della persona. Penso ai borghi italiani non più utilizzati, posti bellissimi da rivitalizzare, o alle destinazioni turistiche stagionali, che potrebbero destagionalizzarsi offrendo longevity tutto l’anno. Un gruppo spagnolo l’ha già capito, con una popolazione che invecchia quasi come la nostra: ha costruito strutture con molti servizi, dalla diagnostica preventiva a yoga e pilates, vendute come una subscription, un club a cui iscriversi e tornare più volte l’anno. In Florida, per facilitare il trasferimento in queste residenze, arrivano a ricostruire una copia fedele della casa in cui la persona ha sempre vissuto. L’obiettivo, ovunque, è dare un senso di community in posti belli, non in strutture che sembrano prigioni: portierato, guardia medica, specialisti a chilometro zero.

Si può legare tutto questo al turismo?

Sì: siamo un Paese a vocazione turistica, possiamo alternare una settimana di longevity program a una settimana più classica, a Capri o Ischia. Questi flussi reggono economicamente perché tolgono la stagionalità: la subscription fee dà uno zoccolo duro di ricavi ricorrenti, e permette di rivitalizzare asset che oggi fanno social housing, studentati o senior housing e che altrimenti faticherebbero a trovare una destinazione.

E gli over 65 continueranno a lavorare?

Dovranno. Non si può pensare che con questi trend demografici il sistema previdenziale regga come oggi: rischia di implodere. Sopra i 65 anni ci sarà un grande utilizzo di forza manageriale, magari come consiglieri dei nuovi amministratori delegati: un ruolo attivo, sia perché devono continuare a contribuire alla previdenza, sia perché mancano le forze di rincalzo più giovani.

C’è spazio anche per farmaceutica, nutraceutica e wellness aziendale?

Molto: sono filoni già attivi, pensiamo ai programmi personalizzati e al wellness in azienda, sempre più diffuso perché persone che si ammalano meno sono anche più operative. Anche le terme rientrano in questo disegno, se reinterpretate: un centro con parte termale, palestra, personal trainer e diagnostica che ti segue nel tempo è tutt’altra cosa rispetto alla terma tradizionale, che altrimenti resta tristissima. Il vero valore di questi format è che funzionano tutto l’anno, indipendentemente dal meteo: è come avere una Saturnia aperta dodici mesi su dodici. E l’Italia, va ricordato, in farmaceutica e nutraceutica è già molto forte.

Che numeri avete in mente parlando con investitori?

L’età media alla morte in Italia è di poco meno di 82 anni per gli uomini e 85 per le donne: se prendi un over 65 in buona salute, te lo tieni per 20 anni, non è poco. Rispetto al mercato residenziale classico, qui c’è anche molta domanda che arriva dall’estero, perché l’Italia piace e attira, e questo vale sia per gli investitori sia per chi la longevity la vuole vivere qui.

Quali sono i prossimi passi di PwC su questo fronte? Da quel che ci ha detto si delinea una sorta di…impegno politico a promuovere quest’area di business quasi in nome di una vocazione sociale!

Vogliamo mobilitare l’ecosistema, chiamando attorno a un tavolo tutti gli attori di questi settori, e dar vita a una serie di eventi per ragionare su ciascuno dei quattro pilastri. L’obiettivo è aiutare questo ecosistema a mettersi in movimento e poi lavorare, con i nostri mestieri tradizionali, sui singoli progetti: piani economico-finanziari, M&A, messa in rete di strutture private con investitori disponibili a finanziarle. È il modo per trasformare una debolezza del Paese, la mancanza di ricambio generazionale, in un’opportunità, esattamente come è già accaduto in altri ecosistemi, dall’energia all’aerospazio della difesa: un’offerta oggi frammentata e parziale va coordinata, non moltiplicata inutilmente.