Napoli – Un protocollo d’intesa tra ordine professionale e associazione industriale, il primo del genere in Italia, sposta la compliance fiscale dal terreno del controllo a quello della prevenzione. È il perno del confronto ospitato a Palazzo Calabritto tra l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli e i vertici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, con Myriam Clemente, direttrice della Direzione provinciale 1, e Tommaso Flagiello, direttore della Direzione provinciale 2.
La compliance fiscale passa dagli intermediari
Il presupposto è il peso assunto dai professionisti nella gestione degli adempimenti. “Oggi è impensabile garantire un utilizzo corretto ed efficace degli strumenti messi a disposizione dall’Agenzia senza il contributo dei commercialisti, il cui ruolo di intermediari è diventato sempre più centrale”, ha spiegato Matteo De Lise, presidente dell’Ordine partenopeo, secondo cui la categoria favorisce “procedure più rapide, efficienti ed economiche per lo Stato”.
La compliance fiscale, nel lessico dell’amministrazione, indica l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari: un modello in cui il contribuente riceve dati e segnalazioni prima della scadenza, anziché un accertamento dopo. Il suo funzionamento dipende dalla capacità degli intermediari di leggere e correggere le informazioni precompilate, perché è su di loro che transita gran parte delle comunicazioni tra Fisco e imprese.
Verso un tavolo permanente con il Fisco
Sul piano istituzionale l’elemento più concreto è la proposta avanzata da Vittorio Genna, presidente di Confindustria Napoli, che con l’Ordine ha già siglato un protocollo d’intesa definito il primo a livello nazionale. “Proporrò al prossimo Consiglio di Presidenza dell’Unione l’istituzione di un tavolo permanente con l’amministrazione finanziaria dedicato ai nostri associati”, ha annunciato, indicandone l’obiettivo nelle criticità operative.
Il quadro nazionale resta però disomogeneo. Vincenzo Moretta, vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con delega alla fiscalità, ha ricordato che il percorso avviato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, verso un dialogo più collaborativo “non è ancora pienamente recepito da tutti gli uffici territoriali”. La distanza tra indirizzo centrale e prassi locale resta il nodo principale.
Autotutela e contraddittorio preventivo
Da qui l’attenzione agli istituti deflativi. Come sottolineato da Cristiana Ciabatti, presidente della commissione contenzioso tributario dell’Odcec di Napoli, il confronto ha riguardato autotutela e contraddittorio preventivo, strumenti che permettono di chiudere la controversia in sede amministrativa prima del giudizio. Sulla stessa linea Renato Polise, Raffaele Ianuario e Roberto Coscia, consiglieri dell’Ordine, che indicano nella fase amministrativa il momento decisivo.
La direzione è quella di un rapporto meno conflittuale, in cui il ricorso al giudice resta riservato alle questioni interpretative più complesse. Se il modello napoletano reggerà alla prova dei numeri, tempi di risposta, contenziosi evitati e adesioni agli inviti alla compliance, diventerà replicabile altrove: è su questo terreno, più che sulle dichiarazioni di intenti, che si misurerà la tenuta del patto.













