Uno sguardo al futuro caratterizzato dall’assunzione di nuovi impegni in ambito di sostenibilità, che poggiano sui risultati già raggiunti nei primi venti anni di attività. È quanto emerge dal bilancio di sostenibilità 2021 del Gruppo Hera, una delle principali realtà multiutility in Italia, che fornisce servizi ambientali, energetici e idrici a circa cinque milioni di persone in oltre 300 comuni di tutta Italia.

Tre le direttrici che guidano la strategia del Gruppo: ambientale, socioeconomica e attenzione all’innovazione. Con la sostenibilità e la creazione di valore non solo come cardine, ma anche come leva di crescita per l’azienda: «Uno sguardo pionieristico, commenta Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo di Hera, «che ci contraddistingue da sempre, se si pensa alla rilevanza che questi temi hanno per istituzioni e mercati finanziari, anche a livello internazionale, e se si guarda a come il Pnrr destini importanti risorse proprio ai servizi di pubblica utilità e a progetti per la crescita infrastrutturale del Paese».

La crescita sostenibile del Gruppo coinvolge anche il tessuto economico e sociale: lo testimoniano gli oltre 2,2 miliardi di euro distribuiti nel 2021 sui territori serviti, con significativi investimenti per innovare un patrimonio infrastrutturale che sarà decisivo per affrontare le sfide climatiche dei prossimi anni. Sale a oltre 2,9 miliardi il valore economico complessivo per gli stakeholder: tra questi, lavoratori (592,8 milioni), azionisti (217,9 milioni), pubblica amministrazione (115,1 milioni) e circa 1,2 miliardi relativi ai fornitori. Tra i principali risultati c’è il margine operativo lordo a valore condiviso, riferito alle attività di business che rispondono anche ai driver per la crescita sostenibile, salito a 570,6 milioni (+25,4% rispetto al 2020) e corrispondente al 46,6% del Mol. Segno che i positivi risultati raggiunti si sposano con la sempre maggiore attenzione alla sostenibilità, in linea con gli obiettivi del Piano industriale, che proietta al 2025 questo valore a quota 55,6% del totale, per arrivare al 70% nel 2030. 

«Un’attenzione storica, certo, ma che nel tempo si è evoluta, commenta Tommasi di Vignano, prendendo in riferimento le politiche europee e le migliori pratiche a livello internazionale, ma soprattutto guardando alle esigenze dei territori serviti. Hera guarda allo sviluppo sostenibile e alla transizione energetica di domani, utilizzando l’approccio della transizione giusta. Cosa significa questo? Per noi vuole dire supportare i territori nel loro percorso di sostenibilità senza dimenticare l’aspetto economico e sociale, senza fughe in avanti. Parliamo di nuove infrastrutture, nuovi lavori, nuove competenze. Di politiche innovative e di progetti realizzabili con passo deciso ma graduale, per coniugare tutela del clima e inclusione sociale».

Hera, tra l’altro, è da tempo inclusa sia nel Mib Esg Index, il primo indice blue-chip per l’Italia dedicato alle migliori pratiche environmental, social e governance, sia nel Dow Jones Sustainability Index. Nel 2021, ha lanciato il suo primo sustainability-linked bond da 500 milioni di euro, che ha registrato una domanda di quattro volte superiore all’offerta. Tutti questi risultati sono frutto di un approccio che si traduce in progetti riconducibili a tre aree d’attività: perseguire la neutralità di carbonio, rigenerare le risorse, abilitare la resilienza e innovare.

Perseguire la neutralità di carbonio è importante per contrastare la concentrazione di gas serra e il conseguente aumento delle temperature. In ambito di transizione energetica e di produzione di energie rinnovabili, il Gruppo Hera prosegue nell’impegno per la produzione di fonti di energia sempre più sostenibili.

Un fiore all’occhiello è rappresentato dall’impianto di S. Agata Bolognese che ha prodotto, solo nel 2021, dalla trasformazione dei rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata dei cittadini otto milioni di metri cubi di biometano, il 22% in più rispetto al 2019. L’obiettivo, anche attraverso lo sviluppo di nuovi progetti come quello nel modenese grazie alla partnership con il Gruppo Cremonini, è quello di raddoppiare la produzione di biometano, toccando quota 16,8 milioni di metri cubi annui nel 2025.

Un altro fronte che coinvolge il Gruppo è l’efficienza energetica, da considerare anche in riferimento alla complessità degli scenari internazionali per l’approvvigionamento e il costo dell’energia e sul ruolo che le rinnovabili avranno nel futuro sostenibile. Hera fornisce energia rinnovabile a tutti i clienti residenziali a mercato libero, mentre considerando tutte le tipologie di clienti (residenziali e non) l’energia elettrica rinnovabile complessivamente venduta nel mercato è salita nel 2021 dal 33% al 40%. La multiutility è inoltre impegnata nell’efficienza energetica di condomini, aziende e pubblica amministrazione, garantendo risparmi dal 20 al 40%.

Sul fronte dell’ambiente, Hera opera per rigenerare le risorse naturali e promuoverne un utilizzo più efficace, superando il classico modello economico lineare per abbracciare l’economia circolare. Un esempio? La gestione dei rifiuti urbani: nei territori serviti da Hera è stato già raggiunto l’obiettivo fissato dalla UE per il 2025 con il 55% di tasso di riciclo e superato l’obiettivo UE al 2030 per il riciclo degli imballaggi con il 73%. Ma c’è di più: la media di raccolta differenziata è del 65,3%, superiore alla media nazionale di settore. «Del resto, sottolinea Tommasi di Vignano, tra le dieci città italiane con oltre 100 mila abitanti, più virtuose per raccolta differenziata pro capite, quattro sono gestite proprio da Hera».

Ma non parliamo solo di rifiuti. Chiudere il cerchio è una logica che è applicata in modo trasversale a tutti gli ambiti, come nella gestione sostenibile della risorsa idrica. Parliamo di 414 milioni di metri cubi erogati fino all’ultimo metro cubo, di altissima qualità. Attenzione e tutela, del resto, partono innanzitutto dall’interno: nel 2021, ad esempio, la multiutility ha registrato una riduzione di circa il 17% dei propri consumi idrici interni, rispetto al 2017.

Ultimo punto, ma non per importanza: abilitare la resilienza e innovare. Un impegno che punta, tra le altre cose, a garantire la continuità dei servizi e la disponibilità delle risorse, attraverso l’infrastrutturazione delle aree servite con impianti intelligenti e reti sensibili. In questo ambito gioca un ruolo di primo piano, in linea con le politiche internazionali, il tema della digitalizzazione e dell’innovazione delle attività, con un investimento di 82 milioni di euro solo nel 2021, con progetti che riguardano non solo l’azienda ma anche il coinvolgimento attivo delle comunità locali e il supporto di queste ultime verso la transizione digitale.

Rendere resilienti le comunità significa lavorare anche per la promozione dell’inclusione sociale. Per questo, nel 2021, sono state quasi 200 mila le bollette rateizzate, per un valore complessivo di 126,8 milioni di euro. A febbraio 2022, per tenere conto della situazione verificatasi a seguito dell’aumento dei prezzi delle materie prime, Hera ha firmato un accordo con le associazioni dei consumatori migliorativo rispetto alle normative nazionali per andare ancora più incontro ai clienti in difficoltà.

«In definitiva, conclude Tommasi di Vignano, per noi la sostenibilità è parte delle attività e ne arricchisce il senso e il valore. Non per questo, però, si intravede un assestamento: nei nostri progetti per il futuro esprimiamo infatti la volontà di continuare a essere un supporto autorevole per i territori, sia intesi come comunità locali sia come imprese e pubbliche amministrazioni».