Diciannove nuove azioni a sostegno dell’export delle imprese italiane lanciate negli ultimi tre anni. Il rinnovato slancio di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, sotto la direzione del Maeci, ha dato un sostegno concreto a numerosi settori chiave della nostra economia. Uno di questi è la moda, come dimostra un dato: 878 imprese del settore hanno aderito a una delle 33 Vetrine made in Italy sui principali marketplace e-commerce globali, di cui 204 del settore pelletteria.
«Premetto che noi come Camera nazionale della moda italiana lavoriamo sinergicamente con Ice Agenzia dal 2016, con azioni di sostegno e promozione della Milano Fashion Week anche sotto l’aspetto della narrazione e della cultura digitale» dice Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana. «Devo sottolineare che le iniziative realizzate grazie al supporto di Ice e del Maeci – il ministero degli Esteri, ndr – ci hanno permesso di ottenere importanti risultati in termini di visibilità, e soprattutto durante il periodo della pandemia ci hanno permesso di supportare molte imprese, e per questo è doveroso un ringraziamento». La concretezza è la filosofia di base che ha permesso una collaborazione proficua. «Sicuramente con Ice e il presidente Ferro ci lega una comunione di visioni ed una sinergia di attività» spiega Capasa. «Le azioni portate avanti con le vetrine del Made in Italy sui diversi marketplace rappresentano un’opportunità importantissima soprattutto per le Pmi di farsi conoscere in un mercato globale. E questo avviene attraverso una corretta interpretazione dell’incredibile potenziale che è offerto dal digitale. Come Cnmi tra i pilastri della nostra strategia fin dal mio arrivo come presidente nel 2015 ho identificato il digitale come uno delle quattro macro-aree sulle quali lavorare».
Proprio digitale è la parola chiave sulla quale si è lavorato, tanto più in periodo di pandemia. «La spinta alla digitalizzazione che ha interessato moltissimi settori deve consolidarsi e trainare le imprese dalla moda verso modelli di business, quali l’omnichannel, sempre più integrati con tutte le tecnologie digitali a disposizione» rimarca il presidente della Camera nazionale della moda italiana. «Il Covid ci ha insegnato proprio questo, il digitale ci ha permesso di far fronte alle sfide portate dalla pandemia. La Milano Fashion Week del settembre 2021, la più seguita al mondo sul web con i suoi 56 milioni di utenti collegati in diretta da remoto, ha dimostrato che la strada da seguire è l’implementazione degli strumenti digitali complessi. Ogni azione di formazione su questo tema e di concreto sostegno per le aziende è per noi basilare». Il riferimento è a due azioni di Ice in materia, la Digital Export Academy, corsi di formazione dedicati alle Pmi sui temi di promozione e marketing digitali sui mercati esteri, e D-Tem, corsi abilitanti per i digital export manager con focus su blockchain, cyber security, social media management e gestione dei canali e-commerce. «L’export rappresenta per l’industria della moda una cifra di oltre 70 miliardi di euro sui 100 di fatturato» spiega Capasa, «si tratta di un dato che evidenzia quanto il Made in Italy sia riconosciuto e desiderato a livello mondiale e di quanto rappresenti un asset strategico del nostro Paese. Parte di queste vendite avvengono su piattaforme e-commerce. Ritengo quindi che l’azione di formazione degli export manager da parte di Ice sia per l’industria della moda un’azione conseguente all’evoluzione in corso, direi fondamentale. Bisogna tra l’altro considerare che in Italia abbiamo carenza di formazione specifica. In generale servono investimenti sulla formazione e agevolazioni per la riqualificazione e la crescita delle competenze dei lavoratori sul piano della digitalizzazione e della sostenibilità».
L’efficacia del nuovo corso di Ice è confermata da Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri. «Negli ultimi anni, da quando è diventato presidente Carlo Ferro, devo dire che c’è stato un completo cambio di atteggiamento» dice Gabbrielli, «prima era una macchina molto complessa. Assopellettieri rappresenta nella maggior parte dei casi aziende medio piccole; abbiamo anche grandi imprese, che hanno le loro strategie politiche in autonomia. Ma le medie e le piccole negli ultimi tempi hanno trovato in Ice un alleato molto preparato che risponde sempre alle domande».
Il primo concreto metro di giudizio per le aziende è proprio quello della reattività dell’ente cui si rivolgono. «Ice oggi sta aiutando le aziende a internazionalizzarsi in maniera molto semplice e pronta» rimarca il presidente di Assopellettieri, «prima era più difficile attingere a queste attività. Gli uffici all’estero quando vengono contattati sono molto reattivi. Li utilizziamo molto, sento spesso nostre aziende che ne parlano e sono veramente quasi stupiti della velocità delle risposte».
Ad avere bisogno di un sostegno di questo tipo sono soprattutto le imprese di piccole dimensioni. «Finalmente si riesce ad avere un mezzo di internazionalizzazione che può aiutare le piccole aziende» sottolinea Gabbrielli, «che nell’ultimo periodo hanno dovuto affrontare tanti problemi sui mercati. Le nostre Pmi si avvalevano delle fiere, che a causa della pandemia non sono più un mezzo così importante. Gli operatori dell’estremo oriente ancora oggi non vengono alle fiere per il covid, e a questo si è aggiunto il blocco del mercato russo e di quello ucraino. È chiaro che non si può ad oggi sostituire quello che si faceva una volta con le fiere, malgrado tutte le prove fatte con le fiere virtuali è difficile; ma il lavoro di Ice è stato veramente importante anche in questo senso». Un’azione mirata a controbilanciare gli effetti della pandemia, e soprattutto a proiettare le imprese su un mercato che cresce di anno in anno, è quella svolta da Ice sull’e-commerce. «Molte nostre aziende stanno sfruttando questa opportunità» mette in evidenza il presidente di Assopellettieri, «Ice ha fatto accordi di collaborazione con tanti marketplace. Certo tra le aziende italiane c’è un po’ di tutto, essendo una proposta aperta la selezione viene fatta dal mercato. Ma il lavoro che è stato fatto è veramente imponente. Ice ci aiuta anche sul fronte delle startup, sia a trovarle che a promuoverle». È in particolare attivo il Global startup program, un progetto che mette a disposizione delle startup la possibilità di accedere, nei Paesi di permanenza, a una rete di potenziali partner e investitori, attirando, quando possibile, anche venture capital esteri. «Ice ci ha aiutato anche in progetti speciali mirati a promuovere il bello e ben fatto italiano» aggiunge Gabbrielli, «per esempio in occasione della fiera Mipel (il più importante evento internazionale dedicato alla pelletteria e all’accessorio moda, ndr) abbiamo realizzato insieme il progetto miss Mipel, una borsa realizzata ogni volta da un diverso artigiano in serie limitata». Il prezioso contributo di Ice ha il limite di essere… limitato ai mercati esteri. «Ci manca qualcosa del genere per il mercato italiano» afferma il presidente di Assopellettieri, «sul quale non c’è un ente come Ice che ci può aiutare, mentre secondo noi un supporto ci vorrebbe. Naturalmente Ice ci può aiutare solo per l’internazionalizzazione. Comunque abbiamo visto un cambiamento incredibile, si riesce a parlare la stessa lingua. Abbiamo sempre fatto le fiere estero, anche 10-15 anni fa Ice ci supportava ma non era un dialogo facile. Il lavoro del presidente Ferro è stato eccezionale secondo me».
Anche Carlo Palmieri, vicepresidente di Sistema moda Italia, parla in termini positivi del nuovo corso di Ice. «Possiamo dire che negli ultimi anni ho assolutamente avuto la possibilità di verificare sul campo una nuova azione, diversa dal passato, di accompagnamento di aziende del nostro settore per internazionalizzazione» dice Palmieri. «Già nel 2019 questo nuovo percorso si era concretizzato e coincideva con dati ottimi per l’export, poi la pandemia lo ha interrotto».
L’azione per potenziare le attività di e-commerce è ritenuta strategica. «Per le aziende che hanno una dimensione medio piccola, fare aggregazione e avere un progetto comune di sviluppo in quell’area è fondamentale, se non vincolante, per rimanere sul mercato» conferma il vicepresidente di Sistema moda Italia, «proprio la pandemia ha cambiato il business model delle aziende e rafforzato questa modalità di distribuzione: soggetti come Ice non possono che essere parte concreta di questo sviluppo». Anche la formazione degli export manager ha un’importanza centrale. «È una delle lacune delle risorse interne alle aziende» nota Palmieri, «ben venga che siano colmate, anche con la partecipazione di altri soggetti come Simest e con la possibilità di un accompagnamento finanziario. Quelle del digital export manager sono skill fondamentali».
















