L’Archivio Nazionale dello Stato Civile è uno dei progetti più ambiziosi della trasformazione digitale italiana: manda in pensione i registri cartacei in uso dall’Unità d’Italia e centralizza in un’unica piattaforma, gestita dal Ministero dell’Interno, gli atti fondamentali della vita dei cittadini — nascita, matrimonio, cittadinanza, morte. L’adesione, peraltro, è diventata obbligatoria per tutti i Comuni entro la fine del 2026. La piattaforma, nei comuni pilota che l’hanno già adottata, ha dimostrato di funzionare, ma l’estensione su scala nazionale richiede un salto di qualità nel coordinamento tra amministrazione centrale, partner tecnologico e software house dei gestionali comunali.

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Le software house associate ad AssoSoftware, che servono la quasi totalità dei Comuni italiani, registrano alcune criticità operative. Il primo nodo è la governance dei rilasci. La piattaforma evolve con frequenza elevata, come è naturale per un sistema giovane, ma evoluzioni frequenti richiedono roadmap stabili: quando un nuovo controllo applicativo entra in produzione senza specifiche preventive, le software house lo scoprono dai messaggi di errore che arrivano ai Comuni, e i Comuni si fermano. Non si tratta di problemi marginali. I blocchi negli uffici di Stato Civile, per esempio l’impossibilità di caricare allegati negli atti, producono ritardi nel rilascio dei documenti. Trattandosi di atti pubblici a valenza legale, il disservizio può incidere direttamente su diritti civili fondamentali.

Il secondo nodo è la continuità documentale. Le software house lavorano su scadenze contrattuali: per rispettarle devono sapere cosa cambierà, e quando, mentre negli ultimi mesi alcune funzioni sono state temporaneamente disattivate e poi riprogettate senza che la documentazione esplicativa fosse pubblicata in modo tempestivo. I cambiamenti in corsa sono certo necessari, ma richiedono settimane di adeguamento dei gestionali comunali: tempi che vanno coordinati. Il terzo nodo è il ritmo della presa in carico. Alcune segnalazioni riguardano casistiche delicate, anche di rilievo costituzionale. È il caso della pronuncia della Corte Costituzionale sul riconoscimento della doppia maternità, su cui la richiesta di adeguamento applicativo è aperta da oltre otto mesi. Sono temi che non possono restare in coda, perché incidono sui diritti civili dei cittadini e sulla capacità degli ufficiali di stato civile di applicare la legge.

C’è poi un principio generale che AssoSoftware ha sempre sostenuto: schemi funzionali, specifiche tecniche, componenti software e ambienti di test devono essere resi disponibili con congruo anticipo agli operatori del settore. Nulla di tutto questo mette in discussione il valore del progetto, né l’impegno degli interlocutori istituzionali. Il punto è che, a sette mesi dalla scadenza, la qualità del modello operativo conta quanto la qualità del codice. Per portare 7.900 Comuni dentro Ansc entro fine 2026 servono una governance dei rilasci concordata, documentazione tecnica anticipata e un tavolo permanente con Dipartimento per la Trasformazione Digitale, partner tecnologico, associazioni delle software house e operatori demografici di Anusca (Associazione Nazionale degli Ufficiali di Stato Civile e d’Anagrafe, ndr). AssoSoftware si rende disponibile, a nome delle associate, a contribuire alla definizione di questo modello. Non è una richiesta di rallentare: è una richiesta di organizzare meglio l’accelerazione. La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione funziona meglio quando l’industria del software è coinvolta come partner di metodo, non solo come esecutore tecnico. Ansc può diventare un caso di scuola. I prossimi sette mesi diranno se ne saremo capaci, insieme.

* direttore AssoSoftware