“Le PMI italiane mostrano ancora una volta una notevole resilienza e adattabilità, nonostante l’intensificarsi delle pressioni economiche e della complessità normativa”, afferma Bas Kniphorst, EVP & Managing Director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe. “La nostra ricerca rileva che le aziende che affrontano meglio l’incertezza stanno modernizzando sistemi chiave, usando piattaforme cloud per incrementare efficienza e flessibilità e investendo in competenze digitali e tecnologiche. Puntando su azioni concrete e di grande impatto, come l’automazione dei flussi di lavoro e il decision making basato sui dati, le PMI liberano valore subito e gettano basi solide per l’adozione futura dell’intelligenza artificiale”.
Il rapporto si basa sulle opinioni di oltre 1.000 PMI in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Svezia, Danimarca, Italia e Spagna. La trasformazione digitale in Italia procede, ma con notevole cautela. Più di sei PMI su dieci (61%) indicano il costo come principale ostacolo all’adozione delle tecnologie, e l’Italia registra una delle percentuali più alte di imprese senza piani di upgrade digitale in settori come IA, automazione dei workflow, cybersecurity e pagamenti digitali. Questo rallentamento contrasta con mercati più dinamici come Belgio, Paesi Bassi e Spagna, dove gli investimenti tecnologici sono più sostenuti.
L’intelligenza artificiale, pur iniziando a guadagnare terreno, viene applicata principalmente in aree concrete come automazione del customer support, raccolta dati e analisi previsionali. Tuttavia, il processo di adozione rimane cauto a causa delle preoccupazioni su sicurezza dei dati, costi e mancanza di competenze digitali. Sebbene il 29% delle PMI utilizzi l’IA quotidianamente e il 37% su base settimanale — livelli paragonabili a quelli di Spagna e Germania — meno della metà (48%) prevede di adottare strumenti di intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi, segnalando una propensione più bassa all’innovazione.
“Le PMI italiane si evolvono dal punto di vista digitale, ma a un ritmo prudente”, spiega Tomàs Font, Vicepresidente e Direttore generale di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe South Region. “Con priorità su cloud, cybersecurity e IA applicata all’automazione e alla reportistica, le PMI possono sviluppare resilienza e restare competitive in un mercato europeo sempre più digitale”.
L’outsourcing rimane un punto di forza: circa il 28% delle PMI segnala difficoltà a reperire e trattenere personale, e la carenza di competenze digitali rappresenta un ostacolo per il 47% delle imprese. Molte PMI esternalizzano funzioni specialistiche: il 41% gestisce il payroll tramite terzi, il 38% i servizi legali, il 31% la contabilità e il 16% la rendicontazione. Questo approccio riduce oneri normativi e amministrativi e permette l’accesso a competenze specialistiche. Con l’81% delle PMI che dichiara un alto livello di fedeltà verso i consulenti, l’outsourcing resta una leva strategica per colmare gap di competenze e accelerare la digitalizzazione.
Le pressioni economiche e finanziarie continuano a ostacolare la crescita. Le PMI italiane risultano tra le meno ottimiste in Europa riguardo alla conformità normativa: mentre il 54% si ritiene abbastanza informato, il 17% dichiara di essere scarsamente preparato, percentuale più alta rispetto al Regno Unito (6%) e ai Paesi Bassi (1%). L’aumento dei costi influenza le priorità strategiche: il 33% indica la situazione economica come principale ostacolo, mentre il 29% segnala tensioni sul cash flow. Sebbene i problemi di inflazione e aumento dei costi siano universali, il 46% delle PMI cita il bilanciamento tra qualità e crescita come sfida prioritaria nei prossimi dodici mesi. Questo contesto rafforza l’importanza di rilanciare la trasformazione digitale in Italia per sostenere la competitività a lungo termine.