Wolters Kluwer Tax & Accounting ha presentato la prima edizione del rapporto Future Ready Business, che evidenzia come le piccole e medie imprese italiane (PMI) procedano, seppur con cautela, nella trasformazione digitale, dovendo però affrontare costanti pressioni economiche, costi operativi in aumento e un complesso reticolo di normative. Anche se la resilienza rimane una caratteristica fondamentale dell’ecosistema delle PMI italiane, la ricerca indica un divario crescente nella modernizzazione rispetto ai loro omologhi europei, più rapidi nell’adottare strumenti digitali. I risultati delineano un quadro di progressi incrementali piuttosto che di accelerazioni decise: quasi un terzo delle PMI italiane (30%) è oggi completamente cloud-based e il 40% opera in modalità ibrida, a testimonianza di una transizione costante ma moderata, mentre il 16% continua a operare totalmente on-premise, a sottolineare il ruolo ancora centrale delle infrastrutture legacy e l’opportunità di migliorare l’efficienza tramite l’adozione del cloud.

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“Le PMI italiane mostrano ancora una volta una notevole resilienza e adattabilità, nonostante l’intensificarsi delle pressioni economiche e della complessità normativa”, afferma Bas Kniphorst, EVP & Managing Director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe. “La nostra ricerca rileva che le aziende che affrontano meglio l’incertezza stanno modernizzando sistemi chiave, usando piattaforme cloud per incrementare efficienza e flessibilità e investendo in competenze digitali e tecnologiche. Puntando su azioni concrete e di grande impatto, come l’automazione dei flussi di lavoro e il decision making basato sui dati, le PMI liberano valore subito e gettano basi solide per l’adozione futura dell’intelligenza artificiale”.

Il rapporto si basa sulle opinioni di oltre 1.000 PMI in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Svezia, Danimarca, Italia e Spagna. La trasformazione digitale in Italia procede, ma con notevole cautela. Più di sei PMI su dieci (61%) indicano il costo come principale ostacolo all’adozione delle tecnologie, e l’Italia registra una delle percentuali più alte di imprese senza piani di upgrade digitale in settori come IA, automazione dei workflow, cybersecurity e pagamenti digitali. Questo rallentamento contrasta con mercati più dinamici come Belgio, Paesi Bassi e Spagna, dove gli investimenti tecnologici sono più sostenuti.

L’intelligenza artificiale, pur iniziando a guadagnare terreno, viene applicata principalmente in aree concrete come automazione del customer support, raccolta dati e analisi previsionali. Tuttavia, il processo di adozione rimane cauto a causa delle preoccupazioni su sicurezza dei dati, costi e mancanza di competenze digitali. Sebbene il 29% delle PMI utilizzi l’IA quotidianamente e il 37% su base settimanale — livelli paragonabili a quelli di Spagna e Germania — meno della metà (48%) prevede di adottare strumenti di intelligenza artificiale nei prossimi dodici mesi, segnalando una propensione più bassa all’innovazione.

“Le PMI italiane si evolvono dal punto di vista digitale, ma a un ritmo prudente”, spiega Tomàs Font, Vicepresidente e Direttore generale di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe South Region. “Con priorità su cloud, cybersecurity e IA applicata all’automazione e alla reportistica, le PMI possono sviluppare resilienza e restare competitive in un mercato europeo sempre più digitale”.

L’outsourcing rimane un punto di forza: circa il 28% delle PMI segnala difficoltà a reperire e trattenere personale, e la carenza di competenze digitali rappresenta un ostacolo per il 47% delle imprese. Molte PMI esternalizzano funzioni specialistiche: il 41% gestisce il payroll tramite terzi, il 38% i servizi legali, il 31% la contabilità e il 16% la rendicontazione. Questo approccio riduce oneri normativi e amministrativi e permette l’accesso a competenze specialistiche. Con l’81% delle PMI che dichiara un alto livello di fedeltà verso i consulenti, l’outsourcing resta una leva strategica per colmare gap di competenze e accelerare la digitalizzazione.

Le pressioni economiche e finanziarie continuano a ostacolare la crescita. Le PMI italiane risultano tra le meno ottimiste in Europa riguardo alla conformità normativa: mentre il 54% si ritiene abbastanza informato, il 17% dichiara di essere scarsamente preparato, percentuale più alta rispetto al Regno Unito (6%) e ai Paesi Bassi (1%). L’aumento dei costi influenza le priorità strategiche: il 33% indica la situazione economica come principale ostacolo, mentre il 29% segnala tensioni sul cash flow. Sebbene i problemi di inflazione e aumento dei costi siano universali, il 46% delle PMI cita il bilanciamento tra qualità e crescita come sfida prioritaria nei prossimi dodici mesi. Questo contesto rafforza l’importanza di rilanciare la trasformazione digitale in Italia per sostenere la competitività a lungo termine.