BORSA ITALIANA EURONEXT PALAZZO MEZZANOTTE

L’Italia valuta il ritorno sotto controllo nazionale di una delle infrastrutture più importanti per il funzionamento del mercato dei titoli di Stato. Al centro della partita c’è Mts, la piattaforma europea di negoziazione obbligazionaria oggi controllata da Euronext, e l’ipotesi sul tavolo è che a rilevare la partecipazione di maggioranza possa essere Cassa depositi e prestiti. A ricostruire la vicenda è Bloomberg, citando persone a conoscenza delle discussioni che hanno chiesto di non essere identificate perché i colloqui sono riservati. L’operazione avrebbe come oggetto il 63% di Mts detenuto da Euronext, mentre il restante 37% è nelle mani di altri azionisti. La partecipazione avrebbe un valore indicativo di circa 600 milioni di euro, pari a circa 671 milioni di dollari. Non si tratta però soltanto di una possibile operazione societaria. Dietro la partita finanziaria c’è infatti un tema più ampio: il controllo di un’infrastruttura direttamente collegata al mercato dei bond e quindi a uno degli snodi attraverso cui viene gestito e scambiato il debito pubblico italiano.

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Mts, la partita strategica dietro il prezzo di 600 milioni

Mts è nata con l’obiettivo di rafforzare la liquidità e l’efficienza del mercato obbligazionario italiano e rappresenta oggi una piattaforma di riferimento per la negoziazione dei titoli di Stato. Per questo l’eventuale riacquisto della quota detenuta da Euronext assumerebbe un significato che va oltre il valore finanziario dell’asset. Il punto centrale della trattativa sarebbe proprio la valutazione economica: secondo le fonti citate da Bloomberg, la partecipazione del 63% avrebbe un valore di circa 600 milioni di euro, cifra che rappresenterebbe uno dei principali ostacoli alla conclusione dell’operazione. L’eventuale ingresso di Cdp consentirebbe al sistema italiano di mantenere un presidio diretto su una piattaforma considerata strategica per l’ecosistema del debito, in un momento nel quale il mercato dei capitali europeo sta andando nella direzione opposta, cioè verso una maggiore integrazione tra Paesi e infrastrutture finanziarie.

La possibile operazione si inserisce quindi in una tensione che attraversa ormai da tempo la politica economica europea: da una parte la necessità di costruire mercati dei capitali più grandi, liquidi e integrati, dall’altra la volontà dei singoli Stati di conservare strumenti di controllo sulle infrastrutture ritenute essenziali per la propria sicurezza economica e finanziaria. Nel caso italiano, il tema assume un peso particolare per la dimensione del debito pubblico e per la centralità del mercato dei titoli di Stato nel finanziamento delle attività dello Stato.

Cdp, il possibile acquirente della quota Euronext

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il potenziale acquirente della partecipazione sarebbe Cassa depositi e prestiti, il gruppo guidato da Dario Scannapieco. Cdp rileverebbe dunque la quota del 63% oggi detenuta da Euronext, riportando sotto un controllo italiano la maggioranza della società. La quota restante, pari al 37%, rimarrebbe agli altri azionisti. Al momento, tuttavia, si tratta di discussioni riservate e non di un’operazione definita: proprio il prezzo rappresenterebbe uno dei nodi da sciogliere, insieme agli altri aspetti finanziari e societari di una eventuale transazione.

Il valore indicativo di 600 milioni di euro rende la trattativa sufficientemente rilevante da trasformarla in una scelta di politica industriale e finanziaria, oltre che in un investimento. Per Cdp, infatti, l’eventuale acquisizione di Mts sarebbe coerente con il ruolo che la Cassa svolge nel sistema economico italiano attraverso partecipazioni e interventi destinati a sostenere infrastrutture, imprese e mercati. Ma la specificità di Mts aggiunge un ulteriore livello: il controllo della piattaforma significa avere un presidio su una componente essenziale dell’infrastruttura attraverso cui vengono scambiati i bond, in un mercato strettamente legato al finanziamento del debito sovrano.

Il debito pubblico rende Mts un asset particolarmente sensibile

La rilevanza della piattaforma cresce inevitabilmente se inserita nel contesto del debito pubblico italiano. Per un Paese che deve finanziare ogni anno un elevato stock di passività e collocare sul mercato ingenti quantità di titoli, la liquidità e il corretto funzionamento del mercato obbligazionario sono elementi cruciali. Mts non determina naturalmente il costo del debito né sostituisce le funzioni del Tesoro o della Banca d’Italia, ma opera in un’infrastruttura di mercato direttamente connessa alla negoziazione dei titoli obbligazionari.

È proprio questa caratteristica a spiegare l’interesse del Governo a mantenere un presidio nazionale. Secondo Bloomberg, la strategia dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta infatti a preservare il controllo italiano su alcune infrastrutture considerate strategiche per l’economia nazionale. Il mercato dei titoli di Stato rientrerebbe in questa logica anche per la sua relazione con la sostenibilità e la gestione del debito pubblico.

La scelta non è però priva di una dimensione europea. Bruxelles sta lavorando da tempo a una maggiore integrazione dei mercati dei capitali, con l’obiettivo di creare un mercato europeo più profondo e capace di convogliare maggiori risorse verso imprese e investimenti. Un ritorno di Mts sotto controllo italiano si collocherebbe quindi dentro un processo più ampio nel quale la spinta all’integrazione finanziaria convive con la difesa delle infrastrutture considerate strategiche a livello nazionale.

La strategia italiana tra mercato unico e presidio nazionale

La partita Mts riflette così una questione che va ben oltre la singola società: quale debba essere il livello di controllo nazionale sulle infrastrutture finanziarie in un’Unione che punta a costruire un vero mercato unico dei capitali. La maggiore integrazione può produrre vantaggi in termini di liquidità, efficienza e capacità di attrarre capitali, ma porta inevitabilmente a una riduzione dei presidi nazionali sulle singole infrastrutture.

L’Italia, secondo la ricostruzione di Bloomberg, sostiene in linea generale l’obiettivo di una maggiore integrazione delle economie europee, ma mantiene una particolare attenzione alla possibilità di conservare strumenti di supervisione e controllo all’interno del Paese. Nel caso di Mts, il tema è amplificato proprio dal ruolo che il mercato obbligazionario ricopre per il finanziamento dello Stato. La questione non è quindi soltanto chi possiede una piattaforma di trading, ma chi mantiene un presidio su una parte dell’infrastruttura finanziaria attraverso cui passa una componente importante del mercato del debito sovrano.

Cdp, intanto, amplia il fronte con Bcc Iccrea

La possibile operazione su Mts arriva nello stesso momento in cui Cdp rafforza un altro asse strategico, questa volta rivolto direttamente al finanziamento delle imprese. Cassa depositi e prestiti e Gruppo Bcc Iccrea hanno infatti firmato un protocollo d’intesa destinato a sviluppare nuove sinergie a sostegno della crescita delle aziende italiane e della competitività del sistema produttivo, con particolare attenzione alla sostenibilità e allo sviluppo dei territori.

L’accordo è stato sottoscritto da Andrea Nuzzi, chief business officer di Cdp, e Riccardo Corino, omologo del Gruppo Bcc Iccrea, e consolida un rapporto che negli ultimi quattro anni ha già prodotto risultati finanziari significativi. Attraverso la collaborazione tra i due gruppi sono stati erogati complessivamente 660 milioni di euro a più di 200 aziende clienti del gruppo bancario, distribuite sull’intero territorio nazionale. Il nuovo protocollo alza ulteriormente l’asticella: per i prossimi tre anni l’obiettivo è mettere a disposizione nuove risorse per 750 milioni di euro.

Dai mercati finanziari alle imprese, il doppio ruolo di Cdp

Le due operazioni, pur appartenendo a piani differenti, restituiscono una fotografia interessante del ruolo che Cdp continua ad assumere nell’economia italiana. Da una parte c’è la possibilità di intervenire su un’infrastruttura finanziaria strategica come Mts, con un investimento che potrebbe raggiungere 600 milioni di euro per rilevare il 63% di una piattaforma centrale nel mercato obbligazionario. Dall’altra c’è il rafforzamento del sostegno al tessuto produttivo attraverso una collaborazione con il sistema delle banche cooperative, con 750 milioni di nuove risorse previste nel prossimo triennio.

È una doppia direttrice che porta la Cassa al centro di due esigenze differenti ma complementari del sistema economico: preservare alcuni snodi strategici del mercato finanziario e, contemporaneamente, aumentare la capacità di finanziamento delle imprese. Nel caso di Mts, la posta in gioco riguarda soprattutto l’infrastruttura e il controllo nazionale; nell’intesa con Bcc Iccrea, invece, il focus è sull’economia reale, sulla capacità delle aziende di investire e sulla competitività dei territori.