ECONOMY, ANZI HERCONOMY!

La parità di genere è un’illusione ottica. Ne abbiamo parlato al Teatro Franco Parenti con Andrèe Ruth Shammah, Marina Salamon, Nicole Boccardini (Idem – ind The Gap), Sara Biglieri (Dentons), Annamaria Bottero (Microsoft), Elena Mocchio (Uni Entre italiano di normazione), Ornella Dalmasso (Alpitour World), Daniela Asaro (Rina Services), Mario Abis (Makno), Luana Porfido (Fujifilm), Francesca Moriani (Var Group), Ilaria Puddu (Pizzium), Eleonora Lagonigro (Kruk Italia), Rosalba Benedetto (Banca Ifis). E ne abbiamo riso con Alessandra Faiella.

SCARICA QUI il report esclusivo realizzato da Idem – Min The Gap! per Herconomy

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    Parità di genere in Italia

    Nel 1995, sulla scia della Conferenza Mondiale sulle donne di Pechino, nasceva il Ministero per le pari opportunità, senza porfafoglio ma con tante buone intenzioni. Sono passati 27 anni. Nel 2011 entrava in vigore la legge Golfo Mosca,con le famigerate quote rosa nei board. Sono passati 11 anni. Nel 2030 l’Onu vuole raggiungere l’uguaglianza di genere. Mancano 7 anni. Siamo d’accordo: in questo momento ci sono “ben altre” urgenze – la pandemia, la guerra, la crisi economica – ma è proprio per questo che occorre tenere alta la guardia, per evitare che lo svantaggio non passi in secondo piano per l’ennesima volta. Perché annunciare obiettivi di gender equality è già di per sé un’ammissione di colpevolezza: significa che donne e uomini, ancora nel 2022, non hanno pari diritti, né pari opportunità.

    Ecco perché da Economy è nato Herconomy: reportistica specifica, affiancamento alle imprese, eventi itineranti sul territorio, partnership prestigiose. E contenuti: il numero di ottobre di Economy della rivista, per esempio provocatoriamente è stato quasi tutto al femminile. Il 6 ottobre, al Teatro Franco Parenti – la prima realtà teatrale fondata e diretta da una donna, Andrèe Ruth Shammah – abbiamo organizzato il primo appuntamento di “Herconomy”. Altri ne seguiranno, itineranti per l’Italia. Un’Italia che Eurostat posiziona nella parte virtuosa della classifica, al quarto posto in Europa con un pay gap al 4,2%. Peccato che – come abbiamo scoperto grazie al report realizzato per Herconomy da Idem Mind The Gap! e Job Pricing e illustrato all’evento da Nicole Boccardini – ad alzare la media sia il settore pubblico, altamente normato, perché nel privato il differenziale è al 16,5%. E se il pay gap per le operaie è del 14,7% e del 12,1% per le impiegate, tra quadri e dirigenti scende intorno al 5%, per risalire (vertiginosamente) tra i top earner al 62,2% tra i ruoli esecutivi e al 35,9% tra i ruoli non esecutivi.

    Gender gap: differenza di retribuzione tra uomini e donne

    A confermare che il gender gap è nell’occhio di chi guarda, la ricerca sociodemoscopica realizzata per Herconomy da Makno: il 35,9% del campione femminile interpellato ritiene che la retribuzione maschile sia più alta di quella femminile di contro il 72,7% per cento degli uomini ritiene che non vi siano differenze saliari fra i generi. Di contro, donne e uomini sono presenti nei ruoli dirigenziali in ugual misura per il 37,9% del campione femminile rispetto al 29,1% di quello maschile. Eppure, sono di più gli uomini (il 60% contro il 48,5%) a ritenere utili le iniziative di sensibilizzazione sulla parità di genere, così come è ancora il 65,5% degli uomini, contro il 44,7% delle donne, a sostenere l’utilità della comunicazione aziendale nel superamento del gender gap.