«Energia, sostenibilità e competitività sono tre parole che non possono più essere affrontate separatamente: per molto tempo abbiamo guardato alla transizione energetica prevalentemente attraverso la lente della sostenibilità e della riduzione delle emissioni. Quella dimensione resta essenziale, ma il contesto oggi è cambiato profondamente. Oggi l’energia è una questione di politica industriale, di sicurezza economica e di competitività». Lo ha affermato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia, Malta), in occasione della 58ª Giornata del Credito, tenutasi presso la Camera di Commercio di Roma.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Secondo i dati Eurostat, nel 2025 l’Unione europea ha importato prodotti energetici per circa 337 miliardi di euro. Sebbene il valore sia diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 2022, la dipendenza dall’estero rimane molto elevata e la fragilità di questo equilibrio è stata confermata dalle ultime settimane.

E la ricerca Deloitte “Closing the European competitiveness gap”, condotta su 500 executive di settori ad alta intensità energetica, rivela che la maggioranza degli intervistati sostiene costi operativi superiori di oltre il 10% rispetto ai concorrenti extraeuropei. Tuttavia, nonostante queste difficoltà, oltre l’80% delle imprese intervistate ha aumentato gli investimenti nella transizione energetica negli ultimi due anni e prevede di incrementarli ulteriormente.

«Anche in questo scenario complesso e volatile, le imprese non considerano la transizione soltanto come un adempimento o un costo necessario», ha sottolineato Pompei. «Sempre più spesso la integrano nella propria strategia industriale, perché efficienza energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e maggiore autonomia possono tradursi direttamente in competitività».

La sfida del finanziamento: come finanziare questa trasformazione?

Di fronte alla transizione energetica, la Commissione europea stima che gli investimenti nel sistema energetico europeo debbano arrivare a circa 660 miliardi di euro l’anno tra il 2026 e il 2030. «Una trasformazione di portata tale da non potersi reggere sulla sola finanza pubblica: le risorse pubbliche devono servire a ridurre il rischio e a mobilitare capitale privato», ha detto il CEO di Deloitte.

«Il vero passaggio è riuscire a rendere finanziabile un numero crescente di progetti con ritorni sostenibili», ha sottolineato il CEO di Deloitte. «Per decarbonizzare l’economia non basta finanziare le attività che sono già a basse emissioni. Bisogna soprattutto consentire ai settori che oggi hanno un’impronta energetica e carbonica rilevante di trasformare tecnologie, processi produttivi e modelli industriali».

Una sfida per cui, secondo Pompei: «sono indispensabili un quadro regolatorio stabile, tempi autorizzativi prevedibili, chiarezza sulle connessioni alla rete e strumenti capaci di ridurre il rischio dei progetti. È necessario un equilibrio molto preciso tra più attori: il pubblico deve creare le condizioni, ridurre i rischi e garantire stabilità; il sistema finanziario deve selezionare e mobilitare il capitale; le imprese devono sviluppare progetti industrialmente solidi e piani di transizione credibili».

Oltre la produzione di energia: serve una transizione del sistema energetico su scala europea

Secondo l’analisi di Deloitte “Future of Power in Europe”, nello scenario in cui l’Unione Europea accelera la transizione, l’elettricità potrebbe arrivare a rappresentare circa il 57% dei consumi finali di energia entro il 2050 e solare ed eolico potrebbero generare quasi il 75% dell’elettricità europea.

Dall’analisi, inoltre, emerge che il ritardo dell’integrazione delle reti europee potrebbe far aumentare i costi complessivi del sistema elettrico fino al 7%. «Questo evidenzia come non sia sufficiente aggiungere nuova capacità rinnovabile: servono reti più robuste e digitalizzate, sistemi di accumulo, capacità di gestire una produzione sempre più distribuita e una domanda elettrica che sta cambiando rapidamente», ha detto il CEO Deloitte.

La trasformazione tecnologia e quella energetica, del resto, sono ormai indissolubilmente intrecciate: «A fine agosto 2026 in Italia le richieste di connessione alla rete per data center e intelligenza artificiale hanno superato i 100 GW, rispetto ai circa 30 GW richiesti a fine 2024. Sebbene si tratti di richieste di connessione e non di capacità che verrà necessariamente realizzata, la dimensione del fenomeno indica l’intensità della trasformazione in corso», ha commentato Pompei.

«Bisogna quindi evitare di pensare alla transizione come a una somma di singoli progetti. Occorre costruire ecosistemi di investimento nei quali capitale pubblico e privato, banche, imprese energetiche, industria e istituzioni possano assumere ruoli complementari. Se riusciremo a farlo», ha concluso il CEO di Deloitte, «l’energia sostenibile diventerà una delle infrastrutture fondamentali della competitività italiana ed europea. E in questo percorso il sistema finanziario avrà, inevitabilmente, un ruolo centrale».