Un pontile che non si limita ad accogliere le imbarcazioni, ma contribuisce anche a produrre l’elettricità necessaria per alimentare i servizi di terra e ricaricare le barche ormeggiate. È questa la prospettiva aperta dal progetto pilota realizzato all‘Isola del Giglio, dove la tecnologia fotovoltaica calpestabile di New Time si integra con i sistemi di recupero energetico dal moto ondoso sviluppati da Seares. L’iniziativa, ideata e portata a compimento insieme al Comune dell’isola dopo oltre quattro anni di ricerca, progettazione, investimenti e sperimentazione, segna un passaggio interessante per l’ingegneria delle infrastrutture marittime: trasformare superfici e movimenti normalmente destinati a una funzione passiva in risorse per la produzione di energia rinnovabile.
Il progetto nasce da una considerazione pratica. Porti turistici e marine hanno bisogno di elettricità per illuminazione, servizi di banchina e alimentazione delle imbarcazioni, mentre le infrastrutture galleggianti sono tradizionalmente concepite soprattutto per garantire accessibilità, sicurezza e ormeggio. Integrare sistemi di generazione direttamente nelle strutture esistenti o di nuova realizzazione significa provare a ridurre la dipendenza dalla rete e contenere l’impatto ambientale delle attività portuali. La sfida è farlo senza sacrificare la funzione principale del pontile, né comprometterne la sicurezza, la resistenza e la fruibilità. È su questo equilibrio che si sviluppa l’esperimento toscano, che combina due tecnologie differenti e complementari in un’unica infrastruttura galleggiante e calpestabile.
La tecnologia di New Time incontra gli smorzatori di Seares
Per realizzare la componente solare, Seares ha scelto New Time, individuando nella sua pavimentazione fotovoltaica calpestabile la soluzione più adatta all’integrazione con il sistema marino. L’impresa ha partecipato anche alle attività di integrazione elettrica, contribuendo a mettere in relazione la generazione solare con quella ottenuta dal movimento dell’acqua. Il risultato è una passerella di accesso e un pontile d’ormeggio destinato alle imbarcazioni da diporto, dai motoryacht alle barche a vela, nel quale la superficie utilizzata per camminare svolge contemporaneamente una funzione energetica.
L’altro elemento tecnologico è rappresentato dai Seadamp FX, gli smorzatori idraulici ideati e realizzati da Seares, PMI innovativa toscana specializzata in sistemi di ormeggio a recupero energetico. Questi dispositivi sono progettati per assorbire e controllare le sollecitazioni provocate dal moto ondoso, migliorando la stabilità del pontile e riducendo le oscillazioni fino al 90%, secondo quanto dichiarato dall’azienda. La loro funzione non si esaurisce nella protezione della struttura: il sistema consente anche di recuperare parte dell’energia associata al movimento del mare e convertirla in elettricità. La combinazione tra pavimentazione solare e smorzatori idraulici permette quindi di affrontare due esigenze tipiche delle infrastrutture galleggianti, ossia la gestione delle sollecitazioni marine e la produzione di energia, all’interno di una soluzione integrata.
Quattro dispositivi da 300 watt e una potenza complessiva di 5,2 kW
La configurazione del progetto pilota prevede quattro Seadamp FX da 300 watt ciascuno, affiancati dalla pavimentazione fotovoltaica calpestabile di New Time. La potenza complessiva stimata del sistema ibrido è pari a 5,2 kW. Il dato richiede una distinzione tecnica importante: i quattro dispositivi idraulici corrispondono a una potenza nominale complessiva di 1,2 kW, mentre la potenza stimata dell’intera architettura comprende anche il contributo della componente solare. I 5,2 kW rappresentano dunque la potenza indicata per il sistema nel suo complesso, non una misura dell’energia effettivamente prodotta in un determinato intervallo di tempo.
La capacità di generazione dipende infatti dalle condizioni operative delle due tecnologie. Il fotovoltaico esprime il proprio potenziale nelle ore di maggiore irraggiamento, mentre gli smorzatori possono recuperare energia quando il movimento del mare mette in funzione il sistema idraulico. La complementarità è il punto centrale del progetto: il contributo delle onde può proseguire anche dopo il tramonto, quando la produzione solare si riduce o si interrompe, ma la quantità di elettricità effettivamente ottenibile dipende dall’intensità e dalla frequenza del moto ondoso, dalle condizioni di funzionamento e dalle caratteristiche dell’impianto. Non si tratta, quindi, di una produzione costante garantita in ogni condizione, bensì di un’architettura che punta a sfruttare due fonti rinnovabili con profili temporali differenti.
Per valutare il potenziale economico della soluzione occorrerà misurare nel tempo la produzione effettiva, il contributo delle singole componenti, i costi di manutenzione e il risparmio ottenuto rispetto all’approvvigionamento dalla rete. Sono questi i parametri che potranno chiarire quanto il modello sia conveniente per una marina e in quali condizioni possa essere replicato. Il progetto del Giglio offre intanto una prima dimostrazione dell’integrazione tecnologica in ambiente marino, dove corrosione, sollecitazioni meccaniche, esposizione agli agenti atmosferici e necessità di manutenzione rendono particolarmente impegnativa l’installazione di sistemi energetici.
Ricaricare le barche con l’energia prodotta dal pontile
L’elettricità generata può essere destinata ai servizi di terra e alla ricarica delle imbarcazioni all’ormeggio. L’obiettivo è ridurre il ricorso all’energia acquistata dalla rete e contenere le emissioni locali associate ai consumi durante la permanenza in porto. Il beneficio ambientale potenziale riguarda dunque non soltanto la fonte energetica utilizzata, ma anche la possibilità di integrare la produzione nel luogo stesso in cui si manifesta la domanda.
Per le marine turistiche, il tema ha una rilevanza industriale crescente. L’elettrificazione dei servizi e delle imbarcazioni richiede infatti infrastrutture adeguate, mentre la disponibilità di superfici libere per installare nuovi impianti può essere limitata. Utilizzare la pavimentazione del pontile per generare energia consente di valorizzare uno spazio già destinato al transito e all’accesso alle barche, senza dover necessariamente ricorrere a superfici aggiuntive. Il recupero energetico dal moto ondoso introduce inoltre una seconda possibilità: sfruttare una caratteristica dell’ambiente marino che, per le strutture galleggianti, rappresenta normalmente una sollecitazione da gestire.
La prospettiva è quella di un’infrastruttura capace di combinare servizi, stabilità e generazione elettrica. Il vantaggio, tuttavia, dovrà essere verificato attraverso dati operativi e valutazioni economiche su periodi sufficientemente lunghi. La quantità di energia prodotta, il costo iniziale dell’installazione, la durata dei componenti e gli oneri di manutenzione saranno determinanti per capire se il modello potrà essere adottato anche in porti con dimensioni, condizioni marine e fabbisogni energetici differenti.
La scommessa di New Time: aumentare l’energia prodotta a parità di superficie
“La forza competitiva di New Time risiede nella flessibilità delle proprie soluzioni ingegneristiche, capaci di integrarsi con molteplici fonti alternative”, dichiara Paolo Cimatti, amministratore unico della società. “Pur rimanendo il solare il vettore a più alta resa, la nostra tecnologia è concepita per dialogare armoniosamente con l’energia marina ed eolica, declinando il fotovoltaico su qualsiasi superficie complessa”. Per Cimatti, il progetto dimostra come il moto ondoso possa rappresentare una risorsa complementare alla radiazione solare, mentre maggiori investimenti nella ricerca applicata potranno consentire di aumentare la densità energetica generata a parità di superficie occupata.
La questione della superficie è particolarmente importante nelle infrastrutture portuali, dove lo spazio disponibile deve rispondere a esigenze operative e di sicurezza. Una pavimentazione in grado di generare elettricità senza perdere la propria funzione di passaggio potrebbe ampliare le possibilità di installazione del fotovoltaico in contesti nei quali le soluzioni tradizionali risultano meno agevoli. L’integrazione con altre fonti, inoltre, offre la possibilità di diversificare la produzione, sebbene l’effettivo vantaggio dipenda dalle condizioni ambientali e dalle prestazioni raggiunte da ciascuna tecnologia.
Seares punta alla replicabilità industriale
“Il progetto dell’Isola del Giglio è il risultato di oltre quattro anni di lavoro, ricerca, investimenti e confronto continuo con il Comune, che ringraziamo per aver creduto fin dall’inizio in questa visione», afferma Giorgio Cucè, eco di Seares. L’obiettivo, spiega, è trasformare un pontile tradizionale in un’infrastruttura più stabile, intelligente e capace di produrre energia rinnovabile. I Seadamp assorbono e controllano le sollecitazioni generate dal moto ondoso, riducono i carichi sulle strutture e contribuiscono alla stabilizzazione del pontile; nella configurazione installata, permettono inoltre di trasformare parte dell’energia del mare in elettricità.
Cucè sottolinea anche il ruolo della collaborazione con New Time, scelta per integrare la produzione solare attraverso una pavimentazione fotovoltaica calpestabile. Il confronto tra le due imprese e il lavoro svolto durante le fasi di installazione e integrazione hanno consentito di realizzare un sistema nel quale le tecnologie operano congiuntamente. Per Seares, il risultato costituisce la base per valutare applicazioni future in altre infrastrutture costiere, con la prospettiva di estendere il modello a porti turistici e marine su scala più ampia.
La replicabilità industriale sarà il vero banco di prova. Un impianto pilota dimostra che l’integrazione è tecnicamente possibile, ma la sua diffusione dipenderà dalla capacità di adattare la soluzione a strutture differenti, garantire prestazioni affidabili nel tempo e dimostrare un ritorno economico adeguato. Ogni contesto presenta infatti caratteristiche specifiche in termini di esposizione al moto ondoso, irraggiamento, traffico di imbarcazioni, fabbisogni elettrici e vincoli infrastrutturali. La standardizzazione dei componenti e delle procedure di installazione potrà essere decisiva per trasformare un progetto sperimentale in un’offerta commerciale replicabile.
Il valore del progetto va oltre i kilowatt
I primi riscontri ottenuti all’Isola del Giglio, secondo quanto comunicato dalle aziende coinvolte, confermano la possibilità di far operare insieme le due tecnologie in ambiente marino. La pavimentazione fotovoltaica di New Time ha mantenuto la propria funzione originaria, mentre i Seadamp hanno svolto le attività di smorzamento delle sollecitazioni, stabilizzazione del sistema di ormeggio e recupero energetico dal moto ondoso. Si tratta di un risultato significativo sul piano dell’integrazione progettuale, che dovrà essere accompagnato da misurazioni continuative per quantificare produzione, affidabilità e risparmi.
















