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Maurizio Leo, viceministro MEF

Milano – Il Codice tributario arriverà in Consiglio dei ministri entro ottobre e sarà il punto d’arrivo della riforma fiscale, dopo gli otto Testi unici in vigore dal 1° gennaio 2027. Lo ha annunciato Maurizio Leo, viceministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, al Cnpr forum speciale “Il nuovo Fisco 2027”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili e seguito da oltre tremila connessioni.

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Codice tributario e Testi unici, come cambia il Fisco

La riforma, finanziata con quattro miliardi di euro, riunisce oltre 400 interventi normativi e uniforma la disciplina delle imposte sui redditi, compresi i regimi forfettari. Per il passaggio, il Dipartimento delle Finanze predisporrà un programma digitale che collega in automatico i vecchi riferimenti alle nuove disposizioni. “La tecnologia avrà un ruolo centrale”, spiega Leo: l’Amministrazione dispone di un miliardo di informazioni per le precompilate, cinque miliardi di dati sugli Isa e oltre due miliardi dalla fatturazione elettronica.

Il secondo asse è il rapporto collaborativo tra Fisco e contribuente. Il contenzioso tributario vale il 50% di quello civile in Cassazione, ma nel primo semestre 2026 i ricorsi sono calati del 17%. Tra gli strumenti indicati dal viceministro c’è il concordato preventivo biennale, con esonero dal visto di conformità, termini di accertamento ridotti di due anni ed esclusione degli interessi sulle rate. Il Governo è intervenuto anche su rateizzazioni, riscossione e sanzioni.

Una transizione lunga per studi e imprese

Per Andrea Bongi, responsabile del Comitato scientifico della Fondazione Centro studi commercialisti, è “il tentativo più importante degli ultimi quarant’anni di passare da una legislazione ‘a strati’ a una disciplina organica”. I Testi unici coprono sanzioni, tributi erariali minori, giustizia tributaria, riscossione, registro, Iva, imposte sui redditi e accertamento. Vecchie e nuove norme coesisteranno fino alla prescrizione dei controlli sul periodo d’imposta 2026.

Il Testo unico sui redditi, osserva Giuliano Mandolesi (Odcec di Roma), riunisce discipline finora separate, dal forfettario alla cedolare secca, dalle locazioni brevi alle plusvalenze immobiliari. Sull’Iva i principi restano, ma cambiano i riferimenti: “Studi e imprese dovranno aggiornare software, archivi, codici, automatismi contabili, descrizioni delle fatture e procedure interne”, avverte Emanuele Pisati (Odcec di Milano).

Sanzioni proporzionali e nodo degli adempimenti

Fabrizio Giovanni Poggiani (Odcec di Pistoia) richiama il principio di proporzionalità del decreto legislativo 87/2024, che consente un ulteriore abbattimento fino a un quarto nei casi di manifesta sproporzione. Per Alessandro Pratesi (Odcec di Pistoia) l’accertamento evolve verso la collaborazione: con il concordato i soggetti Isa aderiscono alla proposta dell’Agenzia delle Entrate per due periodi d’imposta, mentre il Fisco concentra i controlli sulle posizioni più rischiose.

“Aggiornarsi rappresenta una scelta di responsabilità”, sintetizza Antonio Canu, presidente della Fondazione. Resta però aperto, per Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, il nodo della semplificazione degli adempimenti: accanto al riordino, al software ministeriale e all’Irpef su tre scaglioni, sarà questo il banco di prova dell’efficacia reale della riforma.