Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma – Il riordino del fisco italiano entra nella fase conclusiva: il Codice tributario approderà in Consiglio dei ministri entro ottobre. Lo ha annunciato Maurizio Leo, viceministro al Ministero dell’Economia e delle Finanze, intervenendo al forum “Il nuovo fisco 2027” promosso dalla Fondazione Centro studi commercialisti, presieduta da Antonio Canu. Per contribuenti e professionisti significa arrivare a un corpo normativo unitario dopo anni di stratificazione.

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Codice tributario, l’ultimo tassello della delega

“I Testi unici rappresentano una tappa fondamentale, ma l’obiettivo finale è il Codice tributario”, ha spiegato Leo, precisando che grazie al lavoro del Consiglio superiore delle Finanze il percorso è “alle battute conclusive”. La delega fiscale è stata costruita in quattro parti: principi generali, tributi, procedimenti, testi unici e codice. Alla riforma sono stati destinati 4 miliardi di euro, risorse che secondo il viceministro un intervento di questa entità richiederebbe in misura ben maggiore.

Il punto di partenza è una produzione normativa che conta 444 provvedimenti, “che hanno ingenerato una confusione enorme”. Gli oltre 400 interventi sono stati racchiusi in otto testi unici e il meccanismo delle imposte sui redditi è stato replicato con la stessa impostazione nei regimi speciali e forfettari. Per orientarsi, il dipartimento delle Finanze pubblicherà sul proprio sito un programma che, partendo dalle vecchie norme, indica in automatico le disposizioni corrispondenti nei nuovi testi.

Meno contenzioso, più collaborazione con il Fisco

La svolta principale riguarda il rapporto tra amministrazione e contribuente, orientato alla collaborazione e alla riduzione delle liti. Il contenzioso tributario vale circa il 50% di quello civile pendente in Cassazione, ma nel primo semestre del 2026 i ricorsi sono diminuiti del 17%. Tra gli strumenti centrali c’è il concordato preventivo biennale, che prevede l’esonero dal visto di conformità, la riduzione di due anni dei termini di accertamento, l’esclusione degli interessi sulle rate e il ravvedimento speciale.

Resterà invece volontario il tax control framework, il sistema di rilevazione e gestione del rischio fiscale che consente alle imprese di misurare la propria esposizione e ridurre quella alle sanzioni. Ulteriori interventi, ha ricordato Leo, hanno riguardato le sanzioni penali, le rateizzazioni e la riscossione. Sulle criticità segnalate dai professionisti, il decreto Omnibus ha risolto la questione dei crediti d’imposta legati al Superbonus.

Un sistema tributario alimentato dai dati

Sullo sfondo c’è la trasformazione tecnologica del sistema, sostenuta da una mole crescente di informazioni: un miliardo di dati per le dichiarazioni precompilate, cinque miliardi per gli Isa, gli indici sintetici di affidabilità fiscale, e oltre due miliardi dalla fatturazione elettronica. Al webinar sono intervenuti anche gli esperti Andrea Bongi, Giuliano Mandolesi, Alessandro Pratesi, Fabrizio Giovanni Poggiani ed Emanuele Pisati.

Con il Codice in Consiglio dei ministri, il baricentro della riforma si sposterà dalla scrittura delle norme alla loro applicazione. Per studi professionali e imprese la sfida sarà assorbire un impianto ricodificato, mentre per l’amministrazione la leva decisiva resta l’uso dei dati: è su questo terreno che si misurerà la promessa di un fisco più collaborativo e meno conflittuale.