C’è chi distribuisce energia a livello territoriale, con gran risparmio di costi per gli utenti, civili e industriali. Chi fa prodotti lattiero-caseari attraverso una filiera chiusa che si auto-alimenta trasformando in energia i suoi stessi rifiuti attraverso una centrale a biogas, tra le più importanti in tutto il Mezzogiorno. E poi ancora: lanifici di impronta artigianale che lavorano come terzisti per i brand del lusso e antiche fabbriche di liquirizia e acque oligominerali riconvertite in aziende moderne e sostenibili. Aziende storiche e Pmi di ultima generazione, dinastie imprenditoriali e startupper rampanti. La Calabria che riesce a fare impresa in maniera vincente ma soprattutto sostenibile, innovativa, inclusiva, si è ritrovata al gran completo, nella sede di Confindustria Cosenza, sotto la regia attenta e soddisfatta del presidente Giovan Battista Percacciante, per la seconda tappa de “I Fenomeni di Economy”, il viaggio regione per regione che – iniziato in Sicilia il mese scorso – punta a risalire lo Stivale alla scoperta, appunto, di quelle pmi che hanno fatto della sostenibilità intesa a 360 gradi un marchio di fabbrica e uno stile imprenditoriale.

A selezionarle insieme ad Economy, ci sono due qualificatissimi talent-scout come Symbola e il Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere: alla prima spetta il compito di fare lo screening delle aziende virtuose, alla seconda di individuare quelle che esprimono le potenzialità dei territori in chiavi nuova e originale.   

L’idea di fondo che muove il progetto di Economy l’ha ribadita, nel dibattito che ha preceduto lo storytelling dei “fenomeni calabresi”, l’editore incaricato del gruppo, Alfonso Ruffo: «Più che alla potenza puntiamo all’intelligenza delle esperienze imprenditoriali che mettiamo in risalto in una apposita piattaforma destinata a diventare un hub delle buone pratiche – ha detto – l’originalità del nostro racconto sta nella particolarità degli esempi raccolti e nella loro capacità di generare emulazione per contribuire all’affermazione di un’economia più giusta e a misura d’uomo secondo l’insegnamento del Manifesto d’Assisi».

Quella di Confindustria Cosenza, in occasione della tappa calabrese, non è stata affatto un’adesione formale: «Questa iniziativa di Economy – ha tenuto a sottolineare in apertura il presidente Giovan Battista Perciaccante – premia le aziende che anche qui in Calabria si sono sapute distinguere per la loro capacità di valorizzare le risorse del territorio con intelligenza, visione e rispetto dell’ambiente e delle persone. A sceglierle ci ha pensato un panel qualificatissimo e questo è la migliore garanzia del fatto che il riconoscimento è andato alle vere eccellenze della Calabria e al loro impegno sul piano dell’innovazione, della sostenibilità, dell’inclusione. Oggi è proprio una bella giornata, che ci fa sperare in un futuro luminoso per le nostre aziende, per la crescita della Calabria».

Le premesse ci sono tutte e la conferma l’hanno data loro, le aziende regionali prescelte per entrare nel ristretto novero dei “Fenomeni di Economy” e che sono sfilate una dietro l’altra al tavolo dei relatori, per raccontare in pochi minuti come e perché si fa innovazione in Calabria. «Siamo la prima pmi innovativa ad essere stata iscritta nel registro della Calabria» ha spiegato con orgoglio Massimo Ruffolo, Ceo e founder di Altilia, un’azienda di Rende (Cosenza) specializzata nell’intelligent process automation: in sostanza l’uso dell’intelligenza artificiale e del machine-learning per la lettura automatica di documenti e l’estrazione di dati. Dopo di lui, a salire in cattedra è stato uno degli ultimi discendenti di un’azienda che è nata in Calabria quasi tre secoli prima dell’avvento dell’IA, ovvero Fortunato Amarelli, amministratore delegato dell’omonima fabbrica che dal 1731 a Rossano Calabro produce liquirizie oggi famose in tutto il mondo.

Ha sede a Gioiosa Jonica, invece, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria, la terza delle aziende che si sono guadagnate l’etichetta di “Fenomeni” e l’ingresso nell’hub dedicato di Economy. Si chiama Beautyprof, commercializza prodotti per la cura della persona e il suo presidente, Domenico Novembre, l’ha presentata come «l’unica in tutto al Sud ad avere la licenza di distribuire direttamente all’utente finale i profumi di un gigante come Dior». Sempre nel Reggino, ma nell’entroterra del lato tirrenico, a Candidoni, ha il suo headquarter il caseificio Fattoria della Piana, vera case study del settore agroalimentare italiano, con la sua produzione di mozzarelle e altri latticini che vengono distribuiti in tutto il pianeta (e sono arrivati persino sulla tavola della Casa Bianca) ma soprattutto con l’impianto di produzione biogas, una delle più grandi centrali agroenergetiche del Centro e Sud Italia, che consente di produrre energia in modo totalmente ecosostenibile trasformando scarti, letami e liquami delle stalle in un gas biologico che diventa “motore” per l’alimentazione di tutti i processi produttivi. 

Sempre nel settore dell’economia circolare, ha il suo core-business Calabria Maceri, azienda cosentina leader nella gestione integrata dei rifiuti in tutto il Meridione, scelta anch’essa tra i Fenomeni di Economy assieme a Ecologia Oggi Spa di Eugenio Guarascio e ad un’altra impresa con sede nella zona industriale di Zumpano alle porte di Cosenza, che rappresenta praticamente un unicum tra le realtà produttive calabresi: e cioè la Omnia Energia, una “Energy service company” specializzata nel fornire alle persone e alle imprese soluzioni di riduzione ed efficienza energetica mediante prodotti e servizi altamente innovativi. Un’azienda nata e cresciuta in Calabria (i suoi dipendenti sono tutti laureati all’Università di Cosenza) che oggi fa concorrenza a un colosso come Enel.

Nel club delle eccellenze calabresi selezionate per Economy da Symbola e Istituto Tagliacarne, un posto di diritto non poteva non spettare anche agli alfieri dell’agroalimentare regionale oggi impegnati con decisione sul fronte della sostenibilità e cioè le Cantine Librandi di Cirò (Kr), l’Olearia San Giorgio di San Giorgio Morgeto (Rc), l’azienda vitivinicola cosentina Terre del Gufo e la storica Acqua Mangiatorella di Stilo (Rc), una delle poche aziende nazionali produttrici di acqua rimasta ancora a capitale interamente italiano. 

A chiudere la carrellata dei “Fenomeni” calabresi, sfilati nella sede della Confindustria Cosenza, si sono alternati Entopan (azienda di Caraffa di Catanzaro che si occupa di innovazione territoriale, sociale, tecnologica e digitale) e due realtà di casa a Soveria Mannelli, nel Catanzarese: il Lanificio Leo, la più antica fabbrica tessile della Calabria oggi diventata un’azienda-museo votata al recupero di risorse e tradizioni del territorio che lavora per le grandi maison di moda e la celebrata casa editrice Rubbettino, la regina dell’editoria calabrese che da anni per ogni libro pubblicato pianta un nuovo albero.

«Sono tutti casi emblematici di come si possa fare impresa e avere successo nel rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, dei fornitori, del territorio circostante, dei giovani e delle donne diventando preziosi punti di riferimento per la comunità allargata di riferimento. Un modo di produrre e distribuire ricchezza che può e deve diventare un modello diffuso per un Paese, come l’Italia, rispettato nel mondo per la bellezza e la bontà delle cose che produce» ha chiosato Alfonso Ruffo nel tirare le fila della presentazione dell’edizione calabrese di “Fenomeni”, la cui prossima tappa sarà in Puglia, a Bari, il prossimo 11 dicembre.

All’evento in Confindustria ha presenziato anche Chiara Pollicina, responsabile per il Sud delle piccole imprese di Sace, partner di Economy in questo format. «Accelerare la transizione digitale e sostenibile delle Pmi aiuta a “compattare” e trainare lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e del sistema economico nazionale nel suo complesso – sono state le sue parole – anche perché fa da export booster: quasi il 70% delle imprese che investe nella duplice transizione esporta anche sui mercati esteri, mentre quelle che puntano solo su uno dei due aspetti (innovazione o sostenibilità) esportano meno del 50%. Tenendo ben chiari questi punti, abbiamo messo al centro della nostra missione il supporto a tutte le realtà che fanno investimenti innovativi e green in Italia e ovviamente in Calabria. Chi investe in innovazione e digitalizzazione, infatti, rafforza la propria competitività e resilienza ed esporta di più e meglio».