Paolo Bazzoni è presidente della Camera Commercio Italiana in Cina (che ha 800 soci) è da 20 anni opera nel paese del Dragone. Una lasso di tempo così lungo da poter essere la persona più indicata a fornire una previsione su cosa accadrà nell’immediato futuro in un mercato che sta vivendo tante contraddizioni: dalla gestione del post covid alla crisi immobiliare. «All’inizio del 2023 c’era un’aspettativa di ripresa, – dice – ma è stato un rimbalzino di tre mesi che si è poi fermato. Abbiamo fatto una survey ad aprile in cui la cautela è il feedback che arrivava dalle nostre aziende. Abbiamo fotografato due terzi delle nostre aziende. Hanno risposto in quasi 400. La fotografia del 2023 è meno positiva di quello che ci si aspettava. La Cina si è un po’ impantanata su schemi che non sono così coerenti sul nuovo modello di crescita. Le aziende cinesi per qualità e capacità sono all’altezza in qualsiasi settore e competono con le nostre, ma anche loro vivono un cambiamento». Che le realtà italiane attendono. Intanto però spiega Bazzoni: «La maggioranza delle nostre aziende continua a credere e a essere focalizzata sul fatto che la cina sia un’opportunità che va sfruttata. Non è più la sola opportunità. Molte delle nostre aziende stanno ridistribuendo in modo oculato sulle aree limitrofe. Il mercato Cina è il più grosso e il più competitivo, mentre quelli vicini sono meno sviluppati. Molti stanno tenendo gli investimenti in Cina e aspettano, ma operano anche sui mercati Asea»