Reverse charge cos'è

L’ordinamento italiano prevede dei casi nei quali è possibile applicare la cosiddetta inversione contabile, meglio conosciuta come reverse charge. Si tratta di una pratica che consente lo spostamento degli obblighi fiscali relativi al pagamento dell’IVA da chi emette la fattura a chi la riceve. Si va, in buona sostanza, ad invertire il normale procedimento che si verifica quando si acquista un bene o servizio con l’obbligo all’integrazione e al versamento dell’IVA che dal venditore passerà al compratore. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta cercando di comprendere a pieno cos’è il reverse charge, come funziona e quando può essere applicato.

Reverse charge: cos’è

Per comprendere a pieno cos’è il reverse charge è necessario partire dal suo opposto, ovvero da ciò che normalmente avviene quando c’è una transazione economica tra un venditore di bene o servizio ed un compratore. Chi vende emette una fattura nella quale confluiscono sia il prezzo del bene o servizio erogato che l’IVA spettante, ad esempio al 22%. Ecco che il totale da pagare per il compratore sarà pari all’importo dovuto con l’aggiunta dell’imposta sul valore aggiunto. In questo caso è l’IVA è a carico di chi acquista, mentre spetterà a chi vende versarla all’Agenzia delle Entrate.

Nel caso reverse charge, invece, le normali regole si invertono: il venditore emette la fattura priva di IVA, con il compratore che avrà l’obbligo di integrarla secondo le normali regole previste dall’Agenzia delle Entrate. In questo caso nella fattura rilasciata dal venditore dovrà essere riportata la dicitura operazione soggetta al reverse charge ex art. 17 DPR 633/1972. Da un punto di vista strettamente pratico, il venditore scarica l’obbligo di fornire l’IVA sulla transazione effettuata al compratore, che dovrà provvedere al versamento dell’imposta all’Agenzia delle Entrate.

Reverse charge, come funziona e quando si applica

L’inversione contabile si può applicare soltanto in alcuni casi specifici previsti dall’ordinamento italiano. Si tratta, nello specifico, della cessione intracomunitaria di beni; della prestazione dei servizi da soggetti intracomunitari come Google Adsense, Facebook ads, affiliazioni o commissioni da Amazon. In tutti questi casi spetta al soggetto che riceve la fattura con la dicitura reverse charge (il compratore) di registrare contabilmente la sua autofattura e provvedere al versamento dell’IVA. Sarà inoltre necessario che il compratore presenti i dichiarativi predisposti per le operazioni intracomunitarie, se il reverse charge è effettuato nei casi di prestazioni di servizi e cessioni di beni nell’ambito dell’Unione Europea.

Si ricorda poi che anche i soggetti che hanno scelto il regime forfettario possono utilizzre il reverse charge. Dovranno quindi provvedere all’emissione dell’autofattura, versando dunque l’IVA alle stesse condizioni che sono state fin qui spiegate, con la sostanziale differenza che in questo caso il versamento dell’imposta sul valore aggiunto non potrà essere portato in detrazione secondo quanto previsto per chi sceglie la tassazione agevolata del regime forfettario.