Il conflitto tra Russia ed Ucraina continua a preoccupare l’intero globo visto le implicazioni che lo stesso ha sui mercati, specie su quelli energetici e delle materie prime, e la totale assenza in questa fase di reali strade negoziali che possano porre fine alla guerra. Putin, dal canto suo, continua a sostenere che le sanzioni applicate dall’Europa a Mosca non scalfiranno l’economia russa che, a suo dire, sarebbe in forte espansione, soprattutto grazie alla collaborazione con Paesi non occidentali. È in quest’ottica che il presidente russo ha avanzato l’ipotesi di una moneta unica dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che possa andare a contrastare il valore del dollaro.
La nuova moneta di Putin con India e Cina
Il presidente russo Vladimir Putin ne ha parlato nel corso della riunione di ieri, 23 giugno, con i presidenti dei Paesi Brics e, secondo le indiscrezioni, l’idea avrebbe trovato l’appoggio anche di Cina ed India. A preoccupare in tal senso è soprattutto la posizione della Cina che nell’invasione russa in Ucraina studia anche le mosse che potrebbe mettere in atto per conquistare Taiwan. La Repubblica Popolare Cinese è fin qui stata molto ambigua sul conflitto scoppiato in Europa, non criticando mai del tutto l’operato di Putin, ma anzi approfittandone per acquistare, proprio da Mosca, il gas e il petrolio che la stessa non vende più in Europa.
L’ipotesi della moneta unica rafforzerebbe di sicuro il legame tra i Paesi interessati, andando a creare un nuovo blocco che potrebbe minare la stabilità dell’Occidente visto soprattutto il potenziale di grande crescita da qui ai prossimi anni dei Brics. Ci sono tuttavia degli elementi sfavorevoli per questa nuova potenziale moneta anti dollaro.
Anzitutto questa nuova valuta di riserva dovrebbe essere stabile e con bassa volatilità, ma nei Paesi Brics la valuta meno volatile è lo yuan cinese, che però solo di recente è entrato nel paniere delle valute di riserva del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Tutte le altre monete del gruppo, specie il rublo russo, hanno invece caratteristiche ben diverse. Inoltre, alla fine del 2021, quasi il 60% delle riserve delle banche centrali mondiali erano denominate in dollari Usa, seguiti a distanza da euro, yen giapponese, sterlina britannica e appunto yuan. Un progetto che partirebbe dunque con alcuni ostacoli non trascurabili.
















