ATHOS CAUCHIOLI HACKER ETICO

Athos Cauchioli oggi è il Ceo di NESQ, azienda che offre prodotti di cybersecurity. Ma c’è stato un tempo in cui non metteva la giacca per andare a spiegare agli imprenditori come ci si può difendere dai rischi cyber e che cosa c’è nascosto negli abissi del dark  web.

Hacker chi sono in realtà 

«Sì, sono un ex hacker – racconta – e mi voglio soffermare sull’etimologia di questo termine. Tradotto letteralmente è “smanettone”, ma per me un hacker è una persona brillante in matematica che fa fare all’informatica quello che vuole.  La parola ha assunto però una connotazione negativa. Per cui se mi presento a un imprenditore e dico “sono un hacker” si spaventa. Se dico “ex hacker” si fida».

Al convegno organizzato da Economy sul tema “cybercrime e gestione del rischio in azienda” Cauchioli ha parlato sulla base della sua esperienza personale illustrando le modalità utilizzate dai criminali informatici per ogni forma di “attacco”, da quello personale (adescamento, phising, truffe) a quello aziendale (criptolocker – ransomware).

«La mia azienda è nata nel 1996 – ha spiegato l’ex hacker alla platea venuta ad ascoltarla a Monza – e i miei primi clienti li ho presi in un modo particolare. Andavo da loro e dicevo: “Se tra una settimana arrivo con i vostri dati in mano, me lo date il lavoro?”. Puntualmente andava così. Oggi lavoriamo in tutta Europa e facciamo lavori anche per Israele».

Cyberattacks portati con app presenti nel darkweb

«I dati odierni fanno paura – sono state ancora le parole di Cauchioli – in 24 ore, ogni giorno, ci sono 73 milioni di intrusioni. Sono 17 milioni quelle che colpiscono le aziende. Dal maggio 2021 i malware sono calati del 6% e le intrusioni aumentate del 21. Poi ci sono i ransomware che chiedono i riscatti per far ripartire un sistema dopo che l’hanno bloccato. Le intrusioni crescono anche per la presenza di app presenti nel dark web che permettono di attaccare.

L’altro tema è quello delle cryptovalute, molto semplici da rubare. E poi ci sono i sistemi Ot, che sono molto vulnerabili. Strumenti che funzionano grazie al loro collegamento con la Rete. Se colpiti, possono fornire una miriade di informazioni e addirittura possono essere controllati. C’è chi è riuscito a far scoppiare, da remoto, il forno di una acciaieria».