Negli Stati Uniti, i sondaggi della Gallup hanno rilevato una diminuzione nel tempo dell’adesione al vegetarianismo. Dal 2001 al 2023, la percentuale della popolazione americana che si identifica come ‘vegetariana’ è diminuita di un terzo, passando dal 6% al 4%. La scelta di evitare la carne è fortemente legata all’orientamento politico. Secondo la Gallup, il 9% dei ‘progressisti’, noti come ‘liberals’ in ambito politico americano, si dichiara vegetariano; questo è tre volte superiore alla percentuale tra i moderati e i conservatori. Il declino dei ‘vegani’ è particolarmente significativo: sono passati dal 3% della popolazione nel 2018 all’1% nel 2023 e rischiano di scomparire completamente, almeno dai dati statistici…

Nel frattempo, in linea con i dati appena citati, si prevede che il consumo di carne negli Stati Uniti continuerà a crescere, raggiungendo poco più di 107 kg pro capite entro il 2032. La novità sta nel tipo di carne consumata, con un leggero aumento del consumo di pollo rispetto alla carne rossa. La Commissione Europea, al contrario, prevede una modesta riduzione nel consumo di carne di manzo entro il 2031, attualmente a circa 70 kg pro capite nell’Unione Europea. Questa riduzione sarà compensata da un aumento nel consumo di pollame, che dovrebbe raggiungere i 24,8 kg pro capite, insieme alla carne di pecora e di capra, la cui produzione europea dovrebbe aumentare annualmente dello 0,3%.

Se le persone continuano a “votare con la forchetta”, potrebbe essere difficile abbandonare completamente la vecchia formula democratica del massimo beneficio per il maggior numero di individui, anche se questo comporta il rischio della “tirannia della maggioranza”.