Tra provette e centrifughenon c’è più il divario di genere

Coinvolgere le imprese in un percorso di empowerment femminile e dare visibilità alle pratiche più virtuose e innovative. È questo l’obiettivo che si prefigge il premio «Women Value Company Intesa Sanpaolo», istituito dalla Fondazione Marisa Bellisario e dal Gruppo Intesa Sanpaolo  (l’unica azienda italiana inserita nell’indice 2018 Bloomberg Gender-Equality Index, che valuta l’impegno e le azioni delle principali società quotate a livello globale), che ha coinvolto centinaia di imprenditrici di generazioni e settori diversi, creando un importante scambio di esperienze di successo basato sul merito, sul talento, sulle nuove idee. L’ultimo speciale riconoscimento del «Women Value Company Intesa Sanpaolo» è stato conferito il 14 giugno dello scorso anno a due imprese, una piccola e una di medie dimensioni, che si sono distinte nella gestione della gender diversity, attraverso politiche e strategie di sviluppo, promozione delle carriere femminili, azioni innovative ed efficaci di welfare aziendale. Ad aggiudicarsi il premio sono state Zeta Service, con sede principale a Milano, e Arterra Bioscience, piccola impresa biotech con sede a Napoli, che sviluppa tecnologie innovative per l’individuazione di molecole ad attività dermo-cosmetica.

Ecco le loro storie.

Nel mio campo non si fa questione di gender, non ci classifichiamo tra maschi e femmine ed io sul lavoro non ho mai avuto più difficoltà rispetto a un uomo, perché per noi non c’è differenza. Anzi, credo che la duttilità tipica delle donne e la nostra capacità di seguire la logica ci rendano più adatte al business e al laboratorio». Eccola, l’immancabile eccezione che conferma la regola. Ce la serve su un piatto d’argento una ricercatrice che dopo dieci anni di esperienza a San Diego  ha sentito il bisogno di tornare a vivere alle pendici del Vesuvio, nella sua Napul’è mille culure, per aprire proprio lì Arterra Bioscience, un’impresa biotech che sviluppa tecnologie innovative per la scoperta e la produzione di molecole attive di origine biologica utilizzate in particolare nei settori della dermo-cosmetica e dell’agricoltura. 

Gabriella Colucci, dopo aver approfondito la sua formazione presso la University California San Diego, nel 2004 è rientrata in Italia e si è imposta da leader in un settore, quello del biotech, che stava iniziando a crescere: «Dopo tanti anni passati negli States il mio desiderio di tornare a Napoli e mettere alla prova le mie capacità era sempre più forte – ci racconta – Mi hanno seguito Fabio Apone, tuttora direttore scientifico di Arterra, e due tecniche di laboratorio californiane che sono state con noi per due anni. Così, con tante aspettative e mille progetti, siamo decollati». Insieme al suo team, ha spiccato davvero il volo: 2,2 milioni di euro di fatturato nel 2017, 15 brevetti rilasciati, 23 collaboratori di cui ben 17 impiegati in ricerca e sviluppo, perché «noi siamo il laboratorio di altre società, e per svolgere in modo eccellente questo compito dobbiamo essere sempre aggiornati sulle novità scientifiche» spiega la founder di Arterra Bioscience. 

Gabriella Colucci e la sua carriera hanno sdoganato diversi luoghi comuni: dal Bel Paese non tutti i cervelli migliori fuggono, in Italia è possibile fare ricerca di altissimo livello – anche se con finanziamenti minori rispetto agli USA -, anche le donne possono ricoprire ruoli decisionali in discipline pensate nell’immaginario collettivo come prettamente maschili – ad esempio le STEM Science, Technology, Engineering and Mathematics  – senza essere discriminate. 

L’ideatrice di Arterra è sicuramente un esempio positivo di come l’innovazione e lo studio possano contrastare il fenomeno dello human capital flight e portare una piccola realtà a grandi traguardi, e proprio per questi motivi ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui nel solo 2018 il Women Value Company Intesa Sanpaolo – dedicato alle PMI che hanno saputo valorizzare le competenze e le carriere femminili – e Donna innovatrice europea – riservato alle donne di successo che hanno portato sul mercato le loro idee innovative -: «Il mio team è costituito per l’85% dal cosiddetto “gentil sesso”, e tutte noi abbiamo accolto questi premi molto positivamente, con grande entusiasmo e fierezza – prosegue Colucci – Ma le mie vittorie sono state importanti non solo per me e per il settore della ricerca, ma anche per Napoli, perché hanno dimostrato che una città così bistrattata, che viene sempre collegata alla delinquenza e a Gomorra, può essere bella e produttiva, creativa e di cultura grazie a poli universitari forti e prestigiosi». Non è tanto la questione di genere quella che ha spinto Gabriella Colucci a partecipare, quanto la volontà di puntare i riflettori su un campo, quello di R&S, imprescindibile per la crescita e che ha bisogno di ricevere finanziamenti maggiori. «Uomini e donne devono competere l’uno affianco all’altra, senza premi dedicati a uno specifico sesso – conclude la fondatrice di Arterra – E che vinca il migliore».

[articlepreview id=”3614″ link=”https://www.economymagazine.it/modelli/2019/03/07/news/la-maternita-e-un-master-che-sviluppa-la-leadership-3614/”]