Tassi mutui prima casa aumenti

In Italia, così come in tanti altri paesi europei, si è registrato in questi primi mesi del 2022 un forte carovita dovuto principalmente al rincaro dei costi energetici così come alla ripresa economica dovuta alla pandemia. Secondo l’Istat gli aumenti potrebbero arrivare a toccare un +5,7% su base annua, ben oltre dunque il 2% che era stato preventivato dalla Banca centrale europea. La forte inflazione potrebbe portare ad un rialzo dei tassi di interesse per i mutui sulla prima casa e i finanziamenti.

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Tassi mutui prima casa, gli aumenti legati all’inflazione

Al dato pratico, un aumento costate dell’inflazione porta ad una perdita del potere d’acquisto dei cittadini, i cui stipendi non crescono alla stessa velocità dell’inflazione stessa. Agli investimenti, di conseguenza, si preferiscono i risparmi con una seguente riduzione della domanda e un più lento rallentamento dell’aumento dei prezzi. In tale ottica si percepisce il legame stretto che c’è tra mutui e inflazione, visto che per contrastarla la Banca centrale europea interviene sui tassi d’interesse che determinano il costo del denaro. Quest’ultimo cresce se aumenta l’inflazione e diminuisce quando si cercano di incentivare gli investimenti e, poiché dai tassi della Bce dipendono anche i tassi d’interessi applicate dalle singole banche sui finanziamenti si intuisce come l’intero sistema possa risentire del costo del denaro.

I problemi principali sui mutui della prima casa rappresentano in particolar modo chi ha un tasso variabile. Nel caso del fisso, infatti, il tasso rimane quello pattuito in sede di contrattazione e non muta nel tempo andando ad influenzare le rate che si dovranno sostenere negli anni.

Il tasso variabile, invece, risente dell’indice Euribor, che ad oggi è su valori decimante negativi. Nel caso di un aumento costante dell’inflazione appare dunque evidente come questo influenzerà i tassi e dunque l’entità delle rate da sostenere.