Quando si richiede un prestito è bene prestare grande attenzioni ai tassi di interesse che verranno applicati, alla restituzione, della somma ricevuta. Possiamo dunque dire che i tassi di interesse rappresentano il costo del denaro da prendere in prestito, ma possono anche riferirsi a quanto frutterà nel tempo un risparmio depositato in un conto di risparmio. Proviamo dunque a capire meglio cosa sono i tassi di interesse, come vengono calcolati e quali sono le loro caratteristiche.
Tassi di interesse, cosa sono
In base a quanto detto in precedenza, il tasso di interesse rappresenta il costo che il mutuatario deve pagare al prestatore per poter aprire un prestito. Si tratta, più nel dettaglio, di una percentuale detta anche principio che verrà addebitata periodicamente al prestatore, nei termini e nelle modalità previste dal contratto sottoscritto.
Il tasso di interesse viene determinato in base a diversi fattori considerabili di rischio, motivo per il quale all’aumentare della rischiosità del prestito, crescerà anche il tasso di interesse. In tale ottica si può affermare che il principio – la percentuale – è il risarcimento che il creditore riceve per sopperire al rischio di insolvenza del debitore alla scadenza del contratto.
I rischi che vengono valutati nella determinazione del tasso di interesse sono, nello specifico, quelli del mutuatario di non rimborsare il debito, quelli inerenti la garanzia se il rimborso del prestito è garantito, quelli relativi al tasso di inflazione – che potrebbe rendere meno prezioso il tasso di interesse concordato -, quelli relativi alla durata del contratto e quelli relativi al costo dei fondi.
Il tasso di interesse minimo in un Paese è stabilito dalla Banca Centrale che genera reddito per il tesoro nazionale concedendo prestiti alle banche commerciali addebitando loro gli interessi. Se la Banca Centrale concede prestiti con tassi di interessi più bassi, anche le banche commerciai potranno contrarre prestiti a tassi decisamente più convenienti, stimolando in tal modo l’economia. Nel caso contrario, invece, un innalzamento del tasso di interesse della Banca Centrale avrebbe ripercussioni su tutta l’economia e la politica monetaria del Paese in questione.
Tassi di interesse, come si dividono
Quando si parla di tassi di interesse è bene ricordare la divisione portata avanti dagli economisti per poterne differenziare le tipologie. Più nel dettaglio si fa riferimento ai tassi di interesse nominale e a quelli reali.
Il tasso di interesse nominale è quello che viene concordato in sede di contrattazione e pagato. Ecco dunque che per un mutuo per un’abitazione il tasso di interesse dovuto dall’acquirente è quello nominale.
Diverso è, invece, il tasso di interesse reale. Quest’ultimo tiene conto anche dell’inflazione e, dunque, del generale livello dei prezzi che, come noto, tendono ad aumentare con il passare del tempo. Ecco quindi che il tasso di interesse reale corrisponde al tasso di interesse nominale meno l’inflazione presente nel Paese nel quale si è richiesto ed ottenuto il prestito. Con tale indicatore si capisce quanto l’importo ricevuto in prestito potrà essere utilizzato nell’economia reale.
















