Domani inizia una nuova fase di cassa integrazione ordinaria di 13 settimane per 3.500 dipendenti del siderurgico di Taranto del gruppo Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Lo ha annunciato il direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci ai sindacati spiegando «che la nuova Cig è dovuta ai problemi del sito di Taranto a partire dalla inattività dell’altoforno 2 da marzo 2020 per circa un anno, che ha privato lo stabilimento della produzione di circa 5 mila tonnellate di ghisa». A questo, Acciaierie d’Italia aggiunge lostop dell’altoforno 4, a partire da aprile scorso, con la perdita sino a luglio scorso di altre 5 mila tonnellate di ghisa. Per finire, nella lettera che avvia la procedura di Cig, l’azienda cita il nuovo stop dell’altoforno 4 dal 1° dicembre scorso per problemi impiantistici che si stanno affrontando con nuovi lavori. «L’ulteriore fermata dell’altoforno 4 – sostiene l’azienda – si ripercuote sulla laminazione e rilavorazione a valle, nonché sull’acciaieria 1, anch’essa soggetta a fermata».

Da luglio 2019 dipendenti sempre in Cig (con varie causali)

È da luglio 2019, cioè da pochi mesi dopo il subentro alla gestione di Ilva in amministrazione straordinaria che ArcelorMittal Italia prima e Acciaierie d’Italia dopo – in quest’ultima società è presente lo Stato con Invitalia che, col versamento di 400 mln, detiene il 38% del capitale sociale, il 50% dei diritti di voto ed esprime il presidente del Cda Franco Bernabè e due consiglieri –   stanno sistematicamente ricorrendo alla cassa integrazione tra ordinaria e Covid. Da allora non c’è mai stata interruzione di Cig che attualmente è usata per circa 2 mila dipendenti effettivi su 3.500 di richiesta massima anche se l’anno scorso, a causa del Covid, ci sono state punte reali di 4 mila cassintegrati. La Cig appena terminata a Taranto era stata aperta a fine settembre. A questo ulteriore ciclo di cassa integrazione di fine 2021-inizio 2022 si aggiungono le varie fermate che diversi impianti sia del ciclo primario come gli altiforni che a valle di esso, come il Treno nastri, hanno avuto nei giorni scorsi per problemi diversi. Tutto questo ha fatto sì che il sito di Taranto non chiuderà il 2021 a 5 milioni di tonnellate di acciaio come previsto mesi addietro, ma intorno ai 4 contro i poco più di 3 dello scorso anno, minimo storico. E, ciò nonostante, un mercato siderurgico decisamente positivo.