Negli ultimi 5 anni gli investimenti in Italia nel settore idrico sono saliti da 40 a 49 euro annui per abitante, in crescita del 22% dal 2017, mentre il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha destinato 4,4 miliardi per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo. Tuttavia, ci sono degli attriti non ancora risolti. Innanzitutto, per una quota di più di 8 milioni di cittadini, soprattutto al Sud, permangono gestioni comunali in ‘economia’, con una drastica riduzione degli investimenti a 8 euro per abitante. Secondariamente, il consumo pro capite di acqua è elevato: 236 litri per abitante al giorno contro una media europea di 125 l. In terzo luogo, sul fronte della depurazione ci sono ancora 939 agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti sottoposti a procedure di infrazione.

Dall’avvio di ARERA investimenti cresciuti del 47%

Con il trasferimento delle competenze di regolazione e controllo nel 2012 all’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), dopo anni di instabilità, gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante. Per il 2020-2021 si stima un valore pro capite di 49 euro, un dato in aumento del 22% rispetto al 2017 (40 euro per abitante) e di oltre il 47% rispetto al 2012, ma ancora lontano dalla media europea che è di circa 100 euro.

Obiettivi degli investimenti

La priorità riguarda il contenimento dei livelli di perdite idriche che assorbe quasi un terzo degli investimenti realizzati (32%); seguono gli investimenti nelle condotte fognarie (21%) e quelli per gli impianti di depurazione (14%). Con il Pnrr, i 4,4 miliardi di investimenti per la risorsa idrica, sono già stati finanziati 75 progetti di manutenzione straordinaria e di potenziamento e completamento delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria.

 Opportunità e divari

La presidente di Utilitalia, Michaela Castelli spiega: questi investimenti sono di fondamentali importanza “per una gestione più efficiente della risorsa idrica […] Si tratta di una mole significativa di investimenti che potrà contribuire, da un lato, a colmare il divario infrastrutturale del Sud, e dall’altro lato a rendere le reti più resilienti di fronte agli effetti della crisi climatica.” Difatti, da un punto di vista strutturale, permane il divario tra aree del Paese e in confronto ai livelli europei.

La stima degli investimenti realizzati dai gestori industriali nel biennio 2020-2021 è pari a 65 euro l’anno per abitante per il Centro, seguito dal Nord-Ovest (52 euro) e dal Nord-Est (48); decisamente più bassa la stima per il Sud, pari a 35 euro l’anno per abitante. Inoltre, lo stesso dato crolla nelle gestioni “in economia”, dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico: qui gli investimenti medi annui si attestano a 8 euro.

“C’è ancora da recuperare molta strada rispetto ai Paesi europei più avanzati, ma la presenza di operatori industriali che si occupano del ciclo idrico integrato, il sostegno offerto dal PNRR e l’attenzione del regolatore consentono […] -di- colmare il divario infrastrutturale del Paese e tra le diverse aree d’Italia, e per raggiungere i migliori standard […] dei servizi offerti ai cittadini”, evidenzia Stefano Pareglio, presidente della Fondazione Utilitatis.

Consumi elevati

Attenzione va data anche al consumo pro capite di acqua potabile. Come riportato nei capitoli del Blue Book curati da Istat, il consumo pro capite di acqua potabile si attesta nel 2018 intorno ai 215 litri per abitante al giorno, rispetto a 220 litri del 2015: nonostante i valori si siano ridotti, il consumo idrico nazionale è comunque elevato se si considera che la media dei Paesi europei ruota intorno ai 125 litri (dato Eureau). Per di più, nei Comuni capoluogo e Città metropolitane italiane, nel 2020 il dato sale ulteriormente fino a 236 litri.

Depurazione e dispersione reti e percezione del servizio

Per ciò che attiene a fognatura e depurazione, permangono ancora alcune criticità rispetto al livello di adeguatezza del sistema alla normativa settoriale: le procedure di infrazione per la mancata o inadeguata attuazione della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane interessano ancora 939 agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti equivalenti.

Il 73% delle procedure d’infrazione si concentra al Sud, dove il servizio è gestito in gran parte direttamente dai comuni.

La dispersione di acqua dalle reti rimane consistente con una media del 40% con un Nord meno peggio che registra 32% di perdite.

CDP: finanza sostenibile

La presentazione tenutasi a Roma il 21 Marzo 2022, ha visto la collaborazione di Cassa Depositi e Prestiti. Il capitolo curato dall’istituzione finanziaria italiana ha mostrato come la finanza sostenibile, in crescita a livello globale, possa essere un’opportunità per il settore, in ottica ESG.

Ci sono segnali ambivalenti. Da un lato vi sono prospettive positive legate ai recenti interventi del regolatore a favore degli investimenti sostenibili: prestiti green hanno raggiunto i 13 miliardi di euro; obbligazioni sostenibili hanno raggiunto 300 miliardi di euro; sono stati emessi 14 minibond green, social e SDG linked, per un controvalore di quasi 78 milioni di euro. Dati importanti se si considera che fino al 2018 non risultavano emissioni di questo tipo. D’altra parte, si scontrano ancora con il ritardo di alcune realtà aziendali nell’adottare pratiche di rendicontazione della sostenibilità, essenziali per attrarre investitori sempre più attenti a queste tematiche.