pensiero strategico teoria dei giochi

Le aziende che competono in un mercato, i diplomatici che negoziano un trattato, i giocatori che scommettono in un gioco di carte e persino coloro che si trovano di fronte a una proposta di matrimonio devono fare scelte strategiche per le quali si può applicare la teoria dei giochi.

Breve storia della scienza della strategia

Limitandoci al campo economico e matematico il primo esempio di analisi formale della teoria dei giochi fu opera di Antoine Cournot (Recherches sur les principes mathématiques de la théorie des richesses, 1838), sul comportamento commerciale di due imprese che producevano gli stessi prodotti con costi identici ma si contendevano il massimo profitto in un mercato limitato. La teoria strategica del gioco fu poi formalizzata nel 1921 dal matematico Émile Borel (La théorie du jeu et les équations intégrales à noyau symétrique gauche) che fece da guida nel 1928 al primo lavoro su questo tema di John von Neumann, poi completamente sviluppato nell’opera del 1944 Theory of Games and Economic Behavior, scritta con Oskar Morgenstern.

I due autori hanno studiato i giochi a “somma zero”, in cui gli interessi di due giocatori sono così strettamente opposti che i giochi sono puro conflitto, con il guadagno di una persona che porta sempre alla perdita dell’altro: un buon esempio sono gli scacchi, che hanno un vincitore e un perdente. Ma i giochi non devono essere per forza a somma zero: i giocatori possono impegnarsi in giochi a somma positiva, oppure possono provocarsi danni reciproci (somma negativa), ad esempio con l’incapacità di prevenire una guerra. John Nash — in quattro articoli scritti fra il 1950 e il 1953 — ha trattato il caso più generale e realistico in cui un gioco coinvolge una miscela di interessi e rivalità comuni e un numero qualsiasi di giocatori. Altri teorici, in particolare Reinhard Selten e John Harsanyi — che hanno condiviso il premio Nobel per l’economia nel 1994 con Nash — hanno studiato giochi ancora più complessi in cui un giocatore ha più informazioni degli altri.

Gioco e pensiero strategico

Chiunque ha dovuto prendere una decisione strategica tenendo conto di ciò che faranno gli altri ha usato, anche inconsapevolmente, la teoria dei giochi. In una partita a scacchi l’esito del gioco dipende non solo dalle mosse di un giocatore, ma anche dalle azioni dell’avversario. Quando si sceglie una “strategia”, un giocatore deve tenere conto delle scelte dell’avversario. Ma queste a loro volta si basano sul pensare alla linea d’azione che il giocatore potrebbe intraprendere. La teoria dei giochi studia questo processo decisionale interdipendente e identifica la strategia ottimale, ovvero la migliore linea d’azione per ciascun giocatore in risposta alle azioni degli altri e come questo porta a un risultato di equilibrio, in cui nessun giocatore ha motivo di cambiare la propria strategia. Poiché le situazioni che implicano decisioni interdipendenti si verificano frequentemente in campo economico, ecco una ragione dell’applicazione della teoria dei giochi nel pensiero strategico.

Strategia e gioco

Un gioco è l’interazione strategica tra due o più giocatori. Ogni giocatore ha una serie di possibili strategie. Per ogni strategia scelta c’è una ricompensa che dipende dalle strategie di tutti i giocatori nel gioco. La teoria dei giochi presuppone che i giocatori agiscano razionalmente, ossia cerchino di massimizzare i propri guadagni.

Vi sono diversi esempi di giochi studiati come e vere e proprie categorie di pensiero strategico: fra i più famosi ricordiamo il dilemma del prigioniero, la battaglia dei sessi, o il gioco del pollo ispirato alla prova di coraggio del film Gioventù bruciata del 1955 e altri.

La teoria dei giochi è stata utilizzata per analizzare il potere del mercato e come regolamentare i monopoli per proteggere i consumatori, una ricerca che è valsa a Jean Tirole il Premio Nobel 2014 per l’economia. Tre economisti, George Akerlof, Michael Spence e Joseph Stiglitz hanno vinto insieme il Premio Nobel nel 2001 per il loro lavoro fondamentale sui giochi con informazioni asimmetriche. Il pensiero strategico gioca un ruolo importante anche nella teoria dei contratti, per la quale Oliver Hart e Bengt Holmstrom hanno vinto insieme il Premio Nobel 2016.