Settimana corta lavoro

Un tema di grande discussione quando si parla di lavoro è quello legato alla cosiddetta settimana corta, ovvero ad una riduzione delle ore che impegnano il lavoratore. La settimana lavorativa, in questo caso, passa dagli usuali 5 giorni a 4, ma lo stipendio percepito resta immutato. Si tratta di una pratica che si sta diffondendo molto negli ultimi anni, strettamente legata al benessere psicofisico dei lavoratori che, ottenendo maggiore tempo libero, spesso mostrano una maggiore dedizione al lavoro svolto.

La settimana corta di lavoro

Ci sono naturalmente una serie di pro e contro legati alla settimana di lavoro che da cinque giorni passa a quattro, tutti più o meno legati però alla concezione che un Paese ha del mondo del lavoro. Tra i vantaggi della settimana corta c’è senza dubbio il maggior tempo libero a disposizione dei dipendenti per la propria vita privata e la famiglia. Secondo diversi studi sul tema, dall’ottenimento di maggiore tempo per se stessi deriverebbe anche un aumento della produttività sul posto di lavoro. Si va inoltre a ridurre lo stress e si evitano i cosiddetti casi di burnout, ovvero stress cronico e persistente causato dal contesto lavorativo. Vi è poi un vantaggio di natura ambientale, dovuto sostanzialmente al fatto che con un giorno di lavoro in meno si sposterebbero meno persone per andare in ufficio, con conseguente lieve riduzione delle emissioni di gas serra.

Per quel che riguarda i contro va sottolineato che si tratta di svantaggi legati sostanzialmente ad una cultura del lavoro ormai presente da anni, un retaggio del passato che fa si che lavorare meno ore porti ad una riduzione netta della produttività. Sono in molti a pensarlo, ma, come detto, diversi studi dimostrano che riducendo le ore di lavoro a settimana gli imprenditori potranno contare su dipendenti meno stressati, più motivati e, dunque, più produttivi.

Settimana corta di lavoro, dove è prevista

Sono molti i Paesi nel mondo che hanno adottato la settimana corta. Tra questi c’è la Scozia che ha lanciato un progetto pilota per vedere gli effetti provocati dalla riduzione del 20% dell’orario di lavoro dei dipendenti. C’è poi l’Islanda dove la settimana lavorativa corta ha portato ad evidenti successi. Tra il 2014 e il 2019 a Reykjavík aver lavorato 4 giorni a settimana anziché 5 ha portato ad un maggiore benessere dei dipendenti e a nessun calo della produttività.

Sperimentazioni di settimana lavorativa corta sono poi in corso in Spagna, con le ore che passano da 39 a 32, in Regno Unito con i giorni di lavoro a settimana che passano da 5 a 4 e in Giappone dove, nel 2019, Microsoft ha concesso un giorno libero in più a settimana ai propri dipendenti con il risultato che la produttività è aumentata del 40%.

C’è infine il Belgio che concede la possibilità ai lavoratori di richiedere una riduzione dei giorni lavorativi offrendosi di rimanere per più ore durante la settimana corta e scegliere di cambiare la distribuzione del monte ore lavorativo durante la settimana anche ogni sette giorni. Viene dunque lasciata grande libertà ai lavoratori, che potranno gestire il proprio tempo come meglio credono.