Putin che, come abbiamo scritto spesso su questo blog, ha la fissazione della Grande guerra patriottica contro i nazisti (argomento propagandistico usato per giustificare la guerra contro i presunti nazisti dell’Ucraina), probabilmente farebbe meglio ad andare un po’ più indietro con le citazioni storiche e ricordarsi di quel che diceva un grande stratega di due secoli fa che, a differenza sua, ha vinto più di una guerra e più di una campagna militare (tranne che in Russia, va detto).

Napoleone e il rapporto Demeter

Si sta parlando, lo avrete capito, di Napoleone. Il generale (e imperatore dei francesi) è stato ampiamente citato nell’ultimo rapporto Demeter 2022, un think tank parigino che, come suggerisce il nome, si occupa di sviluppo agricolo e di innovazione nei processi produttivi agricoli (il suo pay-off è: “De la parcelle à la planete”, dal campo alla Terra), scritto dai suoi economisti all’indomani dell’invasione e sull’onda delle notizie dal fronte che, come avrebbero poi rivelato i media internazionali, raccontavano di un’armata russa con scarsissimi rifornimenti alimentari e vettovaglie di bassissima qualità.  In una parola: quasi alla fame e quindi nelle peggiori condizioni per vincere la guerra. 

Perché, come ricordava Napoleone al suo Stato Maggiore (ecco la citazione dello studio Demeter) “une Armée marche avec son estomac”, un esercito marcia e combatte solo se ha la pancia piena (Pensate che Napoleone, nel 1810, promise un premio di 12mila franchi per chi avesse inventato un sistema per la conservazione del cibo: premio aggiudicato da un pasticciere della Champagne, Nicolas Appert, diventato poi, si capisce, chef cuisinier della Grande Armée).

Putin e i suoi generali non hanno di queste sensibilità. Anzi, da quanto si è appreso, il servizio di sussistenza militare, tutta la catena logistica che va dai fornitori agro-alimentari alle cucine da campo, è stato preda, in anni recenti, di una corruzione massiccia, trasversale, insomma tangenti e bustarelle a tutti i livelli. 

Forse è per questo che le truppe di Mosca puntano alle ricche fattorie ucraine, devastano aziende agricole prospere, grandi produttrici di grano mais e derrate alimentari d’ogni genere grazie alla straordinaria fertilità della terra, la famosa terra nera della steppa (chernozen, in ucraino) ricchissima di sostanze organiche, “la terra migliore del mondo” come ci ricorda lo stesso direttore generale di Demeter, Sébastian Abis, che ha curato l’ultimo rapporto di 400 pagine citato prima.

Russia, potenza alimentare come voleva Stalin

Certo, Putin non ha deciso l’invasione dell’Ucraina per ragioni, diciamo, agro-alimentari,  cioè a dire per dare sicurezza alimentare alla sua Russia così come la Germania di Hitler puntava allo “spazio vitale”  (Lebensraum) dei paesi dell’Est per assicurarsi “una buona colazione, un bel pranzo e una cena sontuosa” come spiegò in una intervista al “Times”,  il suo ministro della Propaganda Goebbels.

La Russia, che già nel 1914 prima della Grande guerra mondiale dominava il mercato internazionale dei cereali (primato perso immediatamente dopo la Rivoluzione del ’17 e mai più riconquistato dall’Urss), oggi è una grande potenza agro-alimentare (mentre il pil industriale è al livello del piccolissimo Portogallo) che produce il 12% del grano di tutto il mondo (85milioni di tonnellate) e ne esporta 35milioni, il 23% dell’export globale generando così 13miliardi di euro di attivo nella bilancia commerciale. 

Ma anche l’Ucraina è una grande potenza agro-alimentare. Dopo il genocidio dei contadini negli anni di Stalin, 1932-33, (obiettivo la collettivizzazione della piccola proprietà contadina: 7milioni di morti per fame, l’Holodomor che gli ucraini ricordano ogni anno il quarto sabato di novembre), Kiev è diventata uno dei maggiori esportatori di grano al mondo (25milioni di tonnellate, il 23% dell’export globale, oggi bloccato nei silos del porto di Odessa continuamente bombardati dai russi). Non solo, oggi l’Ucraina può mettere in campo – è il caso di dirlo – un sistema produttivo all’avanguardia grazie agli investimenti privati nel settore che i governi hanno favorito in questi ultimi anni. 

Ucraina: agricoltura tra le più efficienti

Droni, strumenti informatici, apparecchiature d’avanguardia per le previsioni meteo, attrezzature modernissime per la semina e la raccolta, logistica dedicata per trasportare le derrate nei grandi magazzini portuali e nei centri intermodali a ridosso delle autostrade e delle stazioni ferroviarie: oggi l’agricoltura ucraina è tra le più moderne ed efficienti al mondo.

Ecco perché non è poi così azzardato pensare che Putin abbia deciso di mettere le mani su questo straordinario patrimonio agro-alimentare e quindi di utilizzare l’arma della fame in Ucraina (e nel mondo visto la dipendenza di mezza Africa dal grano e dal mais coltivati sulle “chermozen”, sulle terre nere ucraine) per piegare il “popolo fratello” e per ricattare l’Occidente. 

La fame, un’arma classica di tutte le guerre

A pensarci bene, è un classico di tutte le guerre fin dall’antichità come ricorda all’autore di questo blog una che se ne intende, madame Christiane Lambert una signora che in Francia è una potenza perché guida la Fnsea, la Coldiretti francese con milioni di iscritti e che organizza ogni anno il Salone dell’Agricoltura nei padiglioni della Fiera di Parigi, un evento a cui nessun presidente (perfino Sarkozy che non beve vino e detesta i formaggi, un peccato irredimibile per un francese) si è mai sottratto. 

«Non capisco perché ci si concentri tanto sul gas e il petrolio e non sulle derrate alimentari che sono uno strumento di pressione sui nemici forse ancora più decisivo come dimostra la storia di tutte le guerre» dice madame Lambert ricordando i parigini morti di fame durante l’assedio dei prussiani nel 1870, i milioni di russi morti anch’essi di fame durante i 900 giorni di assedio di Leningrado da parte dei tedeschi nella seconda guerra mondiale e, per venire all’oggi, al feroce assedio dell’acciaieria Azovstal di Marioupol con gli ultimi resistenti del battaglione Azov che probabilmente si arrenderanno per fame. 

Forse non è stata la priorità nei piani di guerra del Cremlino ma ormai “i russi utilizzano la fame come un’arma” ammette il direttore generale del World Food Program, il Programma alimentare dell’Onu, l’americano David Beasley. 

Un’arma pericolosa 

Un’arma a doppio taglio anzi a taglio multiplo, è il caso di dire, visto che colpisce non solo il popolo ucraino, ma anche quello egiziano, tunisino, libanese, tutto il Maghreb e il Medio Oriente, che, come si sa, dipende all’80% dalle importazioni grano delle terre nere di questa regione del mondo. 

E allora, mezza Africa affamata (e che non può pagare il grano 428 euro la tonnellata, una quotazione mai vista) non potrebbe diventare un’alleata di Putin e dei suoi disegni neo-imperiali? Forse è venuto il momento che qualcuno in Europa – e non solo una sindacalista agricola come madame Lambert – e negli Usa – e non solo un dirigente dell’Onu – comincino a chiederselo (magari sfogliando qualche manuale di storia militare).

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Giuseppe Corsentino è un giornalista di un’altra era. Quando le redazioni dei giornali erano “officine” in cui si lavorava con l’informazione e la cultura e per scrivere un’inchiesta non si copiava da Wikipedia ma si trottava sul campo. Ha cominciato a L’Ora di Palermo quando il quotidiano diretto da Vittorio Nisticò era una leggenda (e non solo per le sue battaglie antimafia). Poi al Corriere d’Informazione e a La Notte, mitici quotidiani del pomeriggio. Quindi a Panorama dove ha applicato la cronaca all’economia; a ItaliaOggi (di cui è stato l’ultimo direttore), al Giornale di Bergamo, a Economy (quando la testata era ancora nella scuderia mondadoriana) dove ha applicato le regole del giornalismo al marketing editoriale. Da ultimo al Gambero Rosso, dove ha inventato il primo (e unico) quotidiano on-line dedicato alla “wine economy”, Tre Bicchieri distribuito ogni giorno a migliaia di operatori del settore. Ha chiuso la carriera a Parigi come corrispondente di ItaliaOggi e come blogger del sito Huffington Post. Ora è a Milano, legge e scrive per noi.