Il Prof Attilio Mucelli, direttore generale di Mondial Suole

Si possono produrre suole a Porto Recanati in modo profittevole, negli Anni Venti del Terzo Millennio, in piena globalizzazione? Cioè, si può riuscire a battere la concorrenza asiatica a suon di qualità, innovazione e sostenibilità? Si può fare tutto questo senza essere dei colossi? E lo si può fare, sostenuti da nuove linee di credito acquisite nonostante i problemi e la burocrazia collegate al Covid?

Storia di un prof felice d’aver preso una “suola”

Sicuramente non è facile, ma Attilio Mucelli, direttore generale di Mondial Suole, e gli azionisti/imprenditori che lo hanno ingaggiato per pilotare una virata strategica fondamentale per la loro azienda, ci stanno riuscendo. «E pensare che quando ebbi i primi contatti con il gruppo Mondial,  avevo già programmato di rientrare all’Università a tempo pieno», racconta Mucelli, che è professore di Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche e  con diverse esperienze da temporary manager alle spalle. La decisione presa era di risalire in cattedra full time ed appendere al chiodo, almeno per un po’, gli strumenti che fino ad allora aveva utilizzato come manager. «E invece la sfida della Mondial Suole mi ha entusiasmato» ammette lui: «Ho riposto l’idea di rientrare a tempo pieno all’Università, lasciandomi alle spalle l’ultimo incarico manageriale che mi aveva visto impegnato per un lungo periodo, alla guida di Simonetta S.p.a. culminato con la vendita della società ad un investitore industriale. E invece no: sto vivendo una nuova esperienza manageriale che mi avvince e mi appassiona. Sin dai primi incontri avuti con gli azionisti della Mondial, ho avuto modo di apprezzare il loro entusiasmo, la loro genuinità ed i loro orientamento strategico per il futuro  ed ho deciso di applicarmi per cercare di concretizzare queste energie positive in un piano di sviluppo e di grande cambiamento».

Dagli anni d’oro nel paradiso della scarpa 

L’azienda è nata nel ’78 da un’idea di alcuni ragazzi poco più che ventenni. Erano anni d’oro per l’industria della calzatura e in particolare per il distretto industriale marchigiano. Con  le competenze assunte sul campo, un po’ di coraggio, qualche soldo e molta determinazione si decollava. Dei cinque soci fondatori, tre fanno ancora parte della compagine azionaria e due assolvono tutt’oggi alla funzione imprenditoriale nel Gruppo: Gianfranco Doria e Sandro Mandolesi. Il primo, in particolare, cura la parte stilistica e di sviluppo del prodotto, oltre ad avere relazioni commerciali con i clienti italiani ed esteri. Il secondo coordina l’area amministrazione e finanza. «La prima società che costituirono fu la Mondial Suole, poi se ne aggiunsero nel tempo altre», riassume Mucelli: «La Mondial Suole produce fondi per calzature in poliuretano, TPU e in materiali assemblati; la Mondial Due è specializzata nella produzione di  suole in gomma; la Mondial Plast produce suole in TPU, PVC e TR. Occupano un’area industriale a Porto Recanati, in provincia di Macerata, di circa 60 mila metri quadri di cui quasi 25 mila coperti. Una quarta società è in Romania, si chiama Mondial Rom ed è specializzata nella produzione di suole con un prezzo più economico in TR e in gomma». I soci di riferimento sono gli stessi in tutte le società del Gruppo, ad eccezione di Mondial Suole dov’è da poco entrato un socio esterno, la Delta.

A un presente da produttori per i brand del lusso 

«Si tratta di un’importante società dello stesso settore, con cui è attiva anche una collaborazione produttiva. Delta ha acquisito una partecipazione di circa il 6%, che potrebbe portare in un futuro prossimo ad una auspicabile operazione di fusione. Il nostro mercato è infatti ancora troppo polverizzato, con tanti operatori di piccole/medie dimensioni– spiega Mucelli – e dunque una delle nostre linee strategiche è quella di crescere, anche attraverso operazioni di gestione straordinaria con altre aziende che appartengono al nostro stesso settore o alla nostra stessa filiera produttiva. Vedremo a tempo debito». Quando il gruppo nacque, il mercato delle calzature non era solo florido ed in rapida espansione; la concorrenza asiatica non era ancora arrivata. «Inizialmente il mercato delle suole nel quale il gruppo Mondial si inserì era fatto da prodotti standardizzati, per lo più economici, destinati ad una produzione di calzature di massa. Si raggiungevano picchi di produzione da 150 mila paia di suole al giorno. Oggi lo scenario è completamente cambiato – ragiona Mucelli – il prodotto a basso prezzo è quasi completamente realizzato nei Paesi del sud est asiatico. Anche se noi continuiamo a conservare una parte della produzione basica, perché comunque la nostra capacità produttiva, in relazione a tutti i materiali plastici, è rimasta su livelli molto alti. A tali produzioni però abbiamo aggiunto, oramai da tempo, e sempre di più ne produrremo, suole ad alto valore, sia per complessità tecnica sia per qualità delle lavorazioni e dei materiali, che sono vendute a prezzi decisamente più alti. I prodotti ad alto valore sono quelli richiesti dalle grandi Maison internazionali del lusso, che hanno l’esigenza di trovare un partner produttivo capace di industrializzare e realizzare su larga scala le intuizioni creative dei propri stilisti, garantendo alti standard di qualità e sostenibilità. Non dimentichiamo che in una sneaker, dal punto di vista stilistico, la suola svolge un ruolo di assoluta importanza in termini di riconoscibilità e di canone estetico. Diventa, per certi aspetti, il fattore critico di successo principale della scarpa».

Cavalcando la metamorfosi del prodotto-scarpa

Nel contesto di questa metamorfosi del prodotto-scarpa, Mondial Suole ha, per una parte importante della sua catena di produzione, molte similitudini con l’organizzazione produttiva di un calzaturificio: «Ci siamo dotati di 6 mano-vie su cui le suole transitano, subendo lavorazioni manuali da parte di operatori specializzati, esattamente come si fa per le  calzature – racconta Mucelli – L’importanza della lavorazione manuale deve però sempre più essere supportata da adeguate innovazioni tecnologiche tese ad automatizzare alcuni flussi produttivi». «In questo contesto –  riflette il direttore generale – il gruppo Mondial è impegnato nella realizzazione di importanti investimenti per la digitalizzazione dei propri processi aziendali e per l’innovazione all’insegna della sostenibilità. Siamo perfettamente in linea con le priorità dettate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza». Una riflessione particolare merita proprio la sostenibilità, in termini sia di prodotto sia di processo produttivo.

Parole d’ordine: sostenibilità, innovazione, riciclo

In merito al primo aspetto il gruppo Mondial ha colto da tempo, come ricordato, la sfida dell’economia circolare e dell’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale, preferibilmente frutto del “riuso”. «Grazie ad una attenzione costante alle innovazioni delle materie prime – dice Mucelli – ci si è mossi con anticipo rispetto al mercato, utilizzando, ad esempio, un componente del poliuretano di origine vegetale e sviluppando una competenza specifica nei materiali biocompatibili. Un altro esempio riguarda il riciclo degli scarti di gomma che, attraverso un particolare processo di vulcanizzazione, ritornano allo stato polveroso iniziale e possono essere immessi come materia prima nel processo di produzione. E gli esempi in questo senso potrebbero continuare”. In questo momento storico di difficile e costoso approvvigionamento di materie, la sostenibilità e l’attenzione all’economia circolare stanno già dando grandissimi frutti. L’innovazione di processo sta portando Mondial Suole a programmare e realizzare, nel rispetto dell’ambiente, investimenti tesi a minimizzare sia il consumo energetico sia le immissioni nell’atmosfera. Mondial Suole ancora una volta si rivela allineata alle sfide globali, proprio quelle sfide che il G20 di Roma ha tradotto in impegni formali degli Stati.

Una virata decisa verso i temi green e l’economia circolare

«Il nuovo piano industriale 2020-2024, incentrato su managerializzazione del gruppo, innovazione digitale e sostenibilità,  prevede di raggiungere un fatturato di circa 50 milioni euro. Si tratta di una cifra non di molto superiore a quella di partenza ma è importante sottolineare che la composizione dei ricavi è molto diversa», racconta Mucelli: «Come anticipato, la strategia che stiamo perseguendo è quella di essere sempre più partner industriali capaci di affiancare le maison del lusso nelle loro esigenze stilistiche. In prospettiva, il nostro fatturato sarà composto da prodotti molto diversi rispetto a quelli del passato, ossia caratterizzati da contenuti produttivi avanzati, ecosostenibili ed innovativi, rispettosi dell’ambiente e capaci di valorizzare i principi dell’economia circolare. Producendo fondi per calzature in materiale plastico, quindi di per sé altamente inquinanti, dobbiamo prendere atto della necessità di mutare profondamente ed abbracciare la sostenibilità a 360 gradi. Dobbiamo tener presente anche che la nostra è un’attività definita energivora, pensi che la nostra bolletta quest’anno, tra consumi elettrici e termici, sarà di circa 1,5 milioni di euro. In questo contesto, la virata verso i temi green oltre ad essere eticamente necessaria, ha anche dei diretti risvolti economici da non sottovalutare».

Il partner giusto al momento giusto: Illimity Bank

A questo punto, facciamo un passo indietro e arriviamo a introdurre nella storia un altro soggetto importante, Illimity Bank. «Dagli azionisti» prosegue Mucelli, «ho ricevuto un compito chiaro: rendere le nostre fonti finanziarie coerenti con la struttura degli investimenti necessari a supportare il piano di sviluppo orientato a sostenibilità e innovazione, come detto prima.  Sulla base di questo mandato è iniziato un confronto con Illimity che ha attentamente valutato il piano ed ha sostenuto la nostra nuova visione dell’impresa nel medio-lungo termine. Analisi di carattere industriale e approcci flessibili e strutturati, tipici di operazioni di grandi dimensioni, sono stati adottati nella nostra circostanza, pur essendo un’operazione di taglio medio evidenziando una grande sensibilità alla valutazione delle determinanti specifiche del business, da parte della banca»

Il 2022 sarà l’anno del salto in alto?

E il futuro cosa riserva adesso? Anche qui Mucelli ha le idee chiare e un approccio razionalmente positivo: «Sicuramente la pandemia ha colpito duramente il nostro settore, e più in generale quello della moda – dice – si assiste però ad una importante ripresa con commesse, per il momento, prevalentemente da clienti del segmento lusso. Stiamo ritornando ai livelli di produzione/fatturato precedenti alla pandemia per cui guardiamo al futuro con entusiasmo e positività. Il 2022 sarà certamente un anno di grande riscatto, sia sul piano della ripresa sia per quanto riguarda il compimento di alcuni dei progetti che abbiamo in cantiere. Grazie anche alla ripresa in atto i  soci sono aperti a valutare operazioni straordinarie come una quotazione, una acquisizione o un salto di crescita grazie a linee esterne».

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