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Il G7 vota le sanzioni verso la Russia, comprensive di un embargo graduale entro sei mesi dell’importazione del greggio dalla Mosca ed entro nove mesi dei prodotti raffinati. Ma non è così semplice perché il fronte europeo non è compatto, a causa della presenza di stati più dipendenti dal petrolio russo, come l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Alla riunione degli ambasciatori Ue sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia l’accordo non è stato raggiunto. Occidente e Giappone si impegnano, infatti, a mettere al bando il petrolio russo, sebbene con gradualità, e si preparano ulteriori sanzioni, dal Regno Unito anche nei confronti della Bielorussia.

Mercoledì potrebbe essere il giorno decisivo

La decisione definitiva potrebbe arrivare dalla riunione convocata da tempo per mercoledì del Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati. L’obiettivo è quello di raggiungere un’intesa prima, anche se è molto probabile che la discussione avvenga in quell’occasione. L’ostacolo principale è rappresentato ai paesi che si approviggionano dal braccio meridionale dell’oleodotto Druzhba, il più lungo della tera, che da Tartasan russo trasporta greggio in Europa.

L’altro nodo di cui si discuterà sono le compensazioni pecuniarie in arrivo, a fronte della necessità di ritarare le raffinerie, che lavorano il greggio russo e della costruzione dei nuovi oleodotti. Nessuno dei tre paesi a momento ha uno sbocco sul mare e non può approvvigionarsi via nave.

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Non si trova l’accordo con l’Ungheria

L’Ue ha proposto all’Ungheria e alla Slovacchia un’esenzione sino alla fine del 2024 e alla Repubblica Ceca sino a giugno dello stesso anno poichè i tre Paesi dipendono fortemente dal greggio russo. Tale proposta, tuttavia, non e’ riuscita a convincere l’Ungheria, che ha continuato a porre il veto sul sesto pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia che comprende anche il divieto di fornire navi e servizi assicurativi necessari per il trasporto di petrolio verso Paesi terzi.

L’incertezza europea non aiuta quindi il settore petrolifero che sta già attraversando un momento difficile.

Il mercati e gli operatori del settore petrolifero attraversano in questo momento un periodo di preoccupazione. Innanzitutto per gli effetti sempre più evidenti del lockdown cinese sull’economia, che pesano sul prezzo del greggio con il Wti del Texas, che scende sotto quota 110 dollari. Gli investitori guardano anche alla crescente pressione in sede G7 per un bando del petrolio di Mosca. Il Wti del Texas cala così dello 0,5% a 109,2 mentre il Brent del Mare del Nord arretra dello 0,4% a 111,9.