Luca Lotterio, Restworld

Secondo il più recente report della Fipe, negli ultimi due anni nella ristorazione sono 45 mila le imprese scomparse e circa 300 mila i lavoratori che hanno perduto il proprio impiego. Grazie alla ripartenza degli ultimi mesi la ricerca di professionisti e neofiti del lavoro della ristorazione che vogliono imparare è cominciata ma il mondo è cambiato e il match non è più così semplice.

Lavorare nella ristorazione è sempre stato considerato da molti un lavoro di passaggio e che non garantisce una crescita professionale, anche per via della scelta di assumere e lavorare in nero: le attività, pur di sopravvivere, si accontentano di lavoratori poco formati e disponibili nell’immediato e i lavoratori, pur di guadagnare, accettano condizioni lavorative piuttosto precarie. Un effetto a catena che col tempo ha lesionato irreversibilmente l’intero settore: se un lavoratore vuole fare carriera, quello della ristorazione è uno degli ultimi settori che prende in considerazione.

Dal 2020 però Restworld, la startup che mira a diventare il punto d’incontro per chi lavora nella ristorazione, nel turismo e nell’ospitalità, vuole cambiare la situazione e aiutare chi lavora in questi ambiti a riqualificare le proprie professioni, garantendo contratti equi e soluzioni ottimali per entrambe le parti al fine di garantire il benessere di tutti gli attori coinvolti in questo settore.

Etica, sostenibilità e innovazione: migliora l’incontro tra domanda e offerta

Restworld è un progetto che, fondandosi su 3 principi chiave come etica, sostenibilità e innovazione, desidera rendere meno complesso l’incontro funzionale tra domanda e offerta di lavoro. Tramite la piattaforma, chi cerca lavoro può trovare il giusto locale nel quale lavorare a contratto e i ristoratori possono selezionare le persone più giuste da aggiungere al loro team.

«Il nostro obiettivo è quello di modificare il paradigma secondo cui la ristorazione è un’attività logorante basata su turnazioni esagerate, lavoro in nero e bassa qualità di manodopera mista a una bassa qualità ed etica imprenditoriale caratteristica del “ristoratore medio”. Vogliamo dare risalto a tutti gli imprenditori e imprenditrici che già valorizzano il proprio personale e fare in modo che si veda la ristorazione come un vero e proprio settore in cui investire e puntare a crescere » spiega Luca Lotterio, fondatore di Restworld.

Con oltre 40mila utenti, Restworld desidera mettere a disposizione di associazioni, ministeri e PA la grande mole di dati raccolti, così che possano essere utilizzati per guidare le scelte che verranno prese in futuro riguardo i CCNL del settore, migliorando il rapporto tra i due attori coinvolti. L’obiettivo è far riconsiderare il lavoro nella ristorazione non come una parentesi lavorativa ma come una carriera vera e propria.


Dalle grandi catene all’Europa: i piani di Restworld

Ad oggi, i ristoranti che si sono affidati a Restworld e che ne condividono i valori sono circa 640 e i profili di lavoratori supportati sono più di 47mila. Le posizioni lavorative a cui Restworld ha fatto da tramite sono circa 1500 e le persone che la startup ha aiutato ad essere assunte sono più di 500. 

Oltre a piccoli ristoranti e attività ricettive, Restworld è stata scelta da aziende multinazionali come  Burger King, Nima e Lavazza ed entro il 2023 punta ad scalare e portare il proprio servizio in Europa. Il team di Restworld, che nel 2020 contava 4 persone, oggi ha raggiunto quota 20, ma l’obiettivo è arrivare a un team di 50 persone entro la fine del 2023. 

«Grazie al successo del lavoro che abbiamo fatto con i piccoli ristoranti, anche le grandi catene si sono affidate a noi per selezionare i propri collaboratori, riducendo così le tempistiche per la ricerca di persone qualificate. Oltre a rinforzare la base clienti in Italia, il prossimo passo sarà arrivare anche in Europa e dare la possibilità di scoprire che c’è un altro modo di gestire i rapporti di lavoro tra ristoratori e dipendenti, un modo che porta benefici a entrambi» aggiunge Lotterio.