Referendum

Nella giornata di ieri, domenica 12 giugno 2022, gli italiani erano chiamati ad esprimersi sui 5 quesiti previsti dal Referendum sulla Giustizia proposto dalla Lega di Matteo Salvini. Come noto la votazione non ha raggiunto il quorum richiesto (50% + 1), con solo il 20% degli aventi diritto che si è recato nei seggi per esprimere la propria opinione. A vincere è stato dunque, come preventivato, il cosiddetto partito dell’astensionismo che trae la sue motivazioni dal volersi opporre ad esprimersi su questioni estremamente tecniche delle quali, secondo l’opinione di molti, dovrebbe occuparsi il Parlamento e non i cittadini. Ma quanto è costato il Referendum sulla Giustizia ai cittadini italiani?

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Referendum sulla Giustizia: quanto è costato

Iniziamo col dire che il referendum è stato richiesto dopo il voto favorevole di nove consigli regionali tutti a guida del centrodestra (Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto) al quale aveva fatto da preambolo le 500mila firme raccolte nei gazebo in tutta Italia organizzati dalla Lega.

Per quanto riguarda i costi del referendum andato a vuoto, si può fare riferimento a quanto speso in passato in situazioni analoghe dalle casse dello Stato. In questo caso, per contenere le spese, il governo ha optato per un election day, ovvero un’unica giornata di voto che, stando al dato storico, avrebbe un costo totale di 400 milioni di euro, di cui 300 milioni a carico del ministero dell’Interno e il resto diviso tra il dicastero della Giustizia e quello dell’Economia.

Tra le voci di spesa figurano l’allestimento dei seggi elettorali, il pagamento degli scrutatori e degli straordinari per le forze dell’ordine e il personale amministrativo, il costo per i materiali e per l’apparato informatico. Va detto, infine, che parte della spesa del Referendum sulla Giustizia viene ammortizzata dal fatto che, sempre nella giornata di domenica 12 giugno, ben 978 Comuni erano chiamati al voto per le elezioni amministrative.