Italia stipendi confronto Europa

In Italia si discute molto in queste settimane della possibile introduzione del salario minimo per i lavoratori, anche se ancora molta strada sembra da percorrere sul tema. Ma a quanto ammontano gli stipendi in Italia e qual è il confronto con gli altri Paesi europei come Francia, Germania e Spagna?

Gli stipendi in Italia e il confronto con l’Europa

Iniziamo col dire che in Italia lo stipendio medio di un lavoratore è tornato sotto i livelli del 2019 ed è pari a 29.440 euro all’anno, ovvero 15mila euro in meno rispetto a quelli tedeschi (44.468 euro) e 10mila in meno rispetto a quelli francesi (40.170 euro). In Spagna, invece, gli stipendi appaiono più bassi che in Italia e si stanziano a 27.404 euro. La media dell’eurozona è di 37.400 euro.

Per l’Italia non si tratta di un calo dovuto soltanto alla pandemia e alla forte inflazione, ma di un trend che nel Paese è presente da più di 30 anni. Dal 1990 al 2020, infatti, gli stipendi in Italia sono scesi del 2,9%, mentre quelli di Francia e Germania sono cresciuti oltre il 30%.

Ad influire sulla bassa media degli stipendi italiani sarebbe principalmente il fatto che il mercato del lavoro italiano vede una grande presenza di personale poco qualificato. Secondo uno studio condotto dall’economista Nicolò Giangrande, nel 2021 l’Italia ha registrato una quota di dirigenti pari ad 1,4% e di professioni intellettuali e scientifiche del 13,6%. Nello stesso periodo in Francia le percentuali erano rispettivamente del 5,6% e del 23,4%, in Germania del 3,3% e del 20,7%. Anche la percentuale delle professioni non qualificate vede l’Italia tristemente in alto nella classifica dell’eurozona. Con il 13% il nostro Paese è dietro solo alla Spagna al 14% ed ha una percentuale doppia rispetto alla Germania, 7,7%, e oltre tre punti sopra la Francia, 9,8%. C’è poi l’annoso tema della precarietà: nel 2021 la quota di dipendenti a termine sul totale dei lavoratori dipendenti era pari in Italia al 16,6% e tra questi occupati a termine la percentuale di occupati a part-time involontario ha raggiunto il 62,8%. In Spagna è al 53,4%,in Francia al 28,3%, in Germania al 7,1%, mentre la media nell’eurozona è del 23,3%.