“Legalità e profitto”. Sembra un ossimoro, invece è quasi una metonimia. Nel nome del riconoscimento che Economy ha ideato e organizzato – in collaborazione con Nsa, società leader nella mediazione creditizia, e Rsm – c’è la visione di un sistema Italia in cui le stagioni di discrasia e distonia tra impresa e società appartengono al passato, non al futuro né al presente. I dati lo confermano: analizzando i bilanci delle aziende italiane comprese nel registro pubblico del Rating di Legalità, e dunque distintesi per l’adesione scrupolosa alla normativa vigente, appare evidente che le aziende virtuose che rispettano le regole sono non solo affidabili, ma anche profittevoli. «Abbiamo pensato fosse giusto incrociare la prova di trasparenza che l’azienda affronta richiedendo il rating di legalità con l’andamento economico che questa azienda presenta certificando il bilancio», ha esordito il direttore di Economy Sergio Luciano, il 7 aprile scorso nella Sala Capitolare presso il Chiostro di Santa Maria sopra Minerva a Roma, alla presenza del  viceministro allo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin, del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Giuseppe Busia, del direttore del Rating di Legalità dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Ombretta Main e di personalità di spicco del mondo dell’industria e della finanza. «Le aziende che hanno il rating sono 10 mila, tutte meritevoli, perché essere legali paga. Noi abbiamo estratto le prime 100 imprese con la migliore qualità di bilancio».

«Per Rsm è stato immediato aderire al progetto di un premio basato su parametri oggettivi e non discrezionali per fare emergere l’impegno delle imprese italiane non solo dal punto economico, ma anche della legalità», ha sottolineato l’amministratore delegato di Rsm Giuseppe Caroccia. «Rsm è un’organizzazione internazionale specializzata nella revisione contabile e nella consulenza, condivide sani valori con oltre 51 mila persone in 123 Paesi. Valori come integrità, rispetto, eccellenza, sono principi che applichiamo ogni giorno con i nostri clienti, con le nostre persone, in tutti i contesti in cui operiamo».

«Noi incontriamo più o meno 25 mila Pmi all’anno, cerchiamo di interpretare le loro esigenze e di aiutarle ad ottenere finanziamenti e a oggi abbiamo concluso circa 50 mila operazioni tutte garantite dal Fondo di garanzia per più di 8 miliardi di euro», ha aggiunto il presidente di Nsa Gaetano Stio. «Analizziamo 850 mila bilanci l’anno e i controlli che seguiamo sono tutti controlli di legalità». E  anche i social, per Nsa, diventano sede di reputazione creditizia: «L’atteggiamento sui social dice molto dell’approccio dell’azienda e dei suoi vertici nei confronti della legalità. Non ha valore di merito creditizio, ovviamente, ma rappresenta un buon indice del comportamento dell’azienda».

«L’onestà individuale e aziendale, la correttezza nella gestione dei bilanci e del personale, l’irreprensibilità nell’ottemperanza alle leggi dello Stato sono precetti innegoziabili che la nostra Costituzione racchiude e ci ricorda nell’articolo 54 e che incarnano la vera italianità, quella più autentica – questo il saluto del Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, rappresentata in sala dalla senatrice Paola Binetti – Le aziende che oggi andrete a premiare rappresentano dunque un modello e un esempio da seguire per tutto il Paese; la più illuminata ed eloquente conferma al principio secondo cui ‘l’onestà paga sempre’ e non soltanto sul piano morale, ma anche su quello professionale e imprenditoriale».

La legalità crea valore economico

A moderare la tavola rotonda, il caporedattore di Economymagazine.it Francesco Condoluci, già capo ufficio stampa del presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati: «“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”, scriveva Corrado Alvaro. Certo, chi fa impresa in questo Paese non si muove certo nelle condizioni ideali», ha sottolineato. «Possiamo dire che l’onesta sia ancora un valore, o piuttosto rappresenta un freno per le imprese?».

«L’onestà è innanzitutto un dovere per l’impresa ed è indicativa del fatto che è sana e crea valore», ha sottolineato il direttore del Rating di Legalità dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Ombretta Main. «Il Rating di legalità che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato rilascia alle aziende che hanno i requisiti per ottenerlo è un riconoscimento con cui si attesta che l’impresa non ha violato norme giuridiche penali o amministrative e può dare vantaggi economici sul fronte dei finanziamenti pubblici, delle gare pubbliche e dell’accesso al credito. Il Rating di legalità è a costo zero per le imprese e per richiederlo basta compilare un modulo sul sito dell’Autorità Antitrust (www.agcm.it). Sempre più aziende lo richiedono: basti pensare che sono nel 2021 sono state attribuite e rinnovate in totale quasi 5.000 certificazioni, circa il 13% in più rispetto al 2020. Attualmente le imprese titolari di Rating, inserite in un elenco pubblicato sul sito dell’Autorità Antitrust, sono oltre 9.500».

«Il rating di legalità è particolarmente utile e quanto mai attuale nel contesto attuale, che vive ancora i postumi della grave crisi pandemica degli ultimi due anni e a cui si sono aggiunte le tensioni geopolitiche internazionali scaturite dal conflitto nell’Europa orientale», ha aggiunto il viceministro allo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin. «In un contesto economicamente sfavorevole, infatti il livello di penetrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto produttivo può aumentare, soprattutto in quei settori in cui la perfomance economica è diminuita in maniera più sostanziale. Sappiamo quanto l’infiltrazione illegale può avvenire principalmente tramite il finanziamento e/o l’acquisizione della proprietà delle imprese – sfruttandone la vulnerabilità economico-finanziaria – e relativamente meno attraverso strumenti coercitivi (come intimidazioni o estorsioni). Per questo è ancora necessario far capire al mondo imprenditoriale che il Rating non è un castigo, non porta con sé indagini invasive, è anzi un premio, un riconoscimento che mette in evidenza le realtà più virtuose del sistema Paese. È importante trasmettere il messaggio che legalità e mercato sono due facce della stessa medaglia e che quindi, la violazione delle regole del mercato comporta un mercato inefficiente con danni arrecati ai cittadini, alle imprese, ai consumatori e allo stato. In tale quadro, anche il Pnrr può svolgere un ruolo determinante in quanto la promozione del rispetto del contesto regolamentare è considerato un indispensabile strumento per garantire la ripresa dopo la pandemia».

Il viceministro ha ricordato poi come l’Esecutivo sia particolarmente attento a contrastare queste criticità, ad esempio con il D.L. n.21/2022 che ha potenziato i poteri e gli strumenti del Garante per la sorveglianza dei prezzi già istituto presso il Mise e con l’intensificazione delle attività di monitoraggio e contrasto dei fenomeni che minano il corretto funzionamento del mercato e determinano forme di concorrenza sleale con l’ausilio del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding (Cnalcis).

«Ringraziando Economy», ha concluso, «spero davvero che questo premio diventi un appuntamento annuale che possa trovare anche la giusta attenzione da parte delle nuove generazioni per non dimenticare mai che gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini. I nostri figli e i nostri nipoti sono “gli altri uomini” ed è su quelle gambe che dobbiamo mettere le idee di libertà, integrità e senso di condivisione che ci fanno dire ogni anno, ogni giorno, in ogni scelta che la Legalità, ci piace»!

La corruzione non paga

«Abbiamo fatto un salto in avanti di 10 punti sotto il profilo della trasparenza», ha spiegato il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Giuseppe Busia, «ma siamo ancora sotto tanti Paesi. L’indice di trasparenza è basato sulla percezione della corruzione, ma stiamo lavorando in sede europea a una fotografia più realistica e oggettiva. Non solo: la sfida che abbiamo di fronte non è solo quella di appellarsi alla dimensione etica, ma di creare regole che spingano e consentano e facilitino l’onestà. La corruzione ha un costo che tutti noi paghiamo: ogni volta che un imprenditore meno bravo riesce a “saltare la fila” rubare un contratto a un imprenditore più bravo, si premia l’imprenditore meno capace e il costo del favore e si ribalta sulla collettività. L’onestà conviene per la collettività, ma anche dal punto di vista della singola impresa, perché c’è un importante elemento reputazionale. Oggi le enormi risorse del Pnrr», ha aggiunto Giuseppe Busia «costituiscono giustamente per le imprese una straordinaria opportunità: non solo non devono andare in mano alla  criminalità, ma dobbiamo creare regole che premino le imprese migliori e quello che stiamo cercando di fare è inserire alcuni ingredienti come il rispetto per l’ambiente, l’occupazione femminile, l’occupazione giovanile, l’efficienza, come elementi preferenziali nelle gare pubbliche».

Il coraggio delle imprese

«Per una realtà come Banca Ifis, specializzata nei servizi finanziari alle Pmi con circa 100.000 imprese clienti distribuite su tutto il territorio nazionale, la legalità rappresenta un elemento di primaria importanza», ha spiegato il condirettore generale e chief operating officer di Banca Ifis Fabio Lanza. «L’attenzione a questo tema si traduce in un procurement che guarda alla sostenibilità a 360° dei fornitori. Abbiamo definito processi di valutazione molto solidi per assicurare una adeguata verifica della clientela come elemento di valutazione reputazionale che affianca e rafforza la valutazione creditizia. Per noi, in particolare, è importante considerare questo aspetto non soltanto rispetto alla singola azienda cliente, ma nella prospettiva dell’intera filiera». Non solo: «Pur non essendo un requisito o criterio premiante rispetto ai principali rating Esg, come l’Msci e lo S&P, il rating di legalità è un elemento che può dare un contributo determinante alle imprese nel miglioramento della dimensione “G”, quindi della governance. Le imprese che ottengono il rating di legalità, infatti, dimostrano di avere una governance integra, in cui i soggetti apicali non hanno avuto condanne penali per tutta una serie di reati, tra cui quelli legati al tema della sicurezza sul lavoro, ambientali e corruttivi. Il rating di legalità permette, inoltre, di ottenere benefici economici, come condizioni di favore sui tempi e sui costi di istruttoria o sulle condizioni economiche di erogazione in base al punteggio/stelle ottenuto».

«La legalità formale è essenzialmente ipocrita, piuttosto parlerei di onestà effettuale», ha detto il presidente della Sangalli Spa e già procuratore aggiunto della Repubblica di Milano Alfredo Robledo. «Valore e onestà non sono temi antitetici: bisognerebbe parlare di peso dell’onestà. In questo senso, l’impresa non è punto di partenza ma un punto di arrivo: va sostenuta, non lasciata da sola. Ma come si fa a pretendere un comportamento legale quando oggi sono ampiamente premiati i comportamenti illegali? Accade a causa dell’inefficienza delle istituzioni. E si deve necessariamente chiamare in causa la magistratura: abbiamo un milione e mezzo di procedimenti pendenti, dovrebbero essere 150 mila. La grande pecca della magistratura non è solo l’inefficienza, ma la competenza, giacchè si guarda più alla carriera. O si affronta questo tema altrimenti come si fa a dare la certezza del diritto? Anche a livello amministrativo locale, già l’esigenza di mettere un assessore alla legalità è una sconfitta».