Iscritti: oltre novantamila. Patrimonio: più di quindicimila miliardi di euro. Anni: 35.
Questo l’identikit di Previndai, Fondo Pensione dei dirigenti industriali. Oggi il primo Fondo pensione italiano per patrimonio, ieri un’idea pionieristica di previdenza moderna, nata in un’epoca in cui pianificare il domani “previdenziale” non era per niente scontato.
Tutto comincia nei primi anni Ottanta, in un’Italia industriale in piena trasformazione.
Nel 1981, Confindustria e la Federazione dei dirigenti (allora Fndai) firmano un accordo destinato a lasciare il segno: la nascita del Fipdai (Fondo Integrativo di Previdenza per i Dirigenti di Aziende Industriali). L’obiettivo era semplice: integrare le pensioni dell’Inpdai (l’allora Ente pubblico dei dirigenti), che per una serie di mancati adeguamenti normativi stavano disallineandosi molto dalle retribuzioni dei manager. La necessità di garantire subito questi interventi indirizzò le Parti a scegliere la forma gestionale a ripartizione: chi era in servizio, con i contributi, pagava le integrazioni a chi andava in pensione. Stesso meccanismo applicato, allora come oggi, per l’Inps.
Con la fine degli anni Ottanta, la normativa Inpdai fu finalmente adeguata e venne meno la finalità attribuita al Fipdai, ma la sensibilità delle Parti, sempre molto attente alle tematiche previdenziali, permise di cogliere la necessità di mantenere una tutela previdenziale aggiuntiva a quella pubblica, questa volta di ampio respiro temporale e, soprattutto, a capitalizzazione individuale: quello che ciascuno versa viene accantonato in uno zainetto individuale, arricchito dai rendimenti ottenuti nel tempo dagli investimenti del Fondo. Nacque così, nel 1990, il Previndai. Il passo decisivo arriva infatti con l’accordo sindacale del 1989 tra Confindustria, la Fndai e altre organizzazioni rappresentative. In attuazione di quell’accordo, il 4 ottobre 1990 viene costituito Previndai – Fondo Pensione per i Dirigenti di Aziende Industriali.
L’obiettivo: offrire ai dirigenti industriali un sistema stabile e duraturo per costruire una pensione integrativa rispetto a quella pubblica. Sin dall’inizio, il Fondo viene gestito in forma paritetica: le due Parti istitutive – Confindustria e Fndai (divenuta in seguito Federmanager) – condividono governance, scelte strategiche e responsabilità.
Nel 1993 il legislatore ritiene che la materia del secondo pilastro pensionistico meriti di essere regolata, per la finalità sociale che riveste; viene emanata quindi la prima normativa di settore che, purtroppo, ottiene esattamente il risultato opposto rispetto all’obiettivo di incentivarne lo sviluppo. I fondi pensione esistenti sospendono in molti casi – come Previndai – le nuove iscrizioni, in considerazione del considerevole aggravio fiscale introdotto. Occorrerà attendere le modifiche normative del 1995 per veder riprendere le iscrizioni e, soprattutto, nel 1997 la nascita dei primi fondi pensione contrattuali post 1993.
Oggi, più di trent’anni dopo la sua nascita, Previndai continua a incarnare quella stessa visione lungimirante che l’ha generato nel 1990: pensare al domani con realismo e fiducia. Il Fondo si è evoluto costantemente, adattandosi ai mutamenti dei mercati e alle esigenze di una nuova generazione di dirigenti e imprese.
Previndai, nel tempo, si è trasformato da fondo monocomparto assicurativo a fondo multicomparto, offrendo così la possibilità di scegliere tra diverse linee di investimento calibrate sui diversi profili di rischio e orizzonti temporali.
Alla gestione Assicurativa, declinata nel tempo attraverso diversi comparti, si sono aggiunti i comparti finanziari. Bilanciato è stato configurato avendo a riferimento un orizzonte temporale di medio/lungo periodo ossia di contribuzione attiva di almeno 10 anni, e un grado di rischio definibile come medio. Il comparto Sviluppo pensato per un orizzonte temporale di medio/lungo periodo (almeno 15 anni), e un grado di rischio definibile come medio-alto.
Il 2025 ha visto l’introduzione del comparto finanziario Prudente, pensato per chi desidera maggiore stabilità nei rendimenti avvicinandosi al pensionamento.
Facendo un passo indietro, nel 2018, il Consiglio di amministrazione ha deliberato di includere nei comparti finanziari anche fondi d’investimento alternativi (Fia) chiusi, in cui investire parte delle risorse. Previndai ha iniziato a investire in Fia dal 2019 con l’introduzione di questi strumenti nell’asset allocation strategica dei comparti Bilanciato e Sviluppo. Le tre asset class inizialmente selezionate sono state azionario infrastrutture, private equity e direct lending. Per le prime due classi, di carattere azionario, è stata sempre prevista una parte dell’allocazione da destinare all’Italia. Dall’iniziale quota del 10%, oggi l’obiettivo è raggiungere il 12%.
Ma le novità non riguardano solo gli investimenti! Nel 2018 viene introdotta la possibilità di iscrizione dei familiari fiscalmente a carico, senza costi amministrativi aggiuntivi: un bel vantaggio che consente agli iscritti di investire sulla serenità dei propri cari.
L’evoluzione di Previndai non è infatti solo finanziaria: è territoriale e soprattutto umana. Il Fondo è presente sul territorio nazionale grazie alla rete di relazioni con le aziende industriali aderenti e alle associazioni territoriali di Confindustria e Federmanager, offrendo supporto e formazione su temi previdenziali. La vicinanza agli iscritti si manifesta ancor di più nella scelta di non ricorrere a call center per necessità e bisogni informativi, ma mettere a disposizione i nostri esperti interni alla struttura a supporto dei dirigenti. In un mondo in cui la pianificazione finanziaria personale è sempre più complessa, questa vicinanza alle persone e alle imprese fa la differenza.
Tra le novità più recenti, nel 2025 il rinnovo del contratto dei dirigenti industriali ha ridistribuito il peso della contribuzione: ad una riduzione del contributo richiesto ai dirigenti che scelgono di andare oltre il solo Tfr, sceso dal 4% al 2% della retribuzione, è corrisposto un pari incremento della quota a carico delle aziende, portando la loro quota dall’attuale 4% al 6%.
Altra novità: il taglio dei costi per gli iscritti, che a partire da gennaio 2025 contribuiscono alle spese del fondo con lo 0,30% di quanto versato invece che lo 0,45%. Una riduzione resa possibile anche dal rinnovo del contratto, che prevede l’innalzamento del tetto massimo su cui si calcola la contribuzione, passato da 180 mila a 200 mila euro, e incide sugli importi versati, rendendo possibili economie di scala che ci permettono di abbassare i costi.
Secondo i dati Istat relativi a gennaio-luglio, le nascite sono circa 13.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6,3%). Il numero medio di figli per donna raggiunge il minimo storico: nel 2024 si attesta a 1,18. In un contesto del genere, la sfida è generazionale. Oggi il contesto è cambiato: i tassi di sostituzione delle pensioni pubbliche – ovvero la percentuale di reddito che si manterrà al momento del pensionamento – sono in costante calo. Per molti dirigenti, si prevede in futuro che la pensione pubblica potrà coprire poco meno della metà dell’ultimo stipendio. In questo scenario, la previdenza complementare è una necessità per garantire sicurezza nel lungo periodo. Ecco perché la missione di Previndai è più attuale che mai. Gestire il futuro oggi significa investire con consapevolezza, costruire valore nel tempo e accompagnare le persone lungo tutto il percorso della vita professionale.
Così è nato Previndai: con la convinzione che la previdenza non fosse solo una formula finanziaria, ma un atto di responsabilità verso i dirigenti, le loro famiglie e, più in generale, il Paese. Questo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma un impegno per il futuro: continuare a garantire una previdenza solida e consapevole.
Felici 35 anni a Previndai. A chi ci ha creduto, a chi ci lavora, a chi gli ha affidato il proprio futuro: grazie. Perché il futuro, se costruito insieme, è il bene più prezioso.
















