I conti non tornano? Succede, perché il costo nascosto può colpire quando meno ce lo aspettiamo. Ma di quali costi parliamo, e dove trovarli? Vorrei darvi qualche dritta parlandovi di uno strumento fondamentale per difenderci dal logorio della vita moderna e dal bombardamento pubblicitario al quale ormai siamo sovraesposti, che spesso propone come accattivanti soluzioni apparentemente redditizie ma non sempre trasparentissime. Stiamo parlando dell’Isc, ovvero l’Indicatore Sintetico di Costo. Sintetico sì, invisibile no, decisamente non dovrebbe mai esserlo, e su questo la Covip è molto chiara. L’Isc, infatti, è un parametro ufficiale definito e standardizzato dalla Covip, l’Autorità che vigila sui fondi pensione in Italia, ed è stato introdotto proprio per rendere più semplice e trasparente il confronto tra le diverse forme pensionistiche complementari. Capire come leggere l’Isc di un fondo pensione è uno dei passaggi più importanti per chi vuole aderire alla previdenza complementare con consapevolezza. In termini concreti, l’Isc esprime in percentuale quanto incidono mediamente i costi sulla posizione individuale dell’aderente durante la fase di accumulo: è quindi una misura sintetica dell’onerosità complessiva del fondo.

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La sua forza sta nella standardizzazione: tutti i fondi pensione, siano essi negoziali, aperti o Pip, devono calcolarlo seguendo la stessa metodologia stabilita dalla Covip, così da garantire confrontabilità. Il calcolo si basa su uno scenario ipotetico uniforme: un aderente tipo che versa 2.500 euro l’anno e ottiene un rendimento del 4% annuo. Si confrontano due situazioni, una teorica senza costi e una con i costi effettivamente previsti dal fondo; la differenza tra i due tassi di rendimento interni rappresenta proprio l’Isc. Questo indicatore viene riportato su più orizzonti temporali – 2, 5, 10 e 35 anni – perché alcuni costi, come quelli di Iscrizione o le spese fisse, pesano di più nei primi anni e si diluIscono nel lungo periodo.

Non a caso, l’Isc tende generalmente a diminuire man mano che aumenta la permanenza nel fondo. Nel calcolo rientrano le spese di adesione, i costi amministrativi, le commissioni di gestione applicate al patrimonio e, per gli orizzonti più brevi, anche eventuali costi di trasferimento; restano invece esclusi oneri non prevedibili o legati a scelte individuali specifiche. Ma come va interpretato questo numero? Un Isc più basso significa, banalmente, più soldi nella posizione, e nel lungo periodo anche differenze apparentemente piccole possono avere effetti rilevanti sul capitale finale grazie alla capitalizzazione composta.

Citando proprio la Covip ‘è importante prestare attenzione all’Isc che caratterizza ciascun comparto. Un Isc del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione di circa il 18% (ad esempio, lo riduce da 100.000 euro a 82.000 euro)’, definizione che troverete in tutte le note informative dei fondi pensione.

Tuttavia, l’Isc non deve essere letto in modo isolato: non è automaticamente vero che il fondo con l’Isc più alto abbia sempre rendimenti maggiori, anzi tutt’altro. Occorre considerare anche la linea di investimento scelta, il profilo di rIschio (spesso c’è un’esposizione al rIschio molto più alta), la coerenza con il proprio orizzonte temporale e, dove disponibili, i risultati storici al netto dei costi. La stessa Covip mette a disposizione strumenti informativi per aiutare i risparmiatori a valutare in modo consapevole le diverse opzioni presenti sul mercato. Previndai, ad esempio, fornIsce già sull’homepage del sito web un comparatore col quale è possibile paragonare i costi del Fondo a quelli di qualsiasi altro fondo, permettendo agli Iscritti di valutare in maniera consapevole e trasparente i propri investimenti.

In definitiva, l’Isc rappresenta una bussola fondamentale per orientarsi tra le proposte di previdenza complementare: non racconta tutto, ma offre un punto di partenza oggettivo e omogeneo per capire quanto si paga davvero un fondo pensione e quanto i costi possono incidere, nel tempo, sulla pensione integrativa futura. Il Consiglio di amministrazione di Previndai da me presieduto ha mostrato già da tempo una grande attenzione ai costi per gli Iscritti. Per questo motivo l’Isc di Previndai risulta quindi più basso rispetto alla media dei fondi pensione, soprattutto sugli orizzonti temporali più lunghi: Previndai è un Fondo negoziale senza finalità di lucro, con economie di scala dovute ad un importante patrimonio, e con struttura dei costi contenuta rispetto a molti fondi aperti o piani individuali pensionistici (Pip), che includono spesso commissioni di gestione più elevate.

Per questo motivo, a parità di rendimento lordo, un Isc basso come quello di Previndai tende a preservare una quota maggiore del rendimento per l’aderente, migliorando nel tempo il risultato netto della previdenza complementare. A titolo indicativo, per il nuovo comparto Prudente del Fondo, il meno costoso in assoluto, l’Isc si colloca intorno allo 0,31% dopo 2 anni, 0,21% dopo 5 anni, 0,16% dopo 10 anni e scende fino a circa 0,12% su un orizzonte di 35 anni di partecipazione. Valori di questo livello risultano generalmente inferiori a quelli di molti fondi aperti o piani individuali pensionistici, dove l’Isc nel lungo periodo può spesso superare l’1% annuo, incidendo in modo significativo sul capitale accumulato nel tempo.

Alla luce delle recenti disposizioni introdotte con la Legge di Bilancio e della crescente competitività dell’offerta di previdenza complementare diventa quindi fondamentale per gli aderenti fermarsi e valutare con attenzione i costi effettivi delle proprie scelte previdenziali.

Per questo motivo, il confronto tra strumenti non dovrebbe limitarsi ai rendimenti attesi, ma includere sempre un’analisi consapevole della struttura dei costi e del loro impatto nel lungo periodo. In Previndai, e vi invito a visitare il nostro sito e leggere la nota informativa, possiamo tranquillamente affermare che costi bassi vengono accompagnati da rendimenti più alti della media di altri fondi, grazie a una gestione attenta a valorizzare gli interessi degli Iscritti.