Pensioni medio alte penalizzate: il conguaglio pensionistico viene anticipato a novembre, l’anno scorso, e dovrebbe valere almeno 1,5 miliardi. Ma è stato confermato il criterio a “fasce” introdotto dal governo Meloni nella sua prima manovra dell’anno scorso, che come ricorda il Sole 24 Ore è meno vantaggioso del sistema a “scaglioni” di epoca Prodi, progressivo come l’Irpef e ripristinato dal governo Draghi. Il metodo a fasce garantisce lo 0,8% di conguaglio per intero solo alle pensioni fino alle 4 volte il minimo, pari a 2.100 euro lordi. Sopra questa cifra, il recupero dell’inflazione non è più al 100%, ma parziale con percentuali decrescenti: 85, 53, 47, 37, 32. Ad esempio una pensione da 2.600 euro lordi recupera più o meno solo metà dell’inflazione e quindi metà del conguaglio. Mentre una pensione sopra i 5.200 euro lordi incassa solo un terzo del caro vita. Il sistema di calcolo a fasce, vigente quest’anno e il prossimo, garantisce al governo Meloni una minore spesa di 10 miliardi in tre anni: 2,1 miliardi quest’anno, altri 4 per il 2024, altrettanti per il 2025.

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Pensioni medio alte penalizzate: la petizione in difesa delle pensioni del ceto medio

Ma la protesta dei pensionati del ceto medio sta montando. Lo si è visto lo scorso 6 ottobre all’incontro pubblico “Siamo tutti lavoratori. Difendere le pensioni e riportare equità”, organizzato da Cida, con 500 persone in sala all’Auditorium San Fedele di Milano e molte di più collegate da remoto. Un incontro in occasione del quale è stata lanciata una petizione in difesa delle pensioni del ceto medio, e nel corso della quale non sono mancate contestazioni all’indirizzo di rappresentanti della maggioranza che sostiene il governo. Una rappresentanza nutrita e agguerrita di pensionati della Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, della cui protesta il governo farebbe bene a tener conto. «Il sistema previdenziale italiano non può attingere soltanto alle tasche del ceto medio, che ormai sta sparendo. Bisogna puntare alla crescita del Paese, alla lotta all’evasione, alla separazione tra assistenza e previdenza a tutela delle generazioni future» ha scandito Stefano Cuzzilla, presidente Cida.