ceto medio
Un momento dell'intervento del presidente Cida Stefano Cuzzilla all’incontro pubblico “Siamo tutti lavoratori. Difendere le pensioni e riportare equità”, all’Auditorium San Fedele di Milano

Cida, pensioni: forte partecipazione, con 500 persone in sala all’Auditorium San Fedele di Milano e molte di più collegate da remoto, all’incontro pubblico “Siamo tutti lavoratori. Difendere le pensioni e riportare equità”, in occasione del quale è stata lanciata una petizione in difesa delle pensioni del ceto medio. Una rappresentanza nutrita e agguerrita di pensionati della Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, della cui protesta il governo farebbe bene a tener conto. «Il sistema previdenziale italiano non può attingere soltanto alle tasche del ceto medio, che ormai sta sparendo. Bisogna puntare alla crescita del Paese, alla lotta all’evasione, alla separazione tra assistenza e previdenza a tutela delle generazioni future» ha scandito Stefano Cuzzilla, presidente Cida.

Cida, pensioni: il 13% dei contribuenti si fa carico di circa il 60% di tutta l’Irpef

In Italia oggi, rimarca Cida, il 13% dei contribuenti ha un reddito, da lavoro o da pensione, da 35 mila euro lordi in su e si fa carico di circa il 60% di tutta l’Irpef. Un peso economico per il ceto medio che si aggrava negli anni. In un quarto di secolo le pensioni dei dirigenti e di tutti coloro che hanno un reddito pensionistico superiore a 4 o 5 volte il minimo INPS hanno subito 5 contributi di solidarietà e 10 blocchi perequativi e in 30 anni hanno perso per sempre più di 1/4 del potere d’acquisto. Oggi, per esempio, per effetto della mancata rivalutazione degli assegni, le pensioni di importo pari o superiore a 2.250 euro netti al mese si riducono tra il 7,5% e il 9% in termini di potere d’acquisto. Portato a dieci anni, ai pensionati sono scippati 40 miliardi di euro proprio per il mancato adeguamento della pensione all’inflazione nel 2023. Se si reiterasse il prelievo anche nel 2024, i miliardi salirebbero addirittura a 60.

Cida, pensioni: Cuzzilla, basta a interventi iniqui

“Se non siamo ancora scesi in piazza, è solo per senso del dovere e solidarietà verso chi davvero non ce la fa. È perché vogliamo essere costruttivi e arrestare il processo di impoverimento che sta colpendo il Paese, nessuno escluso”, commenta Stefano Cuzzilla, Presidente CIDA che prosegue “Il sistema previdenziale ed economico italiano non può attingere alle tasche dei 5 milioni di italiani che, in servizio o in pensione, pagano da soli il 60% dell’Irpef. Mentre tutti gli altri sono quasi interamente assistiti. La sostenibilità sta nel recupero deciso dell’evasione, che ormai viaggia a circa 100 miliardi ogni anno. E non può esserci sostenibilità senza l’ampliamento della base contributiva e assicurativa attraverso investimenti che favoriscano i lavoratori stranieri, l’aumento delle nascite, l’estensione del lavoro femminile, retribuzioni più alte, il rientro dei giovani dall’estero e un’istruzione di qualità.  Oggi quindi siamo qui – conclude il Presidente – per dire basta a interventi iniqui e lanciare una petizione in difesa delle pensioni del ceto medio che spinga il Governo ad adottare provvedimenti strutturali e lungimiranti per una visione di Paese più equa e giusta”.

Brambilla: basta trasferire risorse dalle pensioni all’assistenza

“Da ormai troppi anni stiamo assistendo a una deformazione del sistema previdenziale italiano che, progressivamente, trasferisce risorse dalle pensioni all’assistenza”, ricorda Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari previdenziali. “E gli interventi sulla perequazione automatica, vale a dire il meccanismo che consente di adeguare le pensioni all’inflazione, ne sono una riprova: negli ultimi vent’anni si sono susseguiti svariati provvedimenti, spesso perfino in contraddizione tra loro ma, in linea di massima, accumunati dal principio secondo il quale le pensioni di importo superiore tendono a subire un meccanismo sfavorevole. Con il risultato di penalizzare proprio quella fascia di pensionati che, nel corso della propria vita attiva, ha dichiarato redditi pari o superiori a 35mila euro e versato contributi e imposte pari appunto a oltre il 60% dell’IRPEF totale, oltre ai contributi sociali e alle imposte dirette».