Mario Draghi sullo sfondo e in primo piano il suo predecessore Giuseppe Conte
Buon senso, d’abord. Chi si aspettava che Mario Draghi scendesse in campo a miracol mostrare, è rimasto forse (a torto o a ragione, dipende dai punti di vista) deluso, ma certo non può negare che l’operato di questo premier, chiamato al capezzale del Paese dopo la non-gestione del governo precedente, non sia improntato al buon senso, alla razionalità, a un approccio più realista del re rispetto ad un’Italia sotto tanti aspetti incorreggibile e sotto altri somigliante più a una foresta pietrificata di diritti acquisiti che a una Nazione dinamica, moderna, propensa al cambiamento.

Draghi/1. «Non ha senso chiudere la scuola prima di tutto il resto»

Prendiamo la conferenza stampa di stasera. Prima voce, la scuola. Quella su cui, non va dimenticato, era entrato in crisi l’esecutivo Conte – 6 mesi di tempo, tra il primo lockdown e la seconda ondata autunno 2020, e 3 miliardi buttati via alle ortiche per i banchi a rotelle – e che tocca pesantemente la pancia degli italiani perché ha a che fare con i figli, con l’educazione, con le difficoltà di gestione familiare e, last but not least, con la corporazione degli insegnanti, forse non la più potente, di certo non la meno bellicosa. Ecco, Mario Draghi, dopo aver difeso la scelta di voler evitare a tutti i costi il ricorso generalizzato alla didattica a distanza e ammesso che «probabilmente ci sarà un aumento delle classi in Dad», ha aggiunto giusto due o tre cose: «Ai ragazzi si chiede di stare a casa, poi fanno sport tutto il pomeriggio e vanno in pizzeria? Non ha senso chiudere la scuola prima di tutto il resto. Ma se chiudiamo tutto torniamo all’anno scorso e non ci sono i motivi per farlo».
Punto, fine della storia. Come si fa a dargli torto? Nel 2020 le scuole erano state le prime strutture a essere chiuse a seguito della primissima ondata e le ultime a riaprire ma nessuno, né l’allora presidente Conte né la sua improbabile ministra dell’Istruzione, Azzolina, avevano mai spiegato davvero i motivi né soprattutto avevano mai giustificato perché, per converso, era stato consentito ad esempio al campionato di calcio di continuare bellamente a essere disputato.

Draghi/2. «Problemi derivano da no Vax. Terapie intensive occupate dai 2/3 da loro»

Seconda voce, i no Vax. Anche su questo tema, assai a rischio, il Presidente del Consiglio invece che profondersi in bizantinismi e congetture medico-scientifiche, ha detto chiaro e tondo: «Gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati. Ora la circolazione del virus mette di nuovo sotto pressione i nostri ospedali, soprattutto per l’effetto sulla popolazione non vaccinata. L’obbligo dei vaccini per gli over 50 lo abbiamo fatto sulla base dei dati, essenzialmente, che ci dicono che chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi. Le terapie intensive sono occupate per i due terzi dai non vaccinati». Un discorso da far invidia ai sillogismi aristotelici.
Punto e stop. Senza tante storie, né scuse, né sermoni o cerchiobottismi, Draghi ha detto pane al pane e vino al vino: “andate a vaccinarvi perché gli effetti più drammatici di questa apocalisse-Omicron ricadono su chi ancora non l’ha fatto e da lì su tutti gli altri, a catena”. Si può contestare qualcosa? Difficile, e di sicuro non nel merito dell’asserzione.

Draghi/3. «Sui provvedimenti cruciali, unanimità è importante. Governo mai ostacolato dalle divergenze»

Terzo argomento, le difficoltà della maggioranza. Quelle evidenti, che a molti analisti fanno dire: «Draghi non decide più, Draghi è condizionato dai partiti, Draghi pensa alla corsa al Colle». Bene, chi voleva risposte è stato servito. Anche qui – e la memoria non può non andare al suono metasemantico dei discorsi stile “il lonfo non vaterca né gluisce” di contiana memoria – senza tanti giri di parole: «Non occorre cercare la mediazione a tutti i costi ma per alcuni provvedimenti importanti è molto importante l’unanimità e che il risultato della mediazione abbia senso. Per il resto è chiaro che le divergenze e le diversità di opinioni non hanno mai ostacolato l’azione di governo. Dicono che Draghi non decide più? – ha aggiunto – Qui dimostriamo che la scuola resta aperta, è una priorità, non era il modo in cui questo tema è stato affrontato in passato».
Punto. Game over. Sarà perfettibile, carente sotto qualche aspetto, discutibile sotto altri, non c’è dubbio, ma questo premier, questo governo, una linea ce l’hanno. Quella del buon senso. E scusate se è poco, di questi tempi.