Carlos Tavares

L’emergenza bellica ha fatto passare in secondo piano la difficile e complessa transizione che sta attraversando il mondo dell’auto. Ma la rivoluzione, in silenzio, è andata avanti sotto la pressione di regole, innovazioni tecnologiche e problematiche geopolitiche inedite e, per certi versi, imprevedibili. Oggi, infine, il conflitto ucraino promette di accelerare il fenomeno di trasformazione dell’industria. Vediamo come.   

Utilitarie addio. Il modello simbolo dell’emancipazione sociale delle masse nel Ventesimo secolo è ormai in crisi. Alcuni esempi: Volkswagen annuncia che non sostituirà a fine ciclo la Up!, a suo tempo affidata a Luca De Meo, l’enfant prodige ex Fiat oggi alla guida di Renault. Proprio lui, che a suo tempo convinse Marchionne a rilanciare la 500, ha deciso che la Régie francese dovrà rinunciare ad uno dei suoi must, la Clio. La ragione? Costa troppo adeguare l’utilitaria ai regolamenti imposti dalle autorità ai nuovi modelli.

– La pensa allo stesso modo Carlos Tavares che ha già rinunciato a suo tempo a Karl e Adam, le “piccole” di Opel e non fa mistero di pensare per Stellantis a modelli futuri capaci di spremere valore aggiunto con un abbondante impiego di App e di strumenti digitali. Strumenti preziosi, ma troppo costosi per le classi medio-basse, impoverite dalla crisi e dall’incertezza del futuro. L’auto, simbolo degli anni del boom e del benessere, ormai costa troppo.

Si torna indietro di un secolo, insomma, prima della rivoluzione di Henry Ford o, per rifarci a casa nostra, quella della Fiat anni Sessanta, simbolo dell’emancipazione di colletti bianchi e blu.

– Il fenomeno è stato accelerato dai fulmini della guerra. L’aumento delle materie prime oggi necessarie per la produzione delle batterie Ev (nickel, cobalto, litio, eccetera) ha annullato gli sforzi per produrre entro tempi medi vetture elettriche sotto i 20 mila euro. Non ci riuscirà Volkswagen, per giunta alle prese con i problemi al suo ciclo produttivo dalle disgrazie delle sue fabbriche ucraine. Ci rinuncerà probabilmente anche la Cina.

– Le case automobilistiche hanno già corretto il tiro: nel futuro si venderanno meno auto (specie in Europa) che costeranno di più. Per evitare un tracollo del mercato (e dell’occupazione) gli Stati dovranno metter mano al portafoglio e caricarsi una parte degli oneri. La rivoluzione, infatti, impatterà sulla produzione ma anche sugli altri aspetti del ciclo del prodotto: tempo pochi anni (o mesi) e le auto si venderanno in pratica solo online dopo un rapido dialogo con un robot- advisor.  

– L’auto si avvia ad essere un modello di lusso a cui accedere a rate. Prima si compra il modello base, poi lo si arricchisce con dotazioni affittate o comprate volta per volta, come le App di un telefonino. Con l’obiettivo di creare un rapporto di dipendenza destinato a durare per l’intera esistenza. Grazie anche alla trasformazione dell’auto in una seconda casa mobile, in prospettiva a guida autonoma per consentire alle famiglie, guidatore compreso, di giocare o vivere spettacoli in 3 D (o nel metaverso) con un grado di fedeltà molto superiore a quello oggi consentito dagli smartphone.

Fin qui la visione “pacifica” di un mondo che, tra tensioni sociali e politiche, si avvia verso la soluzione dei problemi della mobilità individuale e collettiva assieme a quelli, ancor più gravi, dell’ambiente. Ma è probabile che la transizione verrà accelerata e fortemente condizionata dagli eventi geopolitici. Non è difficile immaginare che i cento miliardi di euro che la Germania si accinge ad investire nella Difesa condizioneranno le prossime mosse dei colossi dell’auto tedesca o franco italiana. E così, se per le strade correrà qualche Twingo o Panda in meno, ci sarà probabilmente un carro armato in più. Tenetene conto al momento di investire.