Il Fondo monetario internazionale ha aumentato la sua proiezione sul ritmo dell’inflazione in tutto il mondo al 5,8% per il prossimo anno, rispetto al 5,2% di tre mesi fa, mentre si riducono anche le previsioni per la crescita economica nel 2024.
Nella maggior parte dei paesi, l’Fmi prevede che l’inflazione rimanga al di sopra degli obiettivi della banca centrale fino almeno al 2025. Le banche centrali delle principali economie, tra cui Fed e Bce, hanno alzato i tassi di interesse in modo aggressivo per frenare l’inflazione folle che aveva raggiunto l’8,7% a livello globale nel 2022.
L’impennata è stata stimolata da vari fattori tra cui ricordiamo la crisi energetica dovuta alla guerra, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute alla pandemia di coronavirus, stimoli delle stesse banche centrali in risposta al lockdown, le interruzioni alimentari derivanti dall’invasione russa dell’Ucraina, i tagli dell’Opec+ e molto altro ancora.
Il Fmi alzando le previsioni sull’inflazione globale per il prossimo anno, ha chiesto alle banche centrali di mantenere una politica restrittiva fino a quando non ci sarà un allentamento duraturo delle pressioni sui prezzi al consumo. Ma tassi più alti frenano la crescita e quindi se parliamo di crescita come siamo messi?
Il fondo prevede una crescita globale del 2,9% per il 2024, in calo dello 0,1% rispetto alle previsioni di luglio e al di sotto della media del 3,8% dei due decenni precedenti la pandemia. Le sue previsioni per il 2023 restano invariate al 3%.
Il fondo avverte che le prospettive a medio termine di crescita economica si sono indebolite, ma sono relativamente stabili e vede maggiori probabilità che le banche centrali possano domare l’inflazione senza mandare il mondo in una profonda recessione, anche se con differenze significative che possiamo vedere nella prossima tabella.
La stima di crescita per l’area euro è stata tagliata, allo 0,7% nel 2023 da una precedente stima dello 0,9%, e all’1,2% nel 2024 da una precedente previsione dell’1,5%.
Impattata anche l’Italia con una revisione rispettivamente del -0,4% per il 2023 e del -0,2% nel 2024.
La Germania che ha visto una contrazione più di quanto precedentemente previsto a causa della debolezza dei settori sensibili ai tassi di interesse e del rallentamento della domanda dei partner commerciali.
La Francia, ha rivisto le sue previsioni dopo che si è verificato un recupero della produzione industriale e la domanda esterna ha sovraperformato nella prima metà del 2023.
Le prospettive di crescita del Regno Unito per il prossimo anno sono state ridotte dall’1 allo 0,6%, riflettendo le politiche monetarie più restrittive volte a contenere l’inflazione ancora elevata e gli impatti persistenti dello shock derivante dagli alti prezzi dell’energia.
Il Fmi ha aumentato le previsioni di crescita del Giappone per quest’anno al 2% rispetto all’1,4%, sostenuta dall’impennata del turismo, dalle politiche accomodanti e da una ripresa delle esportazioni automobilistiche che in precedenza erano frenate dalla catena di approvvigionamento.
Anche le previsioni di crescita per la Cina, sono state ridotte al 5% da una stima del 5,2% per il 2023 e al 4,2% dal 4,5% nel 2024. L’economia cinese sta perdendo slancio, con investimenti immobiliari e prezzi delle case che mettono in pericolo le entrate pubbliche derivanti dalla vendita dei terreni, nonché la debole fiducia dei consumatori e la mancata forte ripresa che tutti si attendevano dalla riapertura post pandemia.
Il Fondo monetario internazionale ha anche ripetutamente messo in guardia contro la frammentazione dell’economia globale e la sua rottura in blocchi geopolitici, riferendosi probabilmente alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, nonché della Russia, della formazione dei Brics e delle tensioni in Medioriente.
















