C’era una volta l’assegno bancario. E c’è ancora. La notizia che Intesa ha deciso di toglierlo ad alcuni clienti ha riportato l’attenzione su un mezzo di pagamento che nell’epoca del digitale sembrava quasi scomparso. Anche se l’uso si è dimezzato, si è passati dai 67429 assegni staccati nel 2018 ai 36921 del 2021 (-45%2), secondo i dati di Banca d’Italia elaborati da Fabi, sono molte le categorie professionali che lo utilizzano. La stessa Intesa ha 13 milioni di clienti, ma l’ha tolto a pochissime migliaia. In realtà ancora moltissime micro e piccole imprese utilizzano assegni in settori e comparti tradizionali, come forma di garanzia. Ci sono fornitori con i cassetti pieni di postdatati, che a ogni tornata di bonifici a saldo vengono restituiti, o che, per rapporti consolidati, vengono cambiati e ridatati se c’è qualche ritardo. È una prassi e viene considerata ancora una forma tangibile di impegno al rispetto delle obbligazioni assunte. Sono assegni che non saranno mai incassati e che poi vengono annullati in banca.
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La fiducia delle banche verso chi usa l’assegno bancario
Il fatto stesso di poter consegnare assegni postdatati fa ritenere il debitore come un soggetto che in banca non ha problemi. In alcune delle banche più vecchie, o in alcune piccole banche, ci sono i prenditori di titoli che portano i loro pacchi di postdatati, il direttore li “piazza” in cassaforte, perché vengono ancora “scontati”, anche se con forme di affidamento non direttamente collegate a quei titoli (un esempio è il cosiddetto anticipo commerciale); poi, a incasso avvenuto, vengono riconsegnati o oppure vengono bancati per l’incasso previsto.
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Cresce la quantità di bonifici e pagamenti bancomat
Che gli italiani siano più indirizzati verso l’uso di bonifici e pagamenti bancomat è una fatto assodato. Dal 2018 al 2021 infatti i bonifici sono passati da 739.157.000 a 850.752.000 con un incremento del 15,%, ma il totale dell’importo ha subito una drastica riduzione da 3.871.032.000 a 3.517.668.000 con un crollo del 9,1%. I pagamenti bancomat hanno subito infatti un incremento sia di numero che di valore. Si è passati 1.161.442.000 a 1.669.921.000 con un incremento del 43,8% e anche in valore assoluto si è registrato un aumento del 22,8%.
















